
In attesa del voto cominciano a prendere forma le alleanze, le proposte per la Commissione, i desiderata dei vari gruppi di potere.
La Francia di Macron, pupillo dei Rothschild, punta sul banchiere Mario Draghi.
È, infatti, ormai opinione comune che Emmanuel Macron stia spingendo Mario Draghi all’esecutivo europeo. Le dichiarazioni di Pascal Canfin, eurodeputato del partito di Macron, ne sono una conferma.
A legare Mario Draghi e Emmanuel Macron, secondo alcuni, ci sarebbero ideologie comuni: nessuno dei due vorrebbe che le regole fiscali ostacolino la spesa per rimodellare l’economia europea. L’ex banchiere Ue, in questo, si è espresso più volte, dimostrando il suo sostegno alla battaglia parigina sul trilione di euro di investimenti pubblici per far sì che l’Unione europea raggiunga Cina e Usa come superpotenza.
Canfin, in un’intervista a Politico.eu, ha affermato che Mario Draghi “ha la credibilità necessaria per cercare di convincere tutti della capacità di investimenti a lungo termine e della necessità di investimenti comuni, il che rappresenta una sfida enorme”.
Nelle speranze di Macron è che Giorgia Meloni accetti l’idea di Mario Draghi per un “fronte nuovo”, ma questo significherebbe che il partito di Macron dovrebbe abbandonare definitivamente i socialisti e accettare un’alleanza con le destre, cosa che, del resto, è già stata ventilata dal presidente del Consiglio Europeo Charles Michel al Forum per la democrazia di Copenaghen, il quale, rispondendo alla domanda se sarà possibile collaborare con le forze di estrema destra dopo le elezioni europee, ha detto. “Al Consiglio Europeo c’erano dubbi e preoccupazioni prima delle elezioni di Stati membri e poi abbiamo visto che era possibile lavorare con i governi di quei Paesi anche se nella coalizione c’era un partito di estrema destra”.
Il belga Charles Michel è membro di Renew Europe, successore del gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE), che era stato fondato nel 2004.
Renew Europe è attualmente composto da 102 parlamentari ed è nato da un accordo fra i partiti che formavano il partito europeo dell’ALDE (che esprimeva l’omonimo gruppo), il Partito Democratico Europeo e il partito fondato dal presidente francese Emmanuel Macron, che allora si chiamava “La République En Marche” (ora chiamato Renaissance).
Di Renew Europe fanno parte anche i partiti italiani Azione e Italia Viva.
La Francia punta ad avere, almeno, la carica di vicepresidente dell’esecutivo ed esclude che Ursula von der Leyen possa dimostrarsi l’alleata migliore anche perché, come ha affermato Canfin, “quando Draghi fa ‘tutto il necessario’, rompe anche con l’ortodossia tedesca. C’è una questione chiave lì, che dobbiamo risolvere dopo le elezioni. Se Draghi finisce a Renew, significa che diventa il nostro candidato. Ma sappiamo bene che non sarà Renew ad avere la presidenza della Commissione”.
I giochi sono aperti e, a quanto pare, Renew Europe è pronta a fare tutte le giravolte possibili e anche quelle non immaginabili al fine di rimanere nella stanza dei bottoni
Sembra, comunque, che per la baronessa Ursula von der Leyen la strada sia in salita se non ormai un vicolo cieco.
Il riavvicinamento tra il partito europeo di Salvini-Le Pen e quello di Giorgia Meloni sconta il fatto che sia Salvini sia la sua alleata francese di von der Leyen non ne vogliono sentir parlare.
Nel frattempo una possibile maggioranza di centro destra si va delineando dopo che Identità e Democrazia (il partito di Salvini-Le Pen) ha cacciato con effetto immediato Alternative für Deutschland, il partito tedesco di estrema destra cui appartiene Krah, il quale aveva detto che “non tutti i membri delle SS erano automaticamente criminali”.
“AfD ha passato il limite”, ha detto Jordan Bardella, presidente di Rassemblement National (RN), il partito di Marine Le Pen.
Per RN, che in Francia è in testa nei sondaggi davanti al partito del presidente Emmanuel Macron, ogni associazione con un estremismo di tale genere è pericoloso, anche in considerazione delle mire presidenziali di Marine.
La cacciata di AfD è una mossa mirata a non perdere voti in un contesto in cui la presidente della commissione uscente Ursula von der Leyen apre a una collaborazione con la destra di Giorgia Meloni e il Partito popolare europeo (Ppe) è l’unico grande gruppo a non aver firmato una dichiarazione in cui si impegna a non collaborare con forze di estrema destra.
Ad allontanare AfD, a quanto pare, non è solamente la questione delle giustificazioni del nazismo, ma anchw qualcosa di più attuale, ossia il sospetto di essere infiltrata dagli agenti di Pechino e di Mosca.
Su Krah, insieme al compagno di partito Petr Bystron, pende l’accusa di aver preso denaro dalla Russia, mentre un suo assistente è stato arrestato con il sospetto di lavorare per i servizi segreti di Pechino.
Stando al sondaggio, i conservatori dell’Ecr, il partito europeo guidato dalla premier Giorgia Meloni, potrebbe ottenere ben 85 seggi al Parlamento Ue nelle prossime elezioni.
Ancora meglio Identità e democrazia (Id), l’alleanza che vede dentro la Lega, Marine Le Pen, gli olandesi di Geert Wilders, che potrebbe 98 eurodeputati, risultato che li porterebbe a essere la terza forza politica dell’Eurocamera.
Queste due realtà della destra, insieme, sono in testa nelle proiezioni in Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia e Slovacchia, oltre che in Italia. Occupano, invece, il secondo o terzo posto in Bulgaria, Estonia, Finlandia, Germania, Lettonia, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia.
Giorgia Meloni, a quanto pare, ha solidi rapporti anche con gli Stati Uniti ed è perfettamente inserita nell’atlantismo.
Nei sondaggi, il repubblicano Donald Trump è sempre, anche se di poco, un passo avanti a Joe Biden, e i suoi rapporti con Giorgia Meloni sembrano essere dei migliori.
Le elezioni europee e quelle americane, quindi, potrebbero determinare una svolta a destra in tutta l’area occidentale.
Cosa assai possibile se guardiamo ai segnali che arrivano da oltre oceano.
Il segnale del declino di Joe Biden e della logica della sua amministrazione, ossia dei Democrarici del clan Clinton-Obama è dato dal fatto che il CEO e co-fondatore di Blackstone, Stephen Schwarzman, venerdì ha pubblicamente appoggiato l’ex presidente Donald Trump come presidente, citando le preoccupazioni per il crescente antisemitismo e le politiche del presidente Joe Biden.
In una dichiarazione ad Axios, Stephen Schwarzman, che è ebreo, ha affermato: “La drammatica crescita dell’antisemitismo mi ha portato a concentrarmi sulle conseguenze delle prossime elezioni con maggiore urgenza. Condivido la preoccupazione della maggior parte degli americani che le nostre politiche economiche, di immigrazione ed estere stiano portando il Paese nella direzione sbagliata. Per questi motivi, ho intenzione di votare per il cambiamento e sostenere Donald Trump come presidente. Inoltre, sosterrò Candidati repubblicani al Senato e altri repubblicani su e giù per la lista.”





