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Intervista all’Ambasciatore del Giappone S.E. il signor Koji Abe

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Koji Abe

Intervista esclusiva di Carlo Marino, Direttore di Eurasiaticanews, all’Ambasciatore del Giappone S.E. il signor Koji Abe

In occasione della presentazione delle lettere credenziali, sabato 20 dicembre 2025, Papa Leone XIV ha accolto in udienza Sua Eccellenza Koji Abe, nuovo Ambasciatore del Giappone presso la Santa Sede.

Diplomatico di lungo corso, il rappresentante giapponese – nato il 5 maggio 1964, sposato e padre di quattro figli – vanta una laurea in Diritto all’Università di Kyoto e una carriera di rilievo nel Ministero degli Affari Esteri, iniziata nel 1987.

Nel corso degli anni ha ricoperto incarichi strategici: dalla «Second Africa Division» al Bureau Medioriente e Africa, passando per posizioni di primo segretario in Belgio, consigliere presso l’Ufficio Gabinetto legislazione, direttore della «Country Assistance Planning Division II» per la Cooperazione internazionale, consigliere all’ambasciata in Canada, direttore della divisione Diritti umani e Affari umanitari, maestro delle cerimonie della Casa imperiale, vice-console generale a New York, ministro all’ambasciata in Francia e ambasciatore in Madagascar e Comore.

Questa intervista esclusiva offre l’opportunità di conoscere meglio la visione e l’esperienza di Sua Eccellenza Abe, ora protagonista del dialogo tra Giappone e Santa Sede.

Carlo Marino – Eccellenza, grazie per il Suo tempo. Relazioni informali tra la Santa Sede e il Giappone furono instaurate nel 1919, quando il governo giapponese accettò la richiesta della Santa Sede di inviare un delegato apostolico. Le relazioni diplomatiche complete iniziarono nel 1942, facendo del Giappone la prima nazione asiatica a instaurarle. Nel 1958 la missione giapponese presso il Vaticano a Roma fu elevata al rango di ambasciata. Come sono le relazioni diplomatiche tra i due Stati all’epoca di Papa Leone XIV?

Sua Eccellenza Koji Abe: Il mondo sta attualmente attraversando la sua più significativa trasformazione strutturale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, a causa dei cambiamenti negli equilibri di potere e dell’intensificarsi di conflitti e scontri. Mentre l’ordine internazionale libero e aperto, basato sullo stato di diritto, si trova ad affrontare serie sfide in tutto il mondo, compresa la regione indo-pacifica, la presenza del Sud del mondo è in crescita e sta assumendo un ruolo sempre più importante nella comunità internazionale.

In tale contesto, il Giappone e il Vaticano intrattengono una relazione che dura da quasi 500 anni, sin dallo sbarco del missionario gesuita Francesco Saverio in Giappone nel 1549. Inoltre, i due Paesi hanno stabilito relazioni diplomatiche nel 1942, durante la Seconda Guerra Mondiale, e celebreranno il loro 85° anniversario il prossimo anno. È risaputo che Hiroshima e soprattutto Nagasaki, profondamente legate al cattolicesimo e con una numerosa popolazione cattolica, subirono danni ingenti a causa delle due bombe atomiche sganciate alla fine della guerra. Fin dalla Seconda Guerra Mondiale, il Giappone si è impegnato a favore della pace nel mondo. In questo modo, il Giappone e il Vaticano hanno collaborato per lavorare insieme, fianco a fianco, per la pace e il progresso dell’umanità. La comunità internazionale nel suo complesso si trova ad affrontare numerose sfide che devono essere affrontate, e tale cooperazione è più cruciale che mai. Alcuni Paesi della comunità internazionale hanno continuato per molti anni ad espandere la propria potenza militare in modo opaco e hanno intensificato costantemente i loro tentativi di modificare unilateralmente lo status quo attraverso la forza o la coercizione.

Il Giappone si oppone a tali azioni e si distingue da questi tentativi. In questa comunità internazionale, che si trova in un punto di svolta storico, dobbiamo garantire la pace, la sicurezza e la prosperità del nostro Paese e del nostro popolo, mantenere e rafforzare l’ordine internazionale basato su valori e principi quali la libertà, la democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto, e creare proattivamente un ambiente internazionale pacifico e stabile.

A tal fine, il Giappone ha lavorato e intende continuare a lavorare, in collaborazione con il Vaticano e altri Paesi, per guidare il mondo ad uscire dalla divisione e dal conflitto e giungere alla riconciliazione e alla cooperazione. Inoltre, il Giappone ha perseguito un approccio diplomatico meticoloso, rispettando la diversità di ogni nazione, impegnandosi in discussioni sulle sfide comuni con tutti i paesi da una prospettiva condivisa e fornendo un sostegno che risponda realmente alle loro esigenze.

In aggiunta, nell’ambito del sistema commerciale multilaterale, il Giappone si è fatto promotore del libero scambio, favorendo un ordine economico libero, equo e basato su regole, e al contempo ha collaborato con i paesi in via di sviluppo sulla base del concetto di sicurezza umana, adoperandosi per risolvere le sfide globali, compreso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, attraverso il sostegno allo sviluppo delle capacità.

Il Giappone ha inoltre contribuito attivamente al disarmo nucleare, alla non proliferazione e agli sforzi internazionali per la costruzione della pace. In un momento storico cruciale per il mondo, il Giappone continuerà a sostenere questa posizione diplomatica e a cooperare con il Vaticano e altri Paesi.

Carlo Marino – Papa Francesco dichiarò con fermezza che sia l’uso che il semplice possesso di armi nucleari sono “immorali” e costituiscono un “crimine” contro la dignità umana. La terza riunione degli Stati Parte del Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW) si è tenuta presso la sede delle Nazioni Unite a New York dal 3 al 7 marzo 2025. La riunione ha affrontato un dibattito tematico sui rischi per l’umanità di un conflitto nucleare e sulle sue devastanti conseguenze umanitarie, e ha adottato una Dichiarazione intitolata “Rafforzare il nostro impegno per un mondo libero da armi nucleari nel contesto della crescente instabilità globale”. Qual è la posizione del Giappone, in quanto leader mondiale nella promozione della pace, riguardo a questo Trattato?

Sua Eccellenza Koji Abe: Il Giappone mantiene la posizione di non voler, al momento, né firmare né ratificare il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW). Il Giappone ritiene che la “deterrenza estesa”, inclusa la deterrenza nucleare statunitense, sia essenziale nell’attuale “difficile contesto di sicurezza” creato dalle potenze nucleari confinanti. Il Giappone ritiene che il TPNW, di cui non fanno parte Stati dotati di armi nucleari, sia insufficiente come quadro di riferimento per un progresso realistico del disarmo nucleare. Pertanto, il Giappone considera prioritario il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP) come “pietra angolare” del disarmo nucleare e il suo contributo come un “ponte” per promuovere il dialogo tra Stati dotati di armi nucleari e Stati non dotati di armi nucleari. Pur condividendo con il Vaticano l’obiettivo finale dell’abolizione delle armi nucleari, il governo giapponese continua ad adottare un “approccio realistico” che lo distanzia dal TPNW per quanto riguarda i metodi specifici.

Carlo Marino: Passando alla cultura e alla fede: la Santa Sede ha mostrato grande interesse per la spiritualità giapponese, in particolare per la venerazione dello Shintoismo per la natura. Papa Francesco ha fatto dell’ecologia un pilastro centrale del suo pontificato. In che modo la saggezza ecologica tradizionale giapponese ha influenzato il dialogo diplomatico con il Vaticano su temi come il cambiamento climatico e la tutela della biodiversità?

Sua Eccellenza Koji Abe: La prospettiva espressa da Papa Francesco nella sua enciclica Laudato Si’ sulle questioni ambientali – che “la Terra è la nostra casa comune” – si è riflessa nel tema della sua visita in Giappone del 2019, “Proteggere ogni forma di vita”. La spiritualità giapponese, che “vede la divinità nella natura”, offre importanti spunti per correggere l'”antropocentrismo” e porta a un “atteggiamento umile verso la natura”. Il Giappone e il Vaticano possono diventare partner nell’appellarsi al mondo per una “trasformazione degli stili di vita” al fine di affrontare il cambiamento climatico.

Carlo Marino: Il vostro Paese si trova ad affrontare la sfida demografica di un rapido invecchiamento e calo della popolazione, una preoccupazione condivisa anche dal Vaticano riguardo al declino delle comunità di fede in Europa. L’Ambasciata del Giappone ha esplorato eventuali iniziative congiunte – magari in ambito di bioetica, assistenza agli anziani o sostegno alle giovani famiglie – in cui la politica sociale giapponese e la dottrina sociale cattolica potrebbero trarre reciproco insegnamento?

Sua Eccellenza Koji Abe: Le questioni del “calo del tasso di natalità e dell’invecchiamento della popolazione” e della “dignità della vita” sono sfide morali comuni a tutta l’umanità.
Papa Leone XIV, in un discorso al corpo diplomatico nel gennaio di quest’anno, ha definito gli anziani “tesori della società” e ha sottolineato l’importanza delle “cure palliative basate sulla vera solidarietà”. Le tecniche assistenziali avanzate del Giappone e la sua conoscenza della società inclusiva basata sulla comunità dovrebbero essere ampiamente condivise, per cui l’assistenza psicologica per “alleviare la solitudine”, molto apprezzata dal cattolicesimo, e il sistema assistenziale giapponese possono integrarsi a vicenda.
La Santa Sede pone l’accento sulla “dignità umana” nell’ambito dell’intelligenza artificiale e il Giappone segue con grande interesse il dialogo bioetico su come scienza e tecnologia dovrebbero rapportarsi alla vita umana.

Carlo Marino: Eccellenza, la Santa Sede è rinomata per la sua “diplomazia discreta”. Il Giappone è spesso percepito come una nazione riservata ma pragmatica. Potrebbe fornire un esempio recente di collaborazione tra il Giappone e il Vaticano che abbia contribuito con successo a ridurre una tensione regionale o a facilitare gli aiuti umanitari, magari nel Sud-est asiatico o in relazione alla difficile situazione delle minoranze religiose?

Sua Eccellenza Koji Abe: La “diplomazia discreta” tra il Giappone e il Vaticano svolge un ruolo cruciale per la pace e gli aiuti umanitari nel Sud-est asiatico.  Nell’ottobre 2025, Timor Est è entrato ufficialmente a far parte dell’ASEAN. La maggior parte della popolazione del paese è cattolica e il Vaticano ha fornito una guida spirituale. Il Giappone ha fornito un sostegno continuo nei settori dello sviluppo infrastrutturale, dell’istruzione, della sanità, dell’agricoltura e dello sviluppo rurale sin dal turbolento periodo precedente e successivo all’indipendenza di Timor Est, supportando il rafforzamento delle capacità concrete del Paese in quanto membro dell’ASEAN.  Il Giappone sostiene inoltre le misure contro la tratta di esseri umani nel Sud-est asiatico attraverso organizzazioni internazionali come l’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), e il Vaticano, a sua volta, si impegna a proteggere le vittime attraverso la sua rete ecclesiale. In questo modo, il Giappone e il Vaticano continuano a fornire un prezioso supporto nel Sud-est asiatico per proteggere le persone più vulnerabili senza inasprire i conflitti, attraverso una “diplomazia discreta” accompagnata da “considerazioni umanitarie”.

Traduzione dall’originale in lingua inglese

Autore

  • Carlo Marino

    Carlo MarinoCarlo Marino, Ph.D., Journalist Stampa Estera. Direttore Scientifico della Collana di linguistica, Storia e Antropologia Eurasiatica - De Frede Editore Napoli. Il Faro di Roma, Sala Stampa Santa Sede. Correspondent of European News Agency. Reporters.de. AgoraVox.fr, Nuovo Giornale Nazionale, Eurasiaticanews.eu, La Maschera di Tespi, De Regimine Litterarum. Scrittore.

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