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ROSSO SOROS O ROSSO CINA, TERTIUM NON DATUR

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Chiedersi oggi se esista una sinistra riformista, cercando di identificarla nei lacerti di quella che fu la sinistra italiana, è pura perdita di tempo. La sinistra è defunta.

Ad aiutarci a capire c’è l’armocromia.

Il colore armocromico della sinistra era il rosso.

Oggi il rosso è l’anagramma di Soros o il rosso Cina.

Nel primo caso il Rosso-Soros sta colonizzando il Pd, trasportandolo nella deriva woke.

Nel secondo caso il Rosso-Cina è il colore del partito cinese in Italia, che attraversa una parte del Pd e il M5S.

I due rossi sono in parte compatibili e in parte incompatibili e, comunque, non costituiscono un possibile insieme armocromico.

Il resto è frattaglia più o meno votata alla disperazione.

Le fughe da Rosso-Soros dimostrano che è in atto un tentativo di riciclaggio, tardivo, di personaggi la cui credibilità è ormai spenta.

Dove può avvenire il riciclaggio?

Nell’isola che non c’è?

Nel museo delle cere dei vecchi partiti dei quali sono rimaste solo le sigle e un patetico gruppo di nostalgici?

A rivitalizzare la cera c’è il pericolo di scioglierla. Meglio lasciarla in frigorifero per eventuali studi storici.

Questi sono tempi nei quali la destra ha riempito i vuoti creati dall’assenza della sinistra, la quale, nel frattempo, ha venduto l’anima alla finanza, abbandonando la politica.

Può rinascere la sinistra?

Non è impossibile, se non si fa immiserire negli inutili dibattiti dei reduci, dei nostalgici o dei riciclati in cerca di una sigla a cui appoggiare un tentativo di rifarsi la verginità.

Oggi qualsiasi possibilità di esistenza di una sinistra laica e riformista sta nella riscoperta dei fondamentali, a cominciare dalla politica estera e a una ferrea, decisa, inamovibile, trasparente lotta al comunismo finanziario, per ridare voce e potere alla politica.

Una sinistra laica e riformista non può che essere collocata nella cultura occidentale e non può che fare i conti con un’Europa che non sia quella fallimentare e grottesca, nonché oppressiva, uscita da Maastricht.

Una sinistra laica e riformista non può che essere attenta a quanto avviene negli Usa, evitando di avere qualsiasi affinità con l’estremismo alla Ocasio-Cortez. L’America non è il Partito democratico, oggi più che mai Rosso-Soros. A fare da succursale c’è già il Pd.

Una sinistra laica e riformista non può non ridefinire il proprio approccio al welfare.

Una sinistra laica e riformista non può non essere il baluardo della libertà, in tutte le sue declinazioni, e della democrazia. Pertanto non può essere Rosso-Cina.

Nel pantone dei colori oggi il rosso è il colore dell’equivoco, occupato dal suo anagramma o dalla bandiera del Dragone.

Prima di pensare ai colori è opportuno pensare alle idee, guardando alla realtà.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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