Home Opinioni LA VICENDA SALVINI DIMOSTRA CHE È GIUSTO RIFORMARE LA MAGISTRATURA

LA VICENDA SALVINI DIMOSTRA CHE È GIUSTO RIFORMARE LA MAGISTRATURA

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Ieri l’altro, 17 dicembre 2025, dopo 5 anni di una persecuzione che aveva il sapore di una caccia all’luomo, la Procura della Repubblica di Palermo ha dovuto riprendersi le sue carte, ridiscendere verso sud e riporre il suo ricorso carte processuali stesse in un armadio, dove sono ormai destinati ad appassire malinconicamente.

Parliamo dell’assoluzione in via definitiva di Salvini da parte della VI Sezione della Corte di Cassazione dall’accusa di sequestro di persona per aver impedito nel 2019 lo sbarco in Italia di clandestini salvati da una nave spagnola. E che in Spagna avrebbero dovuto essere portati.
Non era bastata la musata avuta con della assoluzione in primo grado. La gloriosa Procura che nel tempo ha espresso personaggi come il dottor Di Matteo, il dottor Ingroia ed il dottor Grasso non poteva accettare che una delle sue fantasiose ricostruzioni venisse messa in dubbio. Nemmeno si era limitata a proporre appello avanti la Corte palermitana. No: direttamente in Cassazione, perbacco!
Così, in vista di un annullamento della sentenza di primo grado si sarebbe ricominciato il giro delle 7 basiliche, ripartendo da Palermo. Si sarebbe così tenuto ancora per anni sulla graticola il ministro Salvini, l’odiato Salvini, il populista Salvini, l’eretico Salvini, che si era permesso di impedire che i confini nazionali venissero tenuti in considerazione meno di un muretto di confine fra due proprietà.
Purtroppo per loro, l’animosità, per non dire l’odio, ha l’effetto di far male a chi lo nutre, accecandolo. E così questo pool di magistrati dell’accusa, questi fenomeni che a suo tempo archiviarono l’indagine Mafia-Appalti aperta da Falcone e Borsellino per aprire quella Stato-Mafia, che vide accusato, e solo dopo dieci anni assolto, non un mafioso, un criminale, un assassino, ma un generale dei Carabinieri, ebbene questi supremi gestori del destino delle persone si sono per l’ennesima volta versati per negligenza il brodo bollente sui pantaloni.
Nel respingere il ricorso, infatti, la Suprema Corte ha rilevato che, se il fatto di aver impedito di sbarcare ai migranti salvati in mare era accertato, non vi era prova alcuna che tale comportamento avesse il fine doloso di privarli della libertà. Mancava, insomma, l’elemento psicologico del reato. Mancava il dolo, anzi, persino la colpa. Salvini, insomma, aveva avuto un comportamento non certo paragonabile a quello di chi rapisce qualcuno a scopo di estorsione, o di quel musulmano che chiude a chiave in casa moglie e figlie.
Lo sapevano, quei procuratori di Palermo, che la loro ipotesi accusatoria zoppicava? Sapevano ciò che uno studente di giurisprudenza impara alla prima lezione di diritto penale, e cioè che il reato si compone di un elemento materiale e di uno psicologico? Certo che si! E allora perché hanno voluto provarci ugualmente?
Credo si tratti di qualcosa di simile alle ultime disperate cariche di cavalleria avvenute nella Seconda Guerra Mondiale. Una per tutte: Isbuscenskij. Sapevano i cavalleggeri del Savoia Cavalleria di andare incontro alle katiusce russe ed alla morte certa, ma si gettarono lo stesso alla carica. Sia loro, sia i procuratori di Palermo sapevano di andare incontro alla sconfitta, ma non volevano arrendersi senza combattere.
La differenza è che, mentre il Savoia Cavalleria sacrificò se stesso per consentire alle altre truppe italiane di riuscire a liberarsi dalla morsa nemica, la procura di Palermo lo ha fatto per salvare se stessa, cioè quei briciolo di credibilità che ancora alcuni concedono a lei, come alle procure in generale. Con il risultato di perderla del tutto.
Chi può infatti, a questo punto, non volere una profonda riforma di una magistratura che, dopo aver spiato per odio politico persino sotto le lenzuola di Berlusconi, dopo aver archiviato lo speronamento di una nave della Guardia di Finanza da parte della graveolente Karola Rakete esaltata come eroina, ha gettato anni di impegno di costosi procuratori e magistrati, per una battaglia al confronto della quale Waterloo fu per Napoleone un trionfo?
Aggiungo, per finire, che probabilmente quei difensori del bene non hanno tenuto conto che, in questo frattempo, durato 5 anni, molte cose per fortuna nostra sono cambiate.
Per dirne una, il dottor Davigo da giudice di Cassazione che fu, è diventato un pregiudicato. Ed a Roma, nelle aule del Palazzaccio, sensi sopraffini hanno avvertito che il clima è cambiato. E che dalla Garbatella si è levato un venticello che ha raggiunto anche l’Oltre Tevere. The times they are a changing, avrebbe detto Bob Dylan. Anzi, the times have already changed, dice oggi la VI Sezione della Corte di Cassazione. 
 
 
 

 

 

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  • Redazione

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