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SCONFITTA LA MAFIA DI SAN GALLO

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La scelta di Leone XIV è la sconfitta dell’agenda del gesuita cardinal Carlo Maria Martini, divenuta l’agenda di Jorge Mario Bergoglio e ampiamente teorizzata dagli appartenenti alla Mafia di San Gallo, così chiamata da uno dei suoi maggiori protagonisti, il cardinale Dannieels e fondata dallo stesso Martini.

Nell’agenda della Mafia di San Gallo ci sono questioni come la possibilità di ordinare sacerdoti uomini sposati, di far accedere ai sacramenti i divorziati risposati, di ordinare diaconi le donne, per poi giungere all’ordinazione sacerdotale vera e propria, di benedire le coppie omosessuali, di consentire la contraccezione. Tutte questioni che hanno aperto una discussione che non è terminata e che probabilmente non terminerà.

Tuttavia, le vere questioni poste all’ordine del giorno dalla Mafia di San Gallo, sono due.

La prima è lo scardinamento dell’autorità centrale del pontefice romano, ridotto al semplice status di vescovo di Roma, ottenibile con la logica sinodale che consente, tra l’altro, l’introduzione attraverso i vari sinodi, delle innovazioni sopra elencate e che conduca progressivamente la Chiesa cattolica ad essere una chiesa riformata.

La seconda questione, ancora più importante e basilare della prima, è quella che poggia sull’idea di un Dio che è lui stesso la storia, quindi non è un Dio immutabile, ma un Dio storico.

Da qui le derive sociologiche della Chiesa, che non si pone più come il Corpo mistico di Cristo, ma come evento storico, modificabile anche nelle sue più intime parti.

Se fosse diventato papa Carlo Maria Martini, come era nei programmi della Mafia di San Gallo, il processo di storicizzazione del divino sarebbe stata accelerata, ma a succedere a Giovanni Paolo II fu Benedetto XVI.

Nella messa pro eligendo Romano Pontefice del 18 aprile 2005, l’ancora cardinale Ratzinger, che di lì a poco sarebbe stato eletto papa Benedetto XVI, disse: “Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”.

Una pietra miliare ben difficilmente accordabile con le posizioni del teologo del Gruppo di San Gallo Walter Kasper, il quale, nel 1967, da giovane sacerdote scrisse: “Dio che regna sul mondo e sulla storia come un essere immutabile è un’offesa all’uomo. Lo si deve negare per amore dell’uomo, poiché reclama per sé la dignità e l’onore che appartengono all’uomo per diritto… Dobbiamo resistere a un tale Dio, tuttavia non solo per amore dell’uomo ma anche per amore di Dio. Egli non è il vero Dio ma piuttosto un misero idolo. Poiché un Dio che se ne sta solo al di fuori e al di sopra della storia, che non è lui stesso la storia, è un Dio finito. Se chiamiamo Dio un tale essere, allora per amore dell’Assoluto dobbiamo diventare atei assoluti. Un Dio simile viene fuori da una visione del mondo rigida; egli è il tutore dello status quo e il nemico del nuovo”.

“Incatenando Dio alla storia e al cambiamento – scrive Matthew McCusker – Kasper lo sta assoggettando alle nozioni umani di progresso”. [i]

Kasper è estimatore di Karl Rahner, il gesuita censurato da Pio XII e divenuto un protagonista del Concilio Vaticano II, e di Karl Rahner era erede il gesuita Carlo Maria Martini.

La teologia di Karl Rahner (1904-1984), uno dei più influenti teologi cattolici del XX secolo, è caratterizzata da un approccio profondamente antropologico e trascendentale, che cerca di conciliare la fede cristiana con le domande dell’uomo moderno.

In sintesi, la teologia di Rahner è un ponte tra tradizione cristiana e modernità, centrata sull’idea che ogni essere umano è già in relazione con Dio attraverso la sua stessa esistenza e che la fede cristiana illumina e compie questa apertura trascendentale.

Rahner vede la Chiesa come sacramento universale di salvezza, ma insiste sul dialogo con il mondo moderno, le altre religioni e le scienze. La teologia deve rispondere alle esigenze culturali e spirituali del tempo.

Walter Kasper è influenzato anche dalla teologia di Hans Küng un teologo cattolico svizzero noto per il suo approccio critico e innovativo alla teologia cristiana. La sua teologia si caratterizza per un dialogo aperto con la modernità, un forte ecumenismo e una visione riformatrice della Chiesa cattolica.

Küng sottolinea l’importanza di ritornare al Gesù storico come fondamento della fede cristiana. Propone una cristologia “dal basso”, che parte dall’umanità di Gesù piuttosto che da dogmi predefiniti, cercando di rendere la fede accessibile all’uomo contemporaneo.

Küng è stato un critico della struttura gerarchica e autoritaria della Chiesa cattolica e ha messo in discussione l’infallibilità papa, ha promosso il dialogo tra le confessioni cristiane e tra le religioni mondiali e nel suo progetto Weltethos (Etica mondiale), ha cercato di individuare valori etici comuni alle grandi tradizioni religiose per favorire la pace globale. Inoltre ha cercato di riformulare la teologia in modo che rispondesse alle sfide del mondo moderno, come il secolarismo, la scienza e il pluralismo culturale. La sua teologia è profondamente antropologica, ponendo l’uomo e la sua esperienza al centro della riflessione su Dio.

Riguardo alla Chiesa, Küng ha invocato riforme strutturali, come l’abolizione del celibato obbligatorio, una maggiore partecipazione dei laici e una leadership più collegiale. Ha visto la Chiesa come una comunità in cammino, non come un’istituzione immutabile.

La teologia di Walter Kasper, cardinale e teologo tedesco, è una delle più influenti nel panorama cattolico contemporaneo, caratterizzata da un approccio sistematico, ecumenico e profondamente radicato nel dialogo con la modernità.

Sulla scia dei suoi maestri, nel suo libro Gesù il Cristo (1974), Kasper propone una cristologia “dal basso”, che parte dall’umanità di Gesù per arrivare alla sua divinità, in dialogo con l’esegesi moderna e la sensibilità contemporanea.

La teologia di Kasper è stata oggetto di critiche, con alcuni che lo accusano di relativizzare verità dogmatiche e di un approccio teologico troppo “storico-dinamico”.

Già nel 1981 Martini vagheggiava una Chiesa “sinodale” in cui il potere era trasferito dal centro papale a un corpo di consiglieri noto come sinodo dei vescovi.

A metà degli anni Novanta, Martini diede il via alla Mafia di San Gallo.

Il vescovo di San Gallo, dal 1995 al 2006 era Ivo Fürer, il quale era stato dal 1977 al 1995 segretario generale del CCEE (Consiglio delle conferenze episcopali europee).

La Mafia di San Gallo si riunì nel 1999 nel monastero benedettino chiamato Fischingen. Personaggi chiave erano Walter Kaspers e Karl Lehman.

Di Kasper si è detto. Karl Lehmann è stato un influente cardinale e teologo cattolico tedesco, noto per il suo approccio dialogico e progressista alla teologia, radicato nel Concilio Vaticano II. La sua teologia si caratterizza per un forte impegno nel collegare fede e ragione, Chiesa e mondo moderno, mantenendo un equilibrio tra tradizione e apertura al dialogo con la società contemporanea.

Lehmann partecipò al Concilio (1962–1965) come assistente del teologo Karl Rahner, un’esperienza che segnò profondamente il suo pensiero.

Lehmann insisteva sull’importanza del dialogo tra teologia e altre discipline, come filosofia, scienze sociali e cultura contemporanea. Riteneva che la teologia dovesse rendere la fede “dialogfähig” (capace di dialogo) per rispondere alle sfide della modernità, senza cedere a compromessi superficiali o mode passeggere.

Influenzato da Rahner, Lehmann poneva l’essere umano al centro della riflessione teologica, sottolineando la relazione tra Dio e l’uomo. La sua teologia antropologica vede l’esperienza umana come un luogo privilegiato per incontrare il “mistero di Dio”.

Lehmann era un convinto promotore dell’ecumenismo per superare le divisioni tra cattolici e protestanti. Partecipò a progetti come la revisione delle condanne reciproche del periodo della Riforma. La sua spiritualità ecumenica si rifletteva nel suo impegno per una Chiesa aperta e inclusiva. Sostenne posizioni progressiste, ad esempio sull’accesso all’Eucaristia per i divorziati risposati e sulla consulenza per le donne in gravidanza, suscitando dibattiti con Roma.

Lehmann sottolineava che la fede non è statica, ma richiede un costante confronto con la ragione e la cultura. La sua riflessione si basava su un approccio ermeneutico, attento a interpretare il messaggio cristiano nel contesto contemporaneo. Le sue aperture su temi come il celibato, l’Eucaristia per i divorziati risposati e la consulenza sull’aborto lo resero una figura controversa, soprattutto tra i cattolici conservatori, che parlavano di una “Chiesa di Lehmann” troppo accomodante verso i valori moderni.

Oggi troviamo gli echi delle posizioni della Mafia di San Gallo in uno degli allievi di Martini, il teologo Vito Mancuso, il quale, sul quotidiano La Stampa, commenta la prima omelia di Leone XIV in questo modo: “Mi riferisco dapprima alla sua equiparazione tra l’opinione di chi guarda a Gesù solo come a una specie di leader carismatico o di superuomo» e «ateismo di fatto»; poi a questa sua considerazione che riporto testualmente: «La mancanza di fede porta spesso con sé drammi quali la perdita del senso della vita, l’oblio della misericordia, la violazione della dignità della persona nelle sue forme più drammatiche, la crisi della famiglia e tante altre ferite di cui la nostra società soffre e non poco». Per quanto riguarda la prima affermazione di Papa Leone, io chiedo: ma davvero chi nega la natura divina di Gesù o la valuta diversamente dal dogma cristiano vive in un «ateismo di fatto»? Io penso proprio di no. Si può benissimo pensare a Gesù come a un grande uomo, un santo, un profeta, magari il più grande tra i profeti, senza per nulla abbracciare né teoricamente né praticamente la visione atea della vita che nega la Trascendenza e riduce tutto a materia approdando al più puro nichilismo teoretico. Negare la natura divina di Gesù non è ateismo, meno che mai lo è diminuirla rispetto alla pienezza della natura divina del Padre. Semmai è una forma di fede diversa dal cristianesimo ortodosso proclamato a Nicea 1700 anni fa che designa Gesù «della stessa sostanza del Padre», per ritenere invece che avessero ragione Ario e i suoi, tra cui il vescovo Eusebio di Cesarea, importante storico delle origini cristiane. Perché questa loro visione teologica   dovrebbe   essere “ateismo”? Non lo è, è piuttosto un modo diverso di credere in Dio”.

Per non essere atei non è necessario essere cristiani e tanto meno cattolici, ma se si vuole essere cattolici non si può pensare a Gesù come un uomo, grande profeta, tanto più se lo si fa diventare socialista, ecologista, progressista, protettore dei migranti e quant’altro suggerisca la politicizzazione ad usum dei neocon.

Se si vuole essere cattolici non si può essere ariani ossia seguaci della dottrina teologica cristiana che negava la piena divinità di Gesù Cristo, sostenendo che egli fosse un essere creato da Dio Padre, e non consustanziale a lui. Non si può essere nemmeno docetisti, ossia assertori dell’idea che Gesù non fosse di carne ed ossa, ma di una parvenza di carne, ossia un Dio non incarnato.

Il progetto della Mafia di San Gallo era una successione di sinodi su temi che andavano dalla comunione per i divorziati risposati civilmente all’ordinazione di uomini sposati, ma soprattutto quello di porre la Chiesa in uno stato di sinodalità «permanente».

L’elezione di un agostiniano al Soglio pontificio contrasta nettamente con una delle questioni fondamentali poste dalla Mafia di San Gallo e dai suoi teologi di riferimento, in quanto per Agostino Dio è incorruttibile, inviolabile, immutabile.

“Deus semper idem, noverim me, noverim te. Oratum est” (O Dio che sei sempre il medesimo, che io abbia conoscenza di me, che io abbia conoscenza di te. Ho pregato).

Scrive di Agostino Italo Mancini: “Di fronte alla via esistenzialistica di Aristotele, che sarà poi di Tommaso d’Aquino, Agostino insiste sulla via essenzialistica, che individua qualità e stati più che tempi ed enti, sì che il famoso nome di Dio, che si pronuncia nell’Esodo (III,14) Ego sum qui sum, significa per Agostino non il suo esistere come Essere o l’Essere che esiste, ma il suo «non poter cambiare», la pienezza che raccoglie tutto il valore in un possesso senza travaglio né usura, in una quiete di gioia eterna”. [ii]

In Esodo 3:14, Dio rivela il suo nome a Mosè al roveto ardente: “Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono».

Io sono colui che sono” (in ebraico Ehyeh Asher Ehyeh, אֶהְיֶה אֲשֶׁר אֶהְיֶה) esprime l’essenza di Dio come l’Essere eterno, immutabile, autosussistente e sovrano. Il nome riflette la natura di Dio come colui che esiste per sé stesso, al di fuori del tempo e delle contingenze umane. In ebraico, Ehyeh è legato al verbo “essere” (hayah), e il nome divino YHWH (il Tetragramma, spesso reso come “Yahweh” o “Geova”) deriva probabilmente dalla stessa radice, indicando “Colui che è” o “Colui che causa l’essere”.

Dio agisce nella storia, ma non è lui stesso la storia, come voleva il giovane Kasper.

Inoltre, Agostino, introduce un doppio sistema della verità: “quello della ragione, che procede per principi e dimostrazioni e quello del cuore, che si basa sulla carità e sull’intuizione e non intende istruire ma infiammare”.

Nel De Moribus Ecclesiae, Agostino scrive: “Dio rimane colui che è, se lo seguiamo (sequimur), viviamo bene, se lo raggiungiamo (assequimur), viviamo in modo beato” (1,6,10).

Può essere che qualche compromesso possa essere raggiunto su questioni storiche, come il celibato dei preti o la nomina dei preti sposati, ma è impossibile che il Dio della Chiesa di Roma diventi un Dio che è lui stesso storia.

Sommessamente potremmo commentare che la storia la fanno gli uomini e che il Dio giudaico cristiano interviene nella storia, ma se Dio fosse egli stesso la storia, quel dio sarebbe una proiezione dell’essere umano, un Deus Homo che tanto piace agli assertori dell’Homo Deus, estrema evoluzione, secondo il transumanesimo, dell’essere umano.

La questione, peraltro, è di stretta attualità, in quanto la tecnologia, che si propone come nuova soteriologia, ci sta portando, con l’intelligenza artificiale sull’orizzonte del buco nero dell’umanità.

La fine della preponderante presenza della Mafia di San Gallo apre nuovi orizzonti ad una nuova, necessaria, riflessione sull’essere dell’essere umano.

Nel dicembre 2005 Benedetto XVI era divenuto papa, nonostante l’opposizione decisa del gruppo di San Gallo, che si avvaleva, oltre che di Martini e di Kasper, anche del cardinale Godfried Dannieels, di Cormac Murphi O’Connor e di Achille Silvestrini, fondatore di Villa Nazareth, dove ha insegnato il cardinale Pietro Parolin, che forse anche per questo motivo non è divenuto papa. Villa Nazareth è anche un punto di riferimento di una certa sinistra progressista italiana.

Dopo pochi giorni dalla morte di Giovanni Paolo II a Villa Nazareth, quindi ospiti di Silvestrini, si erano incontrati segretamente i componenti della Mafia di San Gallo per mettere fuori gioco Ratzinger ed eleggere Martini, il quale da tempo era il candidato del gruppo.

A Villa Nazareth Martini espose il suo programma per il nuovo papa. Parlò di decentralizzare la Chiesa e di come sarebbe dovuta essere la risposta ai temi della sessualità e della comunione dei divorziati sposati.

Nel conclave le cose andarono diversamente e, secondo alcune narrazioni e indiscrezioni, poiché Ratzinger avrebbe detto a chi lo sosteneva, nel caso di un’opposizione troppo lunga, di far convergere i voti sul cardinal Camillo Ruini. Martini, che temeva un papa conservatore come Ruini fece convergere i voti su Ratzinger, che divenne papa.

Da quel momento iniziò una lunga e costante opposizione che ha portato, infine, alle dimissioni e alla nomina di Jorge Mario Bergoglio.

Il pontificato di Papa Francesco è stato, pertanto, il tentativo di realizzazione di quanto teorizzato e deciso dalla Mafia di san Gallo.

Mafia di San Gallo che esce sconfitta dal voto dei cardinali riuniti nella Cappella Sistina.

 

[i] Citazione in: Julia Meloni, la Mafia di San Gallo, F$C

[ii] Italo Mancini. Storia del pensiero occidentale, Mondadori

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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