
Il tema all’ordine del giorno è: salvare l’Occidente dalle menti distopiche.
La distopia è un’utopia negativa. Un’utopia è un’idea destinata a non realizzarsi sul piano pratico. Di isole utopiche la storia della filosofia ne fornisce parecchie. La distopia è un’utopia negativa, altrettanto destinata a non fare i conti con la realtà.
Il problema è che, attualmente, l’Occidente è nelle mani di élite dalle menti distopiche che possono portarlo alla sua fine, non solo economica, ma anche identitaria.
La peggiore delle distopie sta corrodendo gli Stati Uniti d’America, dove un blocco di potere sta giocando una partita con la morte dell’Occidente da troppo tempo.
In questo senso, come non essere d’accordo con il primo ministro ungherese Viktor Orbán, il quale al più famoso dei conduttori televisivi americani, Tucker Carlson, ha detto che l’Ucraina non ha alcuna possibilità di vincere la guerra contro la Russia e che Donald Trump è l’unica speranza dell’Occidente.
In un’intervista di martedì scorso, Orbán ha detto che la vittoria di Kiev contro Mosca “non è solo un malinteso. È una bugia. È impossibile [in quanto gli ucraini] finiranno i soldati prima dei russi. Ciò che alla fine conterà sarà la presenza sul campo e i russi saranno molto più forti”.
Analisi cruda? Si, ma analisi realistica.
Solo gli Stati Uniti possono porre fine alla guerra, ha aggiunto il leader ungherese.
Altra verità incontestabile. L’Europa non c’è e Kiev appare nettamente in confusione.
Alla domanda su cosa farebbe se fosse il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, Orbán ha detto: “Richiama Trump! Perché si sa, lo si può criticare per tanti motivi, ma la migliore politica estera degli ultimi decenni appartiene a lui. Non ha avviato alcuna nuova guerra, ha trattato bene i nordcoreani, la Russia e persino i cinesi… e se fosse stato il presidente al momento dell’invasione russa [dell’Ucraina], non sarebbe stato possibile farlo dai russi”.
“Trump è l’uomo che può salvare il mondo occidentale” ha affermato infine Orbán.
Far finire la guerra in Ucraina è la priorità numero uno dell’Occidente, a cominciare da quella parte dell’Occidente che è l’Europa, la quale sta avviandosi alla morte certa.
La Germania è in recessione. La Francia sta per essere espulsa dall’Africa. L’Unione Europea, ormai governata da menti distopiche, dominate dall’ideologia folle di Davos, continua a imporre un’agenda green e climatica che porta l’Europa alla sua fine tragica, nonostante i grandi gruppi finanziari stiano abbandonando la follia verde che trova adepti nella setta californiana, ormai ridotti a pensare alla costruzione di un Eden tutto loro, per isolarsi in un sogno demenziale.
La psicologia di Palo Alto sta producendo i suoi effetti disastrosi.
La ricchezza non è un male, ma quando diventa patologia è questione psichiatrica. Ci sono ricchi che pensano di essere gli unici umani in un contesto di subumani.
Non è una novità. Ci sono sempre state le idee idiote e demenziali della razza eletta, poi quelle oligarchiche, ma ora siamo arrivati agli dei dell’Olimpo di Mammona, che costruiscono la loro residenza edenica in California, prototipo di residenze minori per adepti della setta in varie parti del mondo (piccoli Eden Ztl).
Sono tutti imitatori del marchese del Grillo:” Io so’ io, e voi non siete un c****”.
Il tutto, manicomialmente, avviene mentre la realtà incalza, con il mondo che si ribella ai nuovi dei di Mammona, cosa che fa sì che con loro possa crollare l’intero Occidente, ridotto in mucillagine green impotente e miserevole.
Non è necessario essere dei geni per vedere come, mentre l’Unione Europea vive nella distopia green, l’Europa stia per essere espulsa dall’Africa e, soprattutto, dalla gestione delle materie prime.
Facciamo due conti con la realtà, a cominciare dai Paesi interessati a rivolgimenti che li hanno portati a cambiare riferimento, dalla Francia alla Russia.
Il Gabon, ultimo arrivato tra chi si ribella, è il secondo produttore al mondo di manganese e ha importanti miniere di oro e di ferro. A gestire il manganese ci sono società minerarie francesi che oggi sono messe alla porta.
Il Niger ha fra le principali risorse minerarie del Paese l’uranio, il carbone, il ferro, i fosfati, l’oro e il petrolio. A gestire le miniere di uranio era una società francese e il Niger ha fornito a Parigi uranio gratis e poi a basso costo. Ora la Francia è messa alla porta.
Il Mali è ricco di bauxite, oro, ferro, rame, nichel, fosfato, manganese, uranio, litio, calcare e sale. Il Mali non riesce a sfruttare le proprie risorse. Oltre a queste risorse, il governo afferma che il Paese possiede anche potenziali giacimenti di petrolio e gas. Nel Mali la Francia è stata messa alla porta.
Il Burkina Faso è ricco di oro. Nel Burkina Faso la Francia è stata messa alla porta.
La Mauritania è un Paese ricco di minerali ferrosi, rame, cobalto, oro, fosfati. C’è anche una buona presenza di idrocarburi. Anche in Mauritania in francesi non sono graditi.
Nel Ciad, tra le risorse minerarie domina il petrolio, con una raffineria a N’Djamena e un oleodotto che trasporta il greggio al porto di Kribi in Camerun. C’è il carbonato di sodio estratto dal lago Ciad e si sono importanti giacimenti di oro. Qui la Francia non è gradita.
Nel Sudan ci sono depositi di minerali di ferro, manganese, oro, argento, cromite, zinco, tungsteno, rame, mica, gesso, nonché petrolio e nel Sud Sudan ci sono oro, argento, diamanti, coltan, tungsteno, uranio, rame. Anche qui il gradimento è andato altrove, verso la Russia.
La Guinea è caratterizzata da abbondanza di risorse naturali, tra cui la più grande riserva conosciuta nel mondo di bauxite. Ci sono importanti depositi di minerali di ferro, diamanti, oro ed uranio ed inoltre potenziali giacimenti marittimi di petrolio e gas. Anche in questo caso i francesi non sono graditi.
Quando diciamo francesi, di fatto diciamo Europa, perché i tedeschi non hanno ex colonie a loro ancora legate, così come non ci sono legami come quelli che aveva la Francia con i Paesi africani da parte di Spagna, Portogallo, Italia, Grecia.
L’Inghilterra, come è noto, non è più nell’Unione Europa e si fa gli affari propri.
Le colonie francesi comprendevano nell’Africa occidentale francese Costa d’Avorio, Senegal, Dahomey (attuale Benin), Guinea francese (attuale Guinea), il Sudan francese (attuale Mali), il Niger, la Mauritania e l’Alto Volta (attuale Burkina Faso).
Aggiungiamo Marocco, Alegeria, Tunisia, Camerun e Gabon, Congo centrale (oggi Repubblica del Congo), Ubangin- Sciari (oggi Repubblica Centrafricana e Ciad.
Cosa resta di tutta questa parte dell’Africa ai francesi e alla conseguente influenza europea? Ben poco.
L’Ecowas, che i francesi vorrebbero utilizzare per combattere i rivoltosi, è composto da: Benin, Capo Verde, Costa D’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea Bissau, Liberia, Nigeria, Senegal, Sierra Leone, Togo. Nell’insieme, a parte la Nigeria, nessun intervento sarebbe possibile senza che ci mettessero le mani Francia e Usa.
E’ possibile un’altra guerra per procura alla Russia in Africa?
Vista l’attuale situazione sarebbe una corsa folle verso il suicidio.
La compagnia di ventura Wagner, data per prossima al disfacimento dopo la morte del suo proprietario e del suo comandante, è più viva che mai e sta reclutando.
Il direttore di Analisi Difesa, intervistato la sera del 27 agosto al Telegiornale della Svizzera Italiana RSI circa il futuro della compagnia militare privata russa Wagner, ha affermato che “la Wagner del futuro sarà molto più controllata da Mosca, ma al tempo stesso tornerà alle origini, alla clandestinità. Il Cremlino potrà sempre dire: non siamo noi, non li conosciamo. La Wagner ha spesso lavorato nell’ombra, in segreto, cominciando a combattere molto prima che Mosca mandi le proprie truppe regolari, cosa che a volte nemmeno avviene. In Siria si è schierata a fianco del regime di Assad molto prima che Mosca si decidesse a mandare un contingente delle sur forze regolari, nel 2015. L’Africa rimarrà un settore chiave, perché – prosegue Gaiani – tutta l’Africa subsahariana mostra crescente insofferenza verso gli occidentali, a cominciare dall’ex potenza coloniale francese”.
Diciamo pure che in Africa ribolle un sentimento antioccidentale perché l’Occidente si è presentato continuamente con il volto del colonialismo e della subordinazione agli interessi occidentali garantiti da caste di potere supine e vassalle dell’Occidente.
Ora c’è un mondo che si ribella.
In questo mondo la Wagner giocherà un ruolo, perché non è solo una compagnia di ventura, ma anche una società di affari, una società di consulenza per la propaganda e la longa manus della Russia. La Wagner si fa pagare in oro che probabilmente mette dei forzieri della Russia e in parte in quelli degli Emirati Arabi per autofinanziarsi.
Con la morte del cuoco di Putin, la Wagner è tornata ad essere quello che era, uno strumento del Gru e dell’Fsb.
Nel frattempo i Brics hanno associato Paesi africani e del Medio Oriente, con i quali viene meno il controllo da parte occidentale del Mar Rosso e del Golfo Persico.
Salvare l’Occidente, l’America, l’Europa, significa non essere filo americani, come qualche scellerato idiota continua a voler dire di chi critica la politica dei distopici mentali? No. Significa non assecondare la distopia di chi oggi governa Usa ed Europa, perché la distopia mentale, che ha come punte eclatanti i pazzi del nuovo Eden green californiano, adepti di Mammona, è anche la distopia dei Biden e di chi lo sostiene, mentre l’esame di realtà è quello dei Donald Trump e dei Kissinger, che guardano alla realtà e non ai sogni dittatoriali di un branco di miliardari distopici che, mentre coltivano il loro zoo green ztl, non si rendono conto che il mondo li sta mandando a picco.
Noi sul Titanic dei distropici non vogliamo navigare. Motivo per il quale stiamo dalla parte della realtà e della sue dinamiche e anche di chi in Occidente vuole salvare l’Occidente.





