Cresce la pressione su Starmer
Il governo britannico guidato da Keir Starmer attraversa una delle fasi più difficili dall’arrivo al potere.
Dopo una serie di dimissioni che hanno colpito il cuore dell’esecutivo laburista, anche il ministro della Salute Wes Streeting ha lasciato l’incarico, aprendo una frattura politica sempre più evidente all’interno del partito.
Nella sua lettera di dimissioni, Streeting ha accusato la leadership di mancanza di direzione politica, parlando apertamente di “vuoto di visione” e di una “deriva” del Labour.
Parole che hanno immediatamente alimentato le ipotesi di una futura battaglia interna per la guida del partito, già indebolito dal calo di consensi registrato nelle ultime elezioni locali.
La crisi era iniziata nelle ore precedenti con l’uscita dal governo di Miatta Fahnbulleh, ministra per le Comunità, seguita dalle dimissioni di Jess Phillips, ministra per la tutela dei minori, e di Alex Davies-Jones, ministra per le Vittime e la violenza contro donne e ragazze. Tutte e tre hanno chiesto apertamente un cambio di leadership.
Fahnbulleh, in una lettera pubblicata sui social, ha riconosciuto alcuni risultati ottenuti dal governo ma ha sostenuto che l’esecutivo non abbia saputo agire “con la visione, il ritmo e l’ambizione” richiesti dal mandato ricevuto dagli elettori.
Rivolgendosi direttamente a Starmer, ha affermato che il Paese non crede più nella sua capacità di guidare il cambiamento promesso dal Labour, invitandolo a fissare un calendario per una “transizione ordinata”.
Anche Phillips ha spiegato di non poter più restare nell’esecutivo “sotto l’attuale leadership”, denunciando l’assenza di quel cambiamento politico che riteneva necessario.
Sulla stessa linea Davies-Jones, che ha chiesto al premier di “agire nell’interesse del Paese” e preparare la propria uscita di scena.
Di fronte all’escalation della crisi, Starmer ha tentato di contenere le tensioni durante una riunione di gabinetto convocata d’urgenza. Il premier ha ribadito che all’interno del Partito Laburista non è stata avviata alcuna procedura formale per contestare la sua leadership e ha invitato i ministri a continuare a governare.
Il leader laburista ha ammesso che le ultime quarantotto ore sono state “destabilizzanti” per l’esecutivo, sottolineando come l’instabilità politica abbia conseguenze economiche concrete per il Paese e per le famiglie britanniche.
Starmer ha inoltre ricordato che il partito dispone di regole precise per avviare una sfida interna: servono infatti il sostegno del 20% del gruppo parlamentare laburista, pari a circa 80 deputati, e una notifica ufficiale al National Executive Committee.
Secondo fonti riportate dai media britannici, sarebbero già 78 i parlamentari che hanno chiesto pubblicamente le dimissioni del premier, ma il numero non basta ancora per attivare formalmente il meccanismo interno di sfiducia.
Nonostante il clima di crescente pressione, diversi esponenti del governo hanno scelto di schierarsi pubblicamente al fianco di Starmer. Il segretario capo del Tesoro James Murray ha assicurato che il gabinetto continua a sostenerlo compatto, mentre il ministro Pat McFadden ha dichiarato che il primo ministro continuerà a svolgere il proprio incarico “come ci si aspetta da lui”.
Anche Steve Reed e Peter Kyle hanno invitato a evitare ulteriori destabilizzazioni, sostenendo che una crisi politica prolungata rischierebbe di danneggiare il Paese. Sulla stessa linea la ministra Liz Kendall, che ha ricordato come nessuna procedura ufficiale contro il leader sia stata ancora attivata.
La frattura nel Labour, però, appare ormai evidente. Le dimissioni in serie e le critiche sempre più esplicite alla leadership mostrano un partito attraversato da tensioni profonde, mentre Starmer prova a resistere in attesa di capire se il malcontento interno si trasformerà in una vera sfida per la guida del governo britannico.
In collaborazione multimediale con Notizie Geopolitiche





