L’assenza di pensiero critico non permette l’analisi obiettiva e il dubbio attivo
Un mio caro amico, Massimo Sabatasso, mi ha indotto negli ultimi mesi a una profonda riflessione in merito ai social.
Platone, uno dei filosofi più importanti della cultura occidentale, disse:
«L’ignoranza è il seme di ogni male».
Viviamo in un’epoca dove non si legge più, si apprende dai social e dalla televisione. Ma la televisione e i social non producono ignoranza in modo automatico, agiscono come potenti amplificatori della passività intellettuale e della polarizzazione a causa dei loro modelli economici basati sull’attenzione.
Lo spettatore, o chi si informa solo dai social, subisce un flusso di informazioni unidirezionale che riduce lo stimolo alla rielaborazione attiva.
È così che produciamo ormai ignoranti funzionali.
Ma cosa significa?
L’ignoranza funzionale indica la condizione di chi sa leggere e scrivere ma non capisce bene i testi complessi, non sa fare calcoli semplici e fatica a usare queste capacità nella vita di tutti i giorni.
Manca di pensiero critico.
Manca, quindi, la capacità di analizzare, valutare e mettere in discussione le informazioni, anziché accettarle passivamente. Chi soffre di analfabetismo funzionale fatica a compiere questi passaggi logici.
Ma come reagisce il corpo umano?
Esempio.
Oggi ero affaccendato a far salire una mia vecchia macchina su un carro attrezzi.
Arriva una signora ben vestita, con una bella macchina nuova, e inizia a mostrare segni di insofferenza, perché la strada è temporaneamente bloccata.
Ecco.
La mancanza di pensiero critico influenza il corpo umano attraverso lo stress e le reazioni cerebrali primitive.
La mancanza di comprensione genera frustrazione.
Il corpo reagisce chimicamente come davanti a un pericolo fisico, aumentando l’aggressività.
La lettura e un’adeguata formazione all’utilizzo dei social e della televisione riattivano la teoria della mente; di conseguenza, viene riattivata la capacità di capire gli stati d’animo e i pensieri altrui, riducendo pregiudizi e l’intolleranza.
La televisione e i social hanno cambiato il nostro modo di vivere, portando ansia, distrazione e stress continuo e facendoci diventare, nei rapporti sociali, più simili alle bestie e non all’Homo sapiens.
Siamo ormai bel lontani da quel modello di uomo o donna che utilizza il pensiero astratto, l’immaginazione, la pianificazione o che consente di scambiare informazioni precise e raccontare storie misurate, frutto di una propria analisi o punto di vista.
Ormai, tutto è superficiale perché l’abbiamo letto sui social e/o perché l’abbiamo visto in televisione e subiamo passivamente le informazioni nella totale incapacità di pensiero critico.
Solo la lettura di libri, lo studio delle arti costituiscono quella potente attività capace di trasformare la mente e il corpo, agendo esattamente come un allenamento di resistenza.
Torniamo all’ignorante funzionale e a quello a cui oggi assistiamo nel mondo politico, sociale, economico e produttivo.
Perché io ho smesso di sperare che le cose cambino?
Perché l’orientamento della società continua a essere la superficialità che deriva dall’abbeverarsi di nozioni altrui.
Ma il nozionismo, che è il rifiuto e la mancanza di approfondimento, cosa genera?
Genera peggiocrazia, ignoranza, disorientamento e nichilismo.
E qui torno a Platone, che disse:
«Chi conosce davvero il bene agirà bene, chi compie il male lo fa perché non comprende realmente in che cosa consista il bene».
Grazie Massimo per avermi indotto a queste riflessioni e a questi approfondimenti.





