Unione Europea esclusa dai giochi per un nuovo assetto del mondo
Mentre in Cina, tra Trump e Xi Jinping, si stanno definendo le coordinate per un nuovo assetto del mondo, così come è stato in Alaska con Putin, in un gioco a tre sempre più evidente, l’Unione Europea, con allegato regno inglese, sprofonda nella incapacità delle sue leadership e nella follia di alcuni personaggi da operetta come Emmanuel Macron, il quale è riuscito, alla vigilia dell’incontro tra Xi e Trump, ad andare in Africa, dove i francesi sono visti come il fumo negli occhi, per dire che Stati uniti e Cina sono i nuovi oppressori del continente nero.

Se fossimo al varietà, con capocomico Macario, potremmo anche divertirci, ma siamo in Europa, dove uno che ha perso durante il suo mandato il rapporto con tutte le sue ex colonie predica contro Cina e Stati Uniti, in una crisi di complesso di superiorità evidente e patologico.
Macron è l’incarnazione del complesso di superiorità, che si esprime attraverso la costante esibizione delle proprie competenze, arroganza, competitività esasperata, difficoltà ad accettare critiche e disprezzo verso le opinioni altrui. Eppure la Francia versa in una crisi pesantissima, grazie proprio all’arroganza del pupillo dei Rothschild.
Mercoledì e ieri, nella simbologia dell’accoglienza cinese a Donald Trump si è avvertita tutta la differenza che esiste tra il capo eletto di uno Stato che, nella fattispecie, è anche uno dei dominus mondiali, e quella riservata alla baronessa Ursula von der Leyen, che non è un capo di Stato, in quanto l’Unione Europea non lo è.
Solo i beoti della propaganda europeista continuano a pensare la baronessa Ursula come un capo di Stato, mentre nel mondo sanno bene chi è e cosa rappresenta.
Per Trump, mercoledì e ieri, fiori, bandierine e cori entusiastici.
Una festosa coreografia a piazza Tienamen ha accompagnato l’incontro tra il presidente americano Trump e quello cinese Xi. Gli inni, gli onori militari, il passaggio in rassegna dei reparti schierati e 21 colpi di cannone per salutare l’ospite americano che torna dopo 9 anni a Pechino hanno segnato un’accoglienza che dà il segno dell’importanza attribuita al vertice destinato a cambiare la storia del mondo.
L’importanza storica del vertice l’ha sottolineata il presidente cinese Xi Jinping all’omologo USA Donald Trump, accogliendolo alla Grande sala del popolo, affermando che Stati Uniti e Cina “dovrebbero essere partner, non rivali” e sottolineando di essere “felice” per la visita in un momento in cui il mondo si trova a un “bivio”.
Mentre a Pechino si discute del bivio al quale si trovano i rapporti Cina e Usa e il mondo, a Bruxelles, a fronte delle esternazioni del presidente del Consiglio europeo (l’organismo che riunisce i Paesi membri), António Luís Santos da Costa, il quale ha accennato alla possibilità di riprendere i rapporti con la Russia, l’Unione Europea ha affidato alla solita Kaja Kallas di sproloquiare respingendo l’offerta di Putin di avviare colloqui.
Non è a caso, pertanto, se per ben due volte alla presidente della Commissione dell’Unione Europea baronessa Ursula von der Leyen è stato riservato il trattamento che le compete, ossia a quello di chi non è un capo di Stato.
Durante la visita di stato in Cina nell’aprile 2023, la presidente della Commissione Europea ha ricevuto un trattamento protocollare nettamente diverso e inferiore rispetto al presidente francese Emmanuel Macron e un’accoglienza di basso profilo.
Mentre Macron è stato accolto con tutti gli onori (tappeto rosso, parate), von der Leyen è stata ricevuta all’arrivo dal Ministro dell’Ecologia cinese, passando attraverso l’uscita regolare dei passeggeri. La baronessa è stata costretta a sottoporsi ai controlli di sicurezza standard, a differenza del leader francese.
A fine luglio 2025, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha ricevuto un’accoglienza formale ridotta durante una visita in Cina per un vertice, con i leader europei fatti viaggiare su un autobus anziché limousine, segnale interpretato come una “fredda accoglienza” nel contesto di forti tensioni, ma anche come considerazione del suo rango che non è quello di un capo di Stato.
Stesso trattamento le era stato riservato da Erdogan, passato alle cronache come il “Sofagate” del 6 aprile 2021.
Durante una visita ad Ankara, Ursula von der Leyen (presidente della Commissione UE, ma come sempre funzionaria) e Charles Michel (presidente del Consiglio Europeo) hanno incontrato Recep Tayyip Erdoğan. Nella sala c’erano solo due sedie davanti alle bandiere: Erdoğan e Michel si sono seduti lì, mentre von der Leyen è rimasta in piedi per un momento (visibilmente sorpresa, con un “ähm…”) e poi è stata fatta accomodare su un divanetto più in disparte, di fronte al ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu.
Il problema è che non ci sono errori di protocollo, ma esplicitazione attraverso la simbologia protocollare che l’Unione Europea non è uno Stato e che quella che la rappresenta non è un capo di Stato.
Mentre in Europa si blatera, attorno al tavolo del summit cinese ieri sedevano alcuni dei nomi più importanti dell’amministrazione americana. Alla sinistra di Trump c’era il segretario di Stato Marco Rubio, mentre alla destra sedeva l’ambasciatore USA in Cina David Perdue.
Presenti anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il segretario al Tesoro Scott Bessent, il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer e Stephen Miller. Dietro la delegazione politica c’erano inoltre gli amministratori delegati di alcune delle più grandi aziende americane. Tra le società rappresentate figuravano Apple, Nvidia, Boeing, Meta, BlackRock e Goldman Sachs.
Nel suo intervento iniziale Xi Jinping ha citato ancora una volta la “Trappola di Tucidide”, la teoria geopolitica secondo cui il rischio di guerra aumenta quando una potenza emergente sfida quella dominante. Xi ha insistito sulla necessità di evitare il confronto diretto e ha sostenuto che gli interessi comuni tra Washington e Pechino sono superiori alle divergenze.
“Dobbiamo essere partner, non rivali”, ha dichiarato il leader cinese, auspicando che il 2026 possa diventare un anno decisivo per il rilancio delle relazioni bilaterali. Trump ha risposto con toni molto concilianti. Ha definito la visita in Cina “un onore come pochi” e ha elogiato Xi Jinping chiamandolo “un grande leader”.
Il presidente americano ha posto particolare attenzione alla presenza degli imprenditori statunitensi nella delegazione, spiegando che rappresentano un segnale di fiducia verso Pechino. “Abbiamo i migliori imprenditori del mondo”, ha detto Trump, aggiungendo che la loro partecipazione dimostra “rispetto verso la Cina”.
I primi risultati dell’incontro Xi-Trump si cominciano già a vedere.
Gli Stati Uniti hanno autorizzato circa 10 aziende cinesi ad acquistare l’H200, il secondo chip per l’intelligenza artificiale più potente di Nvidia, anche se finora non è stata effettuata alcuna consegna, lasciando in sospeso un importante accordo tecnologico mentre l’amministratore delegato Jensen Huang cerca di concludere un accordo in Cina questa settimana.
Huang, che inizialmente non era incluso nella delegazione della Casa Bianca a Pechino, si è unito al viaggio dopo aver ricevuto un invito dal presidente Donald Trump, secondo quanto riferito da una fonte. Trump lo ha prelevato in Alaska mentre era in viaggio verso il vertice con il presidente cinese Xi Jinping, alimentando le aspettative che il viaggio possa contribuire a rilanciare gli sforzi, finora bloccati, per la vendita dei chip H200 in Cina.
Secondo alcune fonti, che hanno parlato a condizione di anonimato data la delicatezza della questione, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha autorizzato circa 10 aziende cinesi, tra cui Alibaba, Tencent, ByteDance e JD.com, ad acquistare i chip H200 di Nvidia.
L’esitazione di Pechino riflette un calcolo strategico, poiché teme che le importazioni possano indebolire lo sforzo di sviluppare chip per l’intelligenza artificiale di produzione nazionale. Sebbene i chip per l’IA cinesi siano ancora indietro rispetto a quelli di Nvidia, aziende come DeepSeek sottolineano sempre più la loro dipendenza da chip nazionali, compresi quelli sviluppati da Huawei.
Emergono precisazioni anche sul fronte agricolo.
Il Segretario del Tesoro Scott Bessent, presente al summit con Xi, ha affermato che l’attuale impegno di acquisto da parte della Cina significa che “la fornitura di soia è già coperta”, ridimensionando le aspettative di un obiettivo di acquisto più elevato da parte della Cina, mentre i presidenti Donald Trump e Xi Jinping si incontravano a Pechino.
“E poi per quanto riguarda la soia, abbiamo un impegno di acquisto molto consistente derivante dall’accordo di Busan per i prossimi tre anni. Quindi, per quanto riguarda la soia, siamo davvero a posto”, ha dichiarato in un’intervista a CNBC giovedì.
La soia è il principale prodotto di esportazione statunitense verso la Cina, di gran lunga il maggiore acquirente al mondo, e i semi oleosi hanno svolto un ruolo chiave nei negoziati commerciali durante la prima e la seconda amministrazione Trump.
Secondo quanto affermato da commercianti e analisti, non si prevede che Pechino aumenti gli acquisti oltre l’impegno preso lo scorso ottobre, a causa della debole domanda interna e dei prezzi competitivi delle forniture brasiliane.
Al contrario, i mercati attendono chiarimenti su come la Cina intenda rispettare l’impegno assunto lo scorso anno di importare 25 milioni di tonnellate di soia all’anno fino al 2028, il che rappresenterebbe il livello più alto dal 2022.
Su uno dei problemi aperti come la guerra tra USA e Iran, Trump e Xi hanno concordano, secondo quanto afferma la Casa Bianca, sul fatto che lo Stretto di Hormuz “deve rimanere aperto”.
Sempre secondo la Casa Bianca, Cina e Usa “hanno convenuto che l’Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari”.
I barboni europei dovrebbero finalmente rendersi conto che la Russia di Putin non è un rivale degli Usa, come lo era per i Dem, dei quali continuano a fare i servi sciocchi, così come oggi la Cina non è un rivale e a spira a essere partner.
Questo triangolo si chiama Nuova Yalta in formazione.
Se l’Europa segue Starmer, Macron, Merz, la von der Leyen, Kaja Kallas è finita e da barbona si ridurrà ad essere accattona.
Per l’Unione Europea, comunque, c’è sempre un posto sul pulmino o su un divanetto, in attesa che finalmente accada che, rinsavendo, CSU e CDU tedesche decidano di sdoganare AfD e di chiudere la partita di Bruxelles.
Perdere altro tempo significa non avere più nemmeno il divanetto.





