
«La questione Torino, una metropoli malata di estremismo antigovernativo che finisce per ritrovarsi sequestrata da un manipolo di incappucciati, finora trattati con benevolenza suicida….
A Torino si manifesta, si assalta e si menano gli agenti in nome di Hannoun, dell’imam di San Salvario, di un immobile occupato abusivamente come Askatasuna….» (cioè in nome della difesa di reati).
«Quello che il primo cittadino si ostina a non vedere va evidenziato dall'”altra Torino”: quella che si è stancata di devastazioni e ferimenti nel nome di anarchici ed estremisti islamici vicini ad Hamas. ….
È ora di contarsi per dire basta, ma sulla base del buon senso più che delle simpatie di partito. Già 45 anni fa, il 14 ottobre 1980, Torino scosse un Paese annichilito dal terrorismo e dalla violenza nelle fabbriche con la marcia dei 40mila.
Non solo dipendenti Fiat che chiedevano di ritornare al lavoro dopo i picchettaggi, ma una borghesia stanca di subire la dittatura di esaltati e prepotenti. Quella fiumana di gente che sfilava silente quasi imbarazzata cambiò la storia dell’Italia.
E’ la sintesi di un articolo di Gabriele Barberi su “il Giornale”. Esprime plasticamente quelle che io ho definito, nel mio commento su Torino, i miei timori che si possano “innescare risposte inaccettabili ma difficili da evitare”.
Spero non si voglia semplificare tutto dando del “fascista” a questo articolo ed alla denuncia di stanchezza che c’è dietro.
Cresce un malumore nella sempiterna “maggioranza silenziosa” che è sempre più come un magma: può eruttare e persino esplodere.
Non valutarlo equivarrebbe a scegliere la strada più comoda per reagire e si metterebbe in evidenza la pochezza di idee per una politica alternativa e di alternative.





