Home Economia e finanza STELLANTIS, ALTRO CHE RIVOLUZIONE

STELLANTIS, ALTRO CHE RIVOLUZIONE

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di Carlo Di Stanislao
 
Se rivolgiamo la nostra attenzione all’uomo come all’unico fine che conti davvero, la critica decisiva da rivolgere al capitalismo non riguarda tanto la miseria che esso produce a livello meramente economico, poiché sembra proprio che il capitalismo sia in grado di attenuare e gestire tale miseria. La critica deve invece riguardare il modo in cui questo sistema produttivo, questo modo di produzione e di consumo, questo tipo di organizzazione sociale, agisce sulla psiche, sulla vita, sui sentimenti dell’uomo, e sull’immagine che egli ha di sé. La teoria socialista non solo non ha criticato il capitalismo sotto questo aspetto decisivo, ma non ha neppure elaborato un’idea chiara di quello che il socialismo potrebbe e dovrebbe essere al di là di un puro e semplice miglioramento del modo di funzionare dell’economia. Secondo me, questa è una delle principali cause della sconfitta del socialismo negli Stati Uniti e in Europa. I socialisti hanno fatto appello solo agli interessi economici, ignorando il fatto che l’uomo ha interessi ideali e che il suo bisogno di un quadro di riferimento e di un oggetto di devozione è grande, forse addirittura più forte dei suoi interessi puramente economici”
Eric Fromm, I cosiddetti sani, 1991
 
Alla faccia del nuovo corso “italiano” strombazzato dal giorno dell’addio di Carlos Tavares, Stellantis muove altrove la prima pedina. Il gruppo franco-italiano ha raggiunto un accordo con la cinese Catl per investire fino a 4,1 miliardi di euro in una joint venture con l’obiettivo di costruire un impianto europeo di batterie al litio ferro fosfato su larga scala a Saragozza.
 
Stellantis afferma in una nota che questo obbiettivo non è in  contrasto con quello fermato a Termoli nell’ambito del consorzio Acc con Mercedes-Benz e Total. Anzi, “lo integra” perché le batterie prodotte in Spagna saranno per auto di piccola dimensione mentre nel futuro impianto molisano saranno per vetture grandi. 
 
L’impianto spagnolo – una joint venture tra Stellantis e i cinesi – potrebbe raggiungere una capacità di 50 GWh, a seconda dell’evoluzione del mercato elettrico in Europa e del sostegno delle autorità in Spagna e dell’Unione Europea.
 
Ora, mentre Stellantis-Catl investono in Spagna, il consorzio che vede proprio Stellantis capofila assicura che “confermerà i piani per le gigafactory nel corso del primo semestre 2025″. 
 
Acc spiega che “sta valutando una potenziale diversificazione del portafoglio chimico per consolidare la propria leadership nella chimica per l’energia media-alta”. In questa fase Acc è concentrata “sull’ulteriore miglioramento delle operazioni di produzione e sull’ottimizzazione dei costi presso la sua gigafactory di Billy-Berclau/Douvrin”, dove si va verso il raddoppio con una linea per batterie di alta gamma con un finanziamento di 1 miliardo di euro. Termoli quindi si farà, ma… chissà quando.
 
Non sappiamo se nel Consiglio di Amministrazione di Stellantis, presieduto da John Elkann, sia stato aperto ufficialmente un fascicolo dal titolo “Operazione simpatia”, ma è chiaro che un cambio di passo in questo senso è diventato una priorità strategica. Una priorità che passa anche dalla scelta dei manager chiave, e tra loro c’è una figura di cui sentiremo parlare sempre più spesso nei prossimi mesi: Jean-Philippe Imparato.
 
Imparato, ora Chief Operating Officer per l’Europa, era l’uomo di fiducia di Tavares, ma ne rappresenta allo stesso tempo un’antitesi. Con il suo sorriso caloroso e simpatico e un approccio che punta più al dialogo che al comando autoritario, potrebbe davvero determinare il cambiamento di stile di cui Stellantis ha bisogno. Tanto all’interno quanto all’esterno.
Ma le prime mosse non sembrano annunciare alcun cambiamento.
 
Atessa, dove si produce il Ducato, ha comunicato ai sindacati che subito dopo la chiusura per le festività ci sarà altra cassa integrazione. Dal 7 al 19 gennaio, fino a 1.500 dipendenti dello stabilimento verranno collocati in cig. Il 2025, insomma, continua  con il piede sbagliato e non solo nel sito abruzzese.
 
E pensare che per sei mesi in Val di Sangro la produzione era andata a gonfie vele. La fabbrica era stata l’unica, insieme a Pomigliano d’Arco, a far segnare un aumento dei volumi tra gennaio e giugno: erano stati assemblati 117mila furgoni, il 2% in più rispetto allo stesso periodo del 2023. Poi la brusca inversione di tendenza con terzo trimestre negativo, condito da massicce dosi di cassa integrazione continuate anche nell’ultimo spicchio dell’anno. Il calo delle unità in uscita dalla fabbrica chietina sono stati così bruschi da spingere anche la Sangritana, l’operatore ferroviario pubblico (è controllato da Tua, società della Regione Abruzzo) che si occupa del trasporto dei Ducato, a chiedere gli ammortizzatori sociali per 92 dipendenti.
 
In attesa che i vertici del gruppo automobilistico svelino le carte sul “piano Italia” nell’incontro del 17 dicembre al Mimit, un vertice che il ministro Adolfo Urso continua a descrivere come decisivo e salvifico, la solfa non sembra essere cambiata. 
 
E investirà con ogni probabilità anche altre fabbriche. A iniziare da quella maggiormente in difficoltà, Mirafiori. L’impianto torinese è stato sostanzialmente fermo da settembre in poi. Una breve riapertura, poi la serrata a ottobre, una ventina di giorni di lavoro a novembre – turno unico, 170 vetture al giorno prodotte – e un altro fermo delle carrozzerie da inizio dicembre al 7 gennaio. A fine anno il numero di 500 elettriche uscite dalle linee sarà oltre il 70% in meno di quante ne erano state prodotte nel 2023.

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