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L’inciuciometro – Per una leder dei “campi” ci vuole l’Arcivernice

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Arcivernice leader

Campo Largo – Padellaro: “Non hanno un premier, non hanno un programma”. Linkiesta: “Il disordinato luna park riformista”

Dopo l’addio di Marianna Madia ai dem, per approdare nel partito di Matteo Renzi, la segretaria Elly Schlein ha tentato di rassicurare il Partito Democratico che non ci saranno altre uscite, ma non è detto che i riformisti non stiano con un piede fuori dalla porta.

Graziano Delrio e Pina Picierno sono dati «in uscita» da fonti parlamentari, anche se da dentro le fila della minoranza dem si smentisce e si afferma: “L’impegno comune di combattere nel Pd è più saldo che mai”.

Tuttavia ci sono voci che danno Delrio al lavoro su un soggetto politico di stampo cattolico e riformista.

“Mi spiace sempre – ha detto Schlein a La7 – quando qualcuno decide di andarsene. Madia è stata anche mia compagna di banco appena sono arrivata” alla Camera. In ogni caso, “non penso ci sia pericolo di esodo” dal PD, “continueremo a fare il nostro lavoro senza rinunciare ad avere un orientamento chiaro e netto”.

Orientamento che è nettamente di sinistra radical chic, in quella logica che vede come riferimento elettorale la piccola borghesia asserragliata nelle zone a ZTLin collaborazione con il lumpen proletariat.

Presentando un libro su Aldo Moro, la segretaria ha fatto riferimento alle culture che sono all’origine della nascita del Partito Democratico.

“Il PD continuerà a essere un partito plurale orgoglioso di tutte le radici culturali che hanno dato vita a questo nostro partito e noi continueremo in maniera inclusiva a cercare di costruire l’alleanza progressista”.

Alleanza progressista, in altre parole, significa ideologia green, woke, LGBTQ+, gender, transumanesimo, ribellismo populista.

Cosa ha a che fare tutto questo con Moro?

Parole che fanno dire ad un esponente riformista che quello che la segretaria “ha in testa non sia un apporto archeologico” e ad un altro che “mettere Berlinguer e Tina Anselmi sulle tessere non deve coprire le voci plurali che stanno nel PD. La sintesi politica non è solo il culto delle ceneri, ma è interlocuzione e confronto con chi oggi fa il PD”.

Linchiesta, a proposito del centrone in costruzione, scrive di disordinato luna park riformista.

Su Linkiesta, Mario Lavia, sostiene che “l’area più moderata del centrosinistra fatica a creare un contenitore politicamente credibile in grado di raccogliere i disagi del mondo dem e le nuove proposte di matrice civica, cattolica, liberale, socialista. Soprattutto, non si vede all’orizzonte un leader capace di riunire tutte queste anime”.

E aggiunge: “Il disordine regna nell’area del riformismo, l’area del campo largo distinta dal post-comunismo e dal populismo, le due colonne della coalizione. È come un gran pentolone dove si butta di tutto: alla fine potrà venirne fuori una zuppa gustosa oppure l’ennesimo amalgama mal riuscito. Gli ingredienti continuano ad aggiungersi a caso”.

“Nel luna park riformista – continua Mario Lavia – ognuno si fabbrica la sua giostra: Graziano Delrio, Alessandro Onorato, Ernesto Maria Ruffini, così che tra tante chiacchiere e bei convegni non si riesce mai a quagliare. La Casa riformista non è ancora in piedi malgrado l’attivismo mediatico di Matteo Renzi, che dovrebbe essere il regista dell’operazione ma non ha una sceneggiatura bell’e pronta”.

Giorgio Padellaro, editorialista de “Il fatto quotidiano”, nella trasmissione Battitori Liberi, su Radio Cusano Campus è tranciante: “Da qui alle prossime elezioni, tra un anno e mezzo circa – osserva – nessuno sembra intenzionato a far cadere la Meloni. E se anche l’esecutivo dovesse implodere, l’opposizione non sarebbe pronta. Non hanno il premier, non hanno il programma, non sanno neppure chi sono e quanti sono”.

Sul possibile pareggio tra campo largo e centrodestra, il giornalista è realista: “Sono tutte congetture”.

“Silvia Salis? – osserva Padellaro – È un ottimo sindaco, ma come candidata del campo largo non esiste proprio”.

Al conduttore Gianluca Fabi che gli chiede perché non adottare la regola del centrodestra (“chi prende più voti fa il premier”), Padellaro risponde secco: “Perché Conte non è d’accordo”.

Nemmeno l’ipotesi di un “federatore” convince Padellaro: “Sono termini giornalistici. La parola “federatore” non significa una mazza”.

Se si cerca una donna da contrapporre a Giorgi Meloni nella prossima campagna elettorale è chiaro che si ritiene la Schlein inadatta e tanto più inadatto qualsiasi uomo.

Silvia Salis, l’astro nascente dietro al quale si muove la regia di Matteo Renzi è stata eletta con tutto il campo largo e, a quanto sembra, più che una riformista sembra la fotocopia della Schlein.

Inoltre il suo elettorato, come dimostra la vicenda triste dell’adunata degli alpini, è tutto fuor che riformista.

Le sigle e i consigli si accavallano: «Compagni, arrivano gli Alpini»; “Non una di meno”; «Portano una mascolinità tossica»; «Portate in borsa un fischietto, può servire da deterrente e attirare l’attenzione».

Sui muri sono comparse scritte del tipo: «Alpini e militari, molestie seriali», «Remigriamo gli Alpini».

C’è persino il prete che chiude la chiesa, dimentico dele innumerevoli chiesette di montagna che hanno costruito gli alpini.

Ma che ne sanno i preti dell’armata Zuppi del canto: “Signore delle cime”? Niente.

Che ne sa questo guazzabuglio vociante delle numerose opere che gli alpini fanno, a sostegno della Protezione Civile? Niente. Borghesia debosciata e ribellismo da lumpen proletariat si associano in una regressione

No, Salis non può andare. È espressione di un mondo alieno a qualsiasi riformismo e anche a qualsiasi progressismo, perché rappresenta la regressione.

Dal centrone inciucione nasce l’dea di far scendere in campo Marina Berlusconi. Ovviamente dovrebbe rinnegare il padre, mandare al diavolo gli alpini, dotarsi di fischietto rosa, cambiare l’Inno di Mameli con Bella Ciao, sostituire il tricolore con la bandiera arcobaleno e, ovviamente, lasciare ogni e qualsiasi interesse in Mediaset per evitare conflitto di interessi.

Ai campi (largo, centro, santo) rimane solo l’Arcivernice: far fare all’Intelligenza Artificiale l’immagine di una leader di campo e poi chiamare Pier Cloruso dé Lambicchi e chiedergli di usare la sua Arcivernice, con le sue straordinarie proprietà di dar vita a personaggi raffigurati nei quadri e nei disegni.

Nel frattempo si apprende che nemmeno la definizione di campo largo trova tutti d’accordo.

Nicola Fratoianni di Avs in un’intervista a Il Centro ha detto: «Non mi piace tanto la definizione di Campo Largo, perché è una definizione geografica. In politica, significa dire da dove parti ma non la direzione che stai prendendo. Preferisco altre definizioni Campo progressista, dell’alternativa, quello giusto… Le definizioni si sono sprecate. E sarebbe sciocco, nel mondo che abbiamo di fronte, mettersi a distribuire veti. Peraltro, – prosegue il leader di SI – io e Angelo Bonelli siamo persone che spesso i veti li hanno subiti: non ci piacciono. Per tanto tempo ci hanno detto che non eravamo benvenuti perché eravamo dei pericolosi estremisti. Ma vuole sapere la verità? Il fatto è che noi non ci rassegniamo alla politica del pragmatismo – uno dei disastri degli ultimi decenni – ma abbiamo l’ambizione della trasformazione”.

Uàu (inglese wow), li vedete i riformismi stare con chi non si rassegna alla politica del pragmatismo? E Marina Berlusconi, leader dei Campi (Flegrei?) che dice che non si rassegna al pragmatismo?

Dulcis in fundo.

Nel febbraio 2013, dopo le elezioni politiche, Piero Sansonetti pubblicò su Libero un intervento in cui sosteneva che una soluzione per la “pacificazione” nazionale era Berlusconi al Quirinale. Questo avrebbe “saldato l’alleanza” tra Pd e Pdl, permesso al Pd di governare da posizioni moderate centriste, garantito stabilità ai mercati e calmato i conflitti.

L’articolo fece scalpore perché veniva da un giornale di destra e proponeva esplicitamente un “inciucio” o grande coalizione con Berlusconi come garante istituzionale (non più come leader di governo).

Che facciamo? Forza Italia guidata da Tajani e il Pd guidato da Schlein con Marina Berlusconi al Colle?

Va bene che ormai nei vari campi siamo al varietà, ma anche il varietà ha le sue regole e si svolge nei teatri.

Tra un campo e l’altro siamo ai Flegrei, con tanto di bradisismo.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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