Home Opinioni La storia siamo noi

La storia siamo noi

0
La storia siamo noi

Quando l’esperienza non insegna

Mi ha colpito l’intervento di Giorgetti a un incontro con la Guardia di Finanza.

Il richiamo alla storia economica per avere un’idea più chiara di cosa accade intorno a noi mi ha fatto ricordare la mia esperienza dell’esame, all’università, proprio di questa materia.

Perdonate il riferimento personale. È uno dei pochi esami che ho seguito “in presenza”, da lavoratore studente, e sposato e con 2 figli, e, dunque, nei corsi pomeridiani. Per il solo motivo che, pur essendo un esame apparentemente poco affine alle materie di economia in senso stretto – all’epoca comunque inserito tra gli esami obbligatori – era considerato un ostacolo difficilissimo da superare. Le bocciature erano moltissime e per più volte consecutive. Meglio, dunque capire, oltre i libri.

Il titolare della cattedra non si tirava indietro e, nonostante talvolta gli orari fossero scomodissimi, era sempre presente alle lezioni. Queste ultime di grandissimo interesse.

Capii perché c’era chi aveva avuto difficoltà a superarlo: la storia veniva presentata in una prospettiva diversa da quella “tradizionale”. Il focus non sulle date, non sugli avvenimenti, non sui personaggi, ma sullo svilupparsi nel tempo di processi, economici certo, ma anche sociologici e, dunque, politici.

Come una società si forma nei suoi gangli più delicati e più decisivi, mostrando meccanismi di lungo periodo, che sono quelli che segnano indelebilmente la storia dei popoli. Anzi, la scrivono.

Solo per fare due esempi.

Cosa sia stata la Rivoluzione industriale inglese, origine del capitalismo e della formazione della classe lavoratrice, senza sapere che nacque da una riforma agraria, a sua volta effetto di un provvedimento a favore “dei ricchi”, per poi svilupparsi con l’invenzione della macchina a vapore e l’urbanizzazione.

Oppure parlare di fordismo e taylorismo, senza valutare il loro legame con l’immigrazione di grandi masse di persone senza cultura e il legame con la formazione della mafia negli USA e, a sua volta, con il Mezzogiorno d’Italia dopo l’Unità, è come avere di fronte una tela coperta da un velo. Magari lieve: ma i dettagli si perdono. E, invece, talvolta, sono essi, i dettagli, a essere decisivi.

Quando si è in periodo di crisi, è essenziale distinguere il nuovo da quello che si ripete. La storia economica ci mostra – e ci ricorda – innanzitutto i meccanismi di lungo periodo. Ma anche la loro evoluzione in funzione delle risposte che si sono date. E sono storia, non cronaca.

E mi riporto ai tempi moderni.

«Fenomeni come la globalizzazione e le guerre commerciali, così come le diseguaglianze, non nascono oggi. Hanno radici profonde. Le dinamiche osservate, ad esempio, durante la grande depressione del 1929 o dopo la seconda guerra mondiale, così come quelle seguite allo shock petrolifero del 1973 alla crisi finanziaria del 2008 o dei debiti sovrani del 2010 aiutano a comprendere come gli Stati reagiscono a shock sistemici, quali politiche funzionano e quali rischiano invece di aggravare la crisi.»

Contemporaneamente si è assistito, in un rapporto chiarissimo di causa – effetto, al modificarsi del peso e dell’influenza delle potenze: dall’egemonia britannica dell’Ottocento a quella statunitense del dopoguerra, fino all’ascesa dei nuovi attori globali dei giorni nostri.

E questo ultimo è il nocciolo dell’oggi. Bisogna capire che siamo in una pagina di storia. E corriamo il rischio di essere comparse più che sempre. Trattarla da cronaca taglia le gambe. Come stiamo facendo, la s t o r i a n o n s a r e m o n o i . Anche le parole di Leone XIV son illuminanti, se non ci bendiamo gli occhi.

Oggi la situazione che si prospetta è di potersi trovare di fronte a una crisi non inferiore per rilevanza a quelle citate. Occorrerebbe ragionare con estrema lucidità fuori dalle convenienze di schieramento, aperti a dialogare per confrontare analisi e soluzioni.

“La storia si ripete” ma nell’accezione che Marx – e non Vico – dava: adeguandola ai tempi. Comprendere quali passaggi vi sono stati nell’economia e nel peso delle potenze e la loro tendenza a diventare egemoni aiuterebbe a leggere le tensioni attuali.
Che non sono anomalie, ma sono parte di un riequilibrio globale.

Dunque, da affrontare, riportando la storia già vissuta all’oggi. Senza paraocchi. Per avere un riferimento sul come operare.

Non mi sembra si segua questa strada.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui