Gramsci insegna: sono fascisti travestiti da antifascisti
Per capire chi sono gli adepti del “ruba la penna” e del “fischietto rosa”, ai quali la sinistra regressista guarda con benevola accondiscendenza e connivente protezione, è utile tornare alle analisi di Gramsci e di Marx ed Engels, così usiamo la lingua e i concetti originari di quella che fu la sinistra.
Siamo in presenza di un fenomeno di regressione politica che blatera di antifascismo essendo l’impasto fascista di un borghesume debosciato, associato al Lumpenproletariat.
Mettiamo questi figuri che si pensano democratici, di sinistra, progressisti e antifascisti davanti ad uno specchio gramsciano e si scopriranno essere né più né meno quel popolo delle scimmie del quale scriveva Antonio Gramsci.
Avvertenza agli intellettuali della sinistra regressista. Antonio Gramsci non è un intellettuale finanziato dal ministro della cultura e dello spettacolo di Giorgia Meloni (è morto il 27 aprile 1937), come Wagner, con buona pace di certi storici della sinistra progressista vattelapesca, non è stato finanziato da Hitler.
Nota per i naviganti: gli intellettuali della sinistra regressista hanno sempre ragione, anche quando dicono fesserie.
“Il popolo delle scimmie” è il titolo di un famoso articolo di Antonio Gramsci pubblicato su: L’Ordine Nuovo il 12 giugno 1921. Si riferisce proprio ai piccoli borghesi (la piccola borghesia) che, secondo lui, costituivano il nerbo del nascente fascismo.
Gramsci usa l’immagine del “popolo delle scimmie” (Bandar-log) dal Libro della giungla di Rudyard Kipling: scimmie vanitose, chiassose, che si credono superiori a tutti gli altri animali della giungla, dotate di intelligenza, intuizione storica, spirito rivoluzionario e sapienza di governo, ma in realtà disorganizzate, incapaci di creare storia, corrotte e pronte a passare da un padrone all’altro.
Nella sua analisi Gramsci raggruppa un insieme di personaggi che si sono arricchiti o illusi durante la guerra e la crisi post-bellica e sono diventati dei delusi dal parlamentarismo liberale (visto come corrotto), si sono ribellati diventando degli anti-parlamentare che cercano di “corrompere la piazza” con violenza squadrista.
Il popolo delle scimmie serviva da strumento alla grande borghesia e al capitalismo per schiacciare il movimento operaio, ma rimaneva isterico, vanitoso e incapace di un progetto storico autonomo.
Capito? Isterico, vanitoso. Non vi fischiano le orecchie in rosa?
Gramsci analizza il fascismo non come semplice reazione padronale, ma come fenomeno di massa radicato nella crisi della piccola borghesia italiana.
Esiste anche una raccolta di suoi scritti sul fascismo intitolata proprio “Il popolo delle scimmie” (Einaudi, a cura di Marco Revelli).
Gramsci tratta il Lumpenproletariat in modo marginale, ma significativo, soprattutto nei Quaderni del carcere, riprendendo e contestualizzando il concetto marxiano di Marx ed Engels, i quali usano il termine Lumpenproletariat (proletariato straccione o “lumpen”) per indicare lo strato più decomposto e marginale della società. Lo vedono come un sotto-proletariato privo di coscienza di classe, spesso reazionario o manipolabile dalle classi dominanti.
Fatta questa necessaria lunga premessa, arriviamo alla cronaca. I genovesi, nonostante i fascisti travestiti da antifascisti, hanno accolto con un abbraccio gli alpini, ricordandosi che quando ci sono state le inondazioni, come quella del 2014, i primi ad arrivare a spalare il fango sono stati gli alpini della Protezione civile.
Non sono riusciti a spalare il fango che alberga nei cervelli privi di neuroni dei fascisti travestiti da antifascisti, ma hanno dato una mano ai genovesi, come l’hanno data in tutte le vicende dove sono arrivate disgrazie naturali.
Un alpino della sezione Germania, che era in giro per i vicoli con tre o quattro amici dello stesso gruppo, è stato circondato vicino al Porto Antico da alcuni ragazzi che gli hanno rubato la penna nera.
A raccontare l’episodio è stato lo stesso alpino sui social: “Siamo stati accerchiati da una ventina di ragazzi, tutti giovani e uno mi ha rubato la penna alpina ed è subito scappato. Ho cercato di raggiungerlo, ho visto dove l’ha messa, ma sono stato accerchiato da dei ragazzi, mi dicevano guerrafondaio. Alla fine ho deciso di andarmene, erano arrivati ad essere trenta o quaranta”.
Idioti? Anche. Ma soprattutto fascisti della stessa stirpe delle squadracce di Farinacci.
Sabato sulle pagine social di alcuni gruppi antagonisti era circolato un messaggio che invitava a partecipare al “gioco libero” chiamato “ruba la penna”, che prevede una gara a chi colleziona più penne nere, descrivendo gli alpini come coloro che “a Genova quotidianamente scortano e proteggono le ronde di carabinieri e sbirri nell’operazione strade sicure”.
Borghesucci debosciati, in alleanza con il Lumpenproletariat, cosa sono gli antagonisti se non questo? Cosa sono gli antagonisti se non i nipotini di Farinacci?
Cosa ne sanno questi idioti vestiti con i panni dello squadrista Farinacci di cosa fecero gli alpini, ad esempio, nel 2014, per Genova?

Uso una cronaca dell’epoca di Massimo Rossi, che si trova sul sito dell’Associazione nazionale Alpini: “Genova sta ritornando lentamente alla normalità e la città ferita ha iniziato la conta dei danni causati dall’alluvione. Tra i tanti volontari della Protezione Civile ANA che sono intervenuti nelle zone colpite c’era Massimo Rossi. Questo è il suo racconto.
La notte di giovedì 9 ottobre è arrivato il messaggio che il torrente Bisagno stava per esondare; erano le 23 e 22 minuti. Noi genovesi conosciamo bene cosa può voler dire quest’allerta. Quando i nostri rivi escono dagli alvei, così impetuosi e imprevedibili, così attigui all’abitato, vuol dire che i danni saranno enormi. È per questo che ci siamo mossi subito. Un veloce giro di telefonate, tutti i capisquadra sono pronti. Incrociamo le dita ma non serve. Il Bisagno esce dagli argini, anche il Fereggiano. Pioggia a dirotto, talmente fitta che sembra nebbia. Le strade sono un fiume. Ovunque.
La squadra di pronto impiego è già costituita nelle prime ore della notte. Ma per gli interventi dobbiamo aspettare le sette della mattina e l’ok formale delle autorità. Pronti gli uomini, accesi i motori dei mezzi. Tre automezzi, motopompe, pale, attrezzature e volontari sono a disposizione delle autorità alle ore 8 della mattina seguente. Siamo già confluiti al punto di raccolta concordato con il Comune. E continua a piovere a dirotto. La nostra Protezione Civile mette in campo fra i trenta e i quaranta uomini nei primi giorni, impegnati a Genova (quartieri di Marassi, Centro, Foce) e nell’entroterra flagellato: Savignone, Montoggio, Campoligure. Sul territorio comunale permane ad oggi una aliquota di almeno 10 uomini giorno, da mattina a sera. Spalano nel fango tutti insieme: i volontari delle squadre territoriali, quelli della squadra cinofila, mentre l’alpinistica abbandona per un attimo il lavoro in vallata per calarsi con noi ma nelle intercapedini dei palazzi. Sono con noi quelli della squadra Sanità e gli specialisti delle telecomunicazioni. Le nostre motopompe lavorano a ritmo continuo. Incontriamo gli amici del nucleo di Protezione Civile ANA di Imperia e lavoriamo tutti insieme. Si attiva la nostra squadra vettovagliamento: è grazie a loro se ci siamo concessi un pasto caldo e un caffè. Unico vezzo in una giornata nel fango”.
Vogliamo vedere allo specchio di Gramsci, di Marx e di Engels un’altra esternazione manicomiale?
In occasione dell’adunata nazionale degli Alpini 2026 a Genova, diverse associazioni femministe hanno promosso l’iniziativa del fischietto rosa come strumento di protesta e autotutela contro potenziali molestie e comportamenti sessisti.
Il fischietto, insieme a un vademecum anti-molestie intitolato “Adda passà a adunata”, è stato distribuito per segnalare molestie, commenti indesiderati o comportamenti inappropriati da parte dei partecipanti alla sfilata.
Queste esternazioni sono il frutto di una piccola borghesia ammalata, debosciata, alienata, ben descritta da Gramsci nel suo popolo delle scimmie.
A fronte di questi fenomeni, che fanno la pari con i Propal perennemente impegnati a sfasciare vetrine, con gli antagonisti perennemente impegnati a sfasciare lo sfasciabile, con gli anarchici, perennemente impegnati a sfasciare tutto, con gli occupanti case, con quelli dell’esproprio proletario e via discorrendo, l’interrogativo è se lo Stato intende garantire la libertà o la democrazia o se aspettiamo che le neo squadre di Farinacci organizzino le nuove Brigate Rosse, la nuova Prima Linea e, perché no?, anche la prossima Marcia su Roma al canto di Bella ciao.
Fascisti travestiti da antifascisti, debosciati travestiti da moralisti sono solo dei fascisti che hanno cambiato colore, dalle camicie nere a quella arcobaleno. Ma fascisti sono e fascisti restano.
Lo specchio di Gramsci non mente.
A tentare di sanare il vulnus fascista fatto agli alpini è arrivata Giorgia Meloni, la quale ha espresso forte sostegno e ammirazione per l’Adunata Nazionale degli Alpini, definendola una straordinaria manifestazione di “amor di patria” e un simbolo di comunità nazionale. In occasione della 97ª Adunata nel maggio 2026, ha ringraziato il corpo per il coraggio e lo spirito di sacrificio, definendolo un “orgoglio italiano”.
A seguire è arrivato Sergio Mattarella.
“La 97ª adunata nazionale degli Alpini, riuniti nella storica città di Genova, rinnoverà l’indissolubile legame che unisce le Penne Nere al Paese”, scrive il Capo dello Stato.
Nel messaggio Mattarella ricorda gli Alpini come “custodi di una nobile tradizione di lealtà e coraggio”, impegnati sia nelle unità operative dell’Esercito, anche nelle missioni internazionali e nelle aree di crisi, sia tra le fila dell’Associazione Nazionale Alpini, attiva in numerose iniziative di volontariato e Protezione Civile.
Al sodalizio, il Presidente della Repubblica esprime “l’apprezzamento della Repubblica per l’impegno profuso, risorsa preziosa e contributo alla vita dell’intera comunità”.
Un passaggio è dedicato anche alla memoria dei caduti: “Il pensiero va a quanti, fra gli Alpini, sono andati avanti”, ricorda Mattarella, richiamando il valore simbolico del Labaro dell’associazione, che rappresenta chi ha sacrificato la vita “per gli ideali di amor di Patria”.
Infine, gli auguri per la manifestazione: “A tutti i convenuti formulo gli auspici di una piena riuscita della manifestazione, nella testimonianza dei sentimenti di onore e senso del dovere che sono loro propri”.
Tutto bene? No. Ora si tratta di fare i conti davvero con quel popolo di scimmie e con quel Lumpenproletariat che ad ogni piè sospinto incendiano le piazze italiane, insultano la logica, la storia, perché se li lasciamo fare, prima o poi, ci troveremo le squadracce di Farinacci a marciare su Roma in camicia arcobaleno e orbace rosa fucsia. Travestiti? Si. Ma sempre squadristi.






È ovvio caro Silvano, erano lì per cercare lo scontro e fare succedere la guerriglia urbana. Ma la domanda è: a chi conviene mettere gli italiani contro gli italiani usando degli “utili idioti”, ? così li chiamava Lenin..