Home Politica SÁNCHEZ, INCOLLATO AL POTERE: UN “CASO DI DEMOLIZIONE IMPLOSIVA”

SÁNCHEZ, INCOLLATO AL POTERE: UN “CASO DI DEMOLIZIONE IMPLOSIVA”

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Il giornalista José Antonio Zarzalejos accusa Pedro Sánchez di aver smantellato il modello costituzionale del 1978 con una strategia “destabilizzante” e dagli effetti “irreversibili”.

Nel suo nuovo libro, “La huella de Sánchez” (La Esfera, 2025), descrive il presidente come un leader che ha promesso l’opposto di ciò che ha fatto: indulti, amnistie e patti con coloro che affermava di respingere. Denuncia inoltre come le politiche di Sánchez abbiano sminuito il ruolo del Re e trasformato la monarchia parlamentare in una figura puramente “ornamentale”.

Secondo Zarzalejos, la società ha perso la sua capacità critica e le istituzioni sono state neutralizzate e indica l’arrivo di Dolores Delgado come Procuratore Generale come un punto di svolta.

Dolores Delgado García è una magistrata e politica spagnola. Dal 7 giugno 2018 al 12 gennaio 2020 è stata Ministro della giustizia nel Governo Sánchez.

Pedro Sanchez galleggia senza una vera maggioranza dopo che Carles Puigdemont, leader indipendentista catalano e figura chiave di Junts per Catalunya (JxCat), ha annunciato la rottura dell’accordo con i socialisti, privando così il premier spagnolo del sostegno parlamentare necessario per governare.

La decisione esplicita il malcontento crescente di JxCat nei confronti del governo di Sanchez, accusato dagli indipendentisti di non aver mantenuto le sue promesse.

L’accordo siglato nel novembre del 2023 aveva permesso a Sanchez di ottenere la fiducia grazie ai voti dei sette deputati catalani. In cambio, il governo si era impegnato a far approvare in Parlamento una legge di amnistia per i leader coinvolti nel tentativo di secessione del 2017.

La legge di amnistia è stata votata nel 2024, ma Puigdemont è stato escluso, in quanto la giustizia ha dichiarato inapplicabile l’amnistia ad uno dei reati, quello di appropriazione indebita, a lui contestato.

“Non siamo disposti a continuare ad aiutare un governo che non aiuta la Catalogna”, ha dichiarato il leader catalano, che vive sempre in esilio all’estero per sfuggire alla giustizia iberica.

La rottura priva Sanchez della maggioranza necessaria per approvare il bilancio e portare avanti l’azione di governo. “Potranno occupare le poltrone, ma non potranno governare”, ha avvertito Puigdemont, invitando il Partito Socialista a riflettere.

Tuttavia, non ha specificato se i deputati di JxCat voteranno una eventuale mozione di sfiducia contro il governo di sinistra assieme alla destra o all’estrema destra, fatto che provocherebbe la caduta dell’esecutivo e la convocazione di elezioni anticipate.

Per la Spagna si profila ora una crisi politica, mentre la Catalogna torna ancora una volta al centro del dibattito nazionale.

Con una sensibilità democratica ormai tipica dei socialisti spagnoli ed europei, Pedro Sanchez ha escluso la possibilità di elezioni anticipate.

In un’intervista concessa al quotidiano “El Pais”, Sanchez ha difeso la stabilità dell’attuale esecutivo e ha sostenuto che la complessità parlamentare “non è un problema, ma una realtà europea” compatibile con il buon governo. “L’unica opzione di governabilità è quella che oggi esiste con questo esecutivo di coalizione progressista in minoranza. In sette anni abbiamo dimostrato che complessità e buon governo possono andare di pari passo”, ha affermato.

Sul piano politico interno, Sanchez ha riconosciuto la necessità di maggiori intese con il Partito popolare (Pp), ma ha accusato il leader conservatore Alberto Nunez Feijoo di “rendere la destra spagnola prigioniera dell’estrema destra”.

Sanchez ha difeso la presunzione d’innocenza del procuratore generale dello Stato, al centro di un processo giudiziario con l’accusa di aver filtrato affermazioni alla stampa su un’indagine a carico del compagno della presidente della Comunità di Madrid, Isabel Diaz Ayuso, sostenendo che “la verità finirà per imporsi”.

Sulle indagini in corso sulla moglie Begona Gomez ed il fratello David Sanchez, il capo dell’esecutivo ha ribadito di avere “piena fiducia nella giustizia” e ha denunciato la “strumentalizzazione politica” di questi casi.

Sanchez ha poi confermato che si presenterà alla rielezione nel 2027, decisione maturata “dopo una riflessione personale e familiare” e motivata dall’esigenza di “consolidare le politiche socialdemocratiche in un’Europa sempre più orientata a destra”.

Riguardo agli scandali che hanno coinvolto esponenti del Partito socialista operaio spagnolo (Psoe), come José l’ex ministro Luis Ábalos, Sanchez ha assicurato che “il partito ha agito con fermezza e trasparenza”, ribadendo che “non esiste alcuna finanziamento irregolare”, ma ha ammesso una “profonda delusione personale” per Ábalos, del quale “ignorava certe condotte”.

Come si può ben vedere “La huella de Sánchez”, ossia l’impronta di Sanchez è quella di un profondo rispetto della democrazia, intesa nel senso che comando io, rimango al governo nonostante tutto, alla faccia degli interessi della Spagna. Non male per un socialista.

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  • Redazione

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