
La strategia di Giorgia Meloni e del Governo di un rapporto sempre più stretto con i Paesi balcanici occidentali, ovviamente del tutto ridotta a propaganda di cortile da una sinistra ormai priva di visione, tende a mettere in atto un’alleanza adriatica che, anche nella prospettiva di un allargamento dell’Unione Europea, sposta il baricentro europeo a sud sul mare e, al contempo, fa dell’Italia un partner non predatorio ma rassicurante per Paesi che nel loro insieme (Grecia esclusa) contano 23 milioni di abitanti.
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PAESE |
POPOLAZIONE IN MILIONI |
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ALBANIA |
2,812 |
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KOSOVO |
1,783 |
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BOSNIA |
3,271 |
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MONTENEGRO |
0,619 |
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SERBIA |
6,834 |
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SLOVENIA |
2,108 |
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CROAZIA |
3,899 |
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MACEDONIA |
2,065 |
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TOTALE |
23,391 |
Ai Paesi balcanici occidentali (ai quali va aggiunta la Grecia, con 10,6 milioni di abitanti), devono poi essere accostati quelli orientali: Romania, Bulgaria Moldova, che costituiscono un ponte verso il Mar Nero.
Gli attuali membri europei della Nato sono: Belgio, Bulgaria, Canada, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovenia, Slovacchia, Spagna, Stati Uniti, Turchia, Ungheria.
Ad essi vanno aggiunti i membri associati: Albania, Armenia, Austria, Azerbaijan, Croazia, ex Repubblica iugoslava di Macedonia, Federazione russa, Finlandia, Georgia, Moldova, Svezia, Svizzera, Ucraina.
Vediamo ora i Paesi che fanno parte dell’Unione Europea.
Da marzo 2020 l’Unione europea conta 27 Stati membri: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria.
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PAESE |
NATO |
ASSOCIATO NATO |
UNIONE EUROPEA |
RICHIEDENTI ENTRATA UE |
BASI AMERICANE |
MISSIONE NATO |
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ALBANIA |
X |
X |
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KOSOVO |
X |
3.500 UOMINI – CAMP BONDESTEEL |
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BOSNIA |
X |
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MONTENEGRO |
X |
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SERBIA |
X |
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SLOVENIA |
X |
X |
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CROAZIA |
X |
X |
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MACEDONIA |
X |
X |
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GRECIA |
X |
X |
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BULGARIA |
X |
X |
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ROMANIA |
X |
X |
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MOLDOVA |
X |
La strategia di costruzione di rapporti di partenariato con gli Stati balcanici ha, per il nostro Paese, un’enorme importanza economica e geostrategica.
Infatti i Paesi dell’Alleanza Atlantica vegliano sui cieli delle nazioni più piccole dell’area: lo spazio aereo sloveno è protetto da Italia e Ungheria, quello di Albania e Montenegro da Grecia e Italia e quello della Macedonia del Nord dalla sola Italia.
Come di vede l’Italia ha un compito di primo piano nella difesa dei paesi balcanici occidentali.
La Divisione Multinazionale Sud Est in Romania, stabilita nel 2015 sotto la guida operativa dell’Allied Joint Force Command di Lago Patria, a Napoli.
In Kosovo, operano circa 3.500 militari, nel quadro della missione di peacekeeping della Nato.
Camp Bondsteel è la più grande base americana costruita all’estero dai tempi del Vietnam.
Il Comando per le operazioni speciali in Europa degli Stati Uniti (SOCEUR) aprirà un quartier generale avanzato in Albania su base rotazionale.
L’annuncio è stato dato a gennaio dello scorso anno dal primo ministro albanese Edi Rama. SOCEUR, con sede a Stoccarda, in Germania, ha affermato sul suo sito web che la base in Albania fornirebbe un maggiore coordinamento con gli alleati albanesi, un importante accesso agli snodi dei trasporti nei Balcani e una maggiore flessibilità logistica. L’Albania è diventata membro dell’alleanza militare Nato nel 2009. L’esercito albanese ha collaborato con l’esercito americano dal 2000 come peacekeeper in Bosnia.
La collaborazione con la Nato consiste nel realizzare una base navale nei pressi di Durazzo, per destinarla ad offrire supporto logistico e militare alle operazioni della Nato nel Mediterraneo.
L’area prescelta è quella di Porto Romano e la realizzazione dell’installazione dovrebbe essere cofinanziata dall’Albania e dal Patto Atlantico.
Secondo la proposta del premier albanese, la realizzazione della base militare nel porto marittimo sarebbe a carico della Nato mentre dell’area commerciale si occuperebbe Tirana. Grazie all’ampliamento di quest’ultima, il nuovo porto mercantile di Durazzo diventerebbe il più importante del paese.
Già a maggio 2022 Rama ha offerto all’Alleanza Atlantica l’utilizzo della base navale di Pashaliman, che si trova 180 km a sud della capitale. L’installazione, che Tirana si è impegnata ad ampliare ed ammodernare, è stata costruita negli anni ’50 nel quadro della cooperazione militare con l’Unione Sovietica.
La Nato ha avviato dall’inizio del 2022 i lavori per potenziare la base aerea di Kuçovë, 85 km a sud di Tirana, in modo che possa essere utilizzata dai caccia dell’Alleanza.
Di fatto Tirana si candida a costituire un avamposto della Nato in grado di contenere le influenze di Mosca e Pechino su alcuni paesi dell’area come la Serbia, supportando al tempo stesso il processo di cooptazione nell’Alleanza di nuovi paesi dell’area come la Bosnia-Erzegovina e il Kosovo, dopo l’ingresso della Macedonia del Nord.
In Italia le basi Nato sono ufficialmente 120. Si sospetta, però, che siano in totale 140, 20 sarebbero coperte da segreto. Il nostro Paese ospita 13.000 soldati americani. La più importante base dell’Alleanza Atlantica è a Sigonella, nella piana di Catania, dove vi è l’aeroporto della Us Navy nel Mediterraneo, ma in tutta l’isola ci sono altre postazioni della Nato.

L’Italia è anche la sede della VI Flotta americana, che conta all’incirca 15 mila uomini, è stanziata principalmente nel Mediterraneo, ma è operativa anche nell’Atlantico occidentale, nei mari circostanti l’Africa e nei Mari del Nord.
La base della Sesta Flotta è la Naval Support Activity Naples di Napoli, dove si trova anche il Comando della Unityed States navala Forces Europe, da cui dipende.
L’Italia, dunque, per le sue caratteristiche geofisiche e per la presenza di basi Nato e Usa, si pone come naturale punto di riferimento per la sicurezza dei Paesi balcanici aderenti a Nato e Ue.
In particolare, data la propensione albanese a candidarsi a costituire un avamposto della Nato in grado di contenere le influenze di Mosca e Pechino, i rapporti con Tirana sono più che mai importanti.
Stringere nuovi e più solidi rapporti con i Paesi balcanici ha un’importanza strategica di contenimento della Cina, la quale, come dimostra il rapporto Mapping China’s rise in the Western Balkans, di Vladimir Shopov, ha interessi con Albania, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia.
https://ecfr.eu/special/china-balkans/
Vladimir Shopov scrive che “l’emergere della Cina come potenza nei Balcani occidentali nell’ultimo decennio è tra gli sviluppi geopolitici più significativi in Europa. Nell’ambito degli ampi sforzi di internazionalizzazione di Pechino per espandere la propria presenza globale, il Paese ha lavorato per migliorare la propria posizione in diversi settori chiave, come l’energia e le infrastrutture. Inoltre, negli ultimi anni abbiamo assistito sia ad un’espansione che ad un ampliamento di attività che vanno oltre l’economia e oltre l’interazione con le istituzioni statali. Ora c’è un maggiore impegno cinese nella cultura, nel mondo accademico, nell’istruzione, nei media e persino con una serie di partiti politici e di governo locale”.
La Cina tenta di posizionarsi e radicarsi nella regione, soprattutto in settori chiave, come l’energia e le infrastrutture.
La politica di Pechino crea una “trappola del debito”. Il Montenegro attualmente si trova in una trappola di questo tipo, con un rapporto debito/PIL di quasi il 100%, di cui oltre la metà dovuta alla Cina.
“È importante sottolineare – scrive sempre Vladimir Shopov – che la crescente presenza della Cina nella regione e la crescente concorrenza geopolitica hanno portato l’Occidente a rispondere con un crescente sostegno all’espansione dell’UE e della Nato, sostegno alle infrastrutture e sforzi per approfondire la cooperazione con gli stati dei Balcani occidentali in settori quali le infrastrutture critiche e la sicurezza”.
L’attivismo di Giorgia Meloni e del Governo italiano va visto in questa prospettiva, sicuramente, ma anche in ragione dei dati economici.
I dati del primo semestre del 2022 ci dicono che gli scambi commerciali tra Italia e area balcanica valgono 16,2 miliardi di euro, in crescita del 50,2% rispetto ai 10,8 miliardi dello stesso periodo del 2021.
La Comunità Adriatica (Italia, Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia del Nord, Kosovo e Albania) rappresenta, pertanto, un’importante area di proiezione degli interessi commerciali e geostrategici del nostro Paese.





