
di Giulio Galetti
La guerra lampo (11 giorni) che ha esautorato 56 anni di regime in Siria, ha provocato un drastico ribaltamento geopolitico dove a incassarne il risultato c’è sicuramente Israele, che capitalizza lo sventramento del “Fronte di Resistenza” guidato dall’Iran.
Khameini aveva stabilito solide radici all’interno della Siria con la convinta partecipazione di Assad e della minoranza alawita.
Descrivere il disappunto patito da Khamenei per la perdita del Libano e della Siria non è proprio possibile. Due botte fatali nell’arco di un mese e poco più. Un disappunto feroce che si evince dalle sue dichiarazioni di ieri, che mirano a descrivere la debacle siriana come opera di USA e Israele, ignorando del tutto il vero protagonista di questo Blitz, ovvero Erdogan.
Il novello sultano turco, non ha mai ha digerito la sconfitta patita dei sunniti (75% della popolazione) al tempo della guerra civile siriana nel 2012, e ha pazientemente organizzato una resistenza nel nord del paese che è sfociata, dodici anni dopo, nella presa di Damasco, forte di una esercito di 50.000 uomini ottimamente armati e addestrati.
Il governo di Netanyahu ha occupato la zona cuscinetto ai margini delle Alture del Golan, temporaneamente, per garantire la sicurezza del confine, come si affretta a dichiarare il ministro della Difesa Katz. “L’intento è quello di dissuadere da qualsiasi minaccia terroristica verso Israele” le sue testuali parole.
Contemporaneamente, la distruzione dell’arsenale siriano (80%) ancora in costante progressione ad opera dell’aviazione israeliana, elimina ogni residua capacità offensiva della Siria, e soprattutto taglia le gambe in modo definitivo ai rifornimenti destinati ad Hezbollah e a ciò che rimane di Hamas.
Il tutto si accompagna agli attacchi realizzati dalla marina e dall’intelligence israeliana contro obiettivi militari e strategici affinché «l’equipaggiamento strategico non cada in mani sbagliate».
Tel Aviv ha festeggiato la fine del regime di Al-Assad, ma sa bene che un governo radicale jihadista e sunnita alle porte, non è incline a garantire l’esistenza dello Stato di Israele, anche se non mette la cacciata degli ebrei “DAL FIUME AL MARE” come obiettivo primario, a differenza del “Fronte della Resistenza” sostenuto dai pretoni di Teheran.
Solo la sottoscrizione dei “Patti Abramo” potrà disinnescare la polveriera mediorientale. I colloqui tra Israele, Egitto, Giordania, Emirati e soprattutto, Arabia Saudita, sono ripresi dopo la lunga pausa seguente al 7 Ottobre 2023.
Ora la Repubblica Islamica d’Iran è rimasta sola, isolata dagli altri stati musulmani, ed è arrivato il momento di renderla marginale e ininfluente. Chi vuole la pace o quantomeno un cessate il fuoco si deve augurare che Abramo, e i suoi patti, prevalga.





