Home Politica RERUM NOVARUM È ANCHE FAMIGLIA TRADIZIONALE

RERUM NOVARUM È ANCHE FAMIGLIA TRADIZIONALE

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Lo sforzo dei giornali del progressismo per far diventare, nonostante il nome e le prime esternazioni, Leone XIV come un Francesco due, continuatore della linea del suo predecessore, è perfettamente nella linea della falsificazione di ogni realtà perseguita per anni dal capitalismo finanziario globalista.

La realtà non conta. Conta quello che si vuole che sia la realtà e a quella narrazione si devono adeguare tutti i poveri appartenenti alla massa.

In questi ultimi trent’anni di delirio abbiamo dovuto assistere all’affermazione dell’idiozia immane della fine della storia, coincidente con il globalismo finanziario e con gli Usa neocon come unico soggetto geopolitico rimasto a diffondere nel mondo la verità distillata negli States.

Di follie ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori, dal green, al woke, all’ecologismo climatico, fino alla predicazione dell’idea che puoi essere ciò che vuoi, al di là della natura.

Dietro a queste teorie, oltre al cosmismo transumanista, c’è quel: “Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge”, contenuta nel testo: “Il Libro della Legge” di Aleister Crowley. Frase che sembra essere divenuta il paradigma fondante di tutto quanto abbiamo conosciuto in questi anni.

Aleister Crowley, figura controversa di occultista, ha plasmato il pensiero esoterico del Novecento con la sua filosofia del Thelema, che pone la volontà individuale al centro.

L’ideologia di Aleister Crowley è associata al suo sistema filosofico-religioso chiamato Thelema e si basa su principi che combinano misticismo, esoterismo, occultismo e individualismo radicale.

Anche la Chiesa ha conosciuto, negli ultimi tempi, soprattutto in Germania, derive che fuoriescono sia dalle leggi di natura, sia dalle leggi proprie del cattolicesimo.

Il riferimento di Leone XIV alla Rerum Novarum, non può essere collocato solo, con buona pace dei giornali del progressismo militante, in relazione al lavoro.  

Nell’enciclica di Leone XII si legge, infatti: “Per legge inviolabile di natura incombe al padre il mantenimento della prole: e per impulso della natura medesima, che gli fa scorgere nei figli una immagine di sé e quasi una espansione e continuazione della sua persona, egli è spinto a provvederli in modo che nel difficile corso della vita possano onestamente far fronte ai propri bisogni: cosa impossibile a ottenersi se non mediante l’acquisto dei beni fruttiferi, ch’egli poi trasmette loro in eredità. Come la convivenza civile così la famiglia, secondo quello che abbiamo detto, è una società retta da potere proprio, che è quello paterno. Entro i limiti determinati dal fine suo, la famiglia ha dunque, per la scelta e l’uso dei mezzi necessari alla sua conservazione e alla sua legittima indipendenza, diritti almeno eguali a quelli della società civile. Diciamo almeno eguali, perché essendo il consorzio domestico logicamente e storicamente anteriore al civile, anteriori altresì e più naturali ne debbono essere i diritti e i doveri. Che se l’uomo, se la famiglia, entrando a far parte della società civile, trovassero nello Stato non aiuto, ma offesa, non tutela, ma diminuzione dei propri diritti, la civile convivenza sarebbe piuttosto da fuggire che da desiderare”.

“È dunque un errore grande e dannoso – prosegue Leone XIII – volere che lo Stato possa intervenire a suo talento nel santuario della famiglia. Certo, se qualche famiglia si trova per avventura in si gravi strettezze che da sé stessa non le è affatto possibile uscirne, è giusto in tali frangenti l’intervento dei pubblici poteri, giacché ciascuna famiglia è parte del corpo sociale. Similmente in caso di gravi discordie nelle relazioni scambievoli tra i membri di una famiglia intervenga lo Stato e renda a ciascuno il suo, poiché questo non è usurpare i diritti dei cittadini, ma assicurarli e tutelarli secondo la retta giustizia. Qui però deve arrestarsi lo Stato; la natura non gli consente di andare oltre. La patria potestà non può lo Stato né annientarla né assorbirla, poiché nasce dalla sorgente stessa della vita umana. I figli sono qualche cosa del padre, una espansione, per così dire, della sua personalità e, a parlare propriamente, essi entrano a far parte del civile consorzio non da sé medesimi, bensì mediante la famiglia in cui sono nati. È appunto per questa ragione che, essendo i figli naturalmente qualcosa del padre… prima dell’uso della ragione stanno sotto la cura dei genitori. (S. Th. II-II, q. 10, a. 12) Ora, i socialisti, sostituendo alla provvidenza dei genitori quella dello Stato, vanno contro la giustizia naturale e disciolgono la compagine delle famiglie”.

E’ anche con queste posizioni espresse in un’enciclica, certamente datata e aggiornabile, ma i cui contenuti non possono essere stravolti, che probabilmente dovranno fare i conti coloro che tirano per la veste Leone XIV per convincersi e per convincere che nulla è cambiato e che tutto procede sulle orme di Bergoglio.

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  • Redazione

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