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Referendum, serietà cercasi

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Referendum, serietà cercasi

La sinistra che ha guidato nel tempo il processo di riforma ora lo osteggia

Su HuffPost Italy, che leggo spesso perché lo considero una fonte di informazione valida e una fonte di riflessioni interessanti anche se talvolta da controdedurre, vi è un articolo sul Sì di Andrea Bocelli che mi sembra emblematico della qualità del dibattito che si sta avendo sul referendum.
«Anche Andrea Bocelli stona (sul referendum)» è il titolo di un “pezzo” non firmato, che contiene una sequela di contestazioni profondamente strumentali, quando non anche non veritiere.

L’incipit è che il parere di Bocelli sarebbe «del tutto fuori contesto e suscita ragionevoli obiezioni sia sul piano della competenza giuridica sia su quello dell’uso della memoria storica».

Tralascio il “fuori contesto”: è talmente sciocco che non mi va sparare sulla Croce Rossa.

Mi soffermo appena sulla non competenza giuridica di un laureato in legge come Bocelli («La formazione accademica non equivale a una valutazione tecnica sulle ricadute pratiche di una riforma complessa»).

Lo condivido: ma mi domando perché la stessa osservazione non si fa con i laureati in legge Schlein e Conte, o con il laureato in lettere Fratoianni, per tacere, poi ,del geometra Bonelli.

Perché questi ultimi sono politici e la discussione non è sul merito ma esclusivamente politica?

Mi sta bene così: basta dirlo, non nasconderlo come l’intero articolo fa.

E veniamo alle cose serie.

Le obiezioni storiche sarebbero che il richiamo a Falcone e a Di Pietro non regge perché sono persone di epoche diverse. Onestà intellettuale avrebbe invece legato queste due posizioni assolutamente convergenti ad un excursus storico che passa per alcuni riconoscimenti della necessità e validità della separazione delle carriere: quello della Dalemiana “bicamerale” (1999), di Pisapia (2004), del documento di Debora Serracchiani, Graziano Delrio, Matteo Orfini, Vincenzo De Luca e Lorenzo Guerini a sostegno di Maurizio Martina (2019). Dunque, un continuum.

La sinistra non ha soltanto consentito, ma ha anche guidato, il processo di riforma che oggi può trovare compimento con la separazione delle carriere. E che oggi osteggia.

La domanda del perché poi nessuno ha portato a termine nulla, mi “obbliga” a ricordare che, nel 2007, sotto il governo Prodi, il ministro della Giustizia Clemente Mastella presentò un ddl costituzionale di separazione delle carriere, sostenuto dai DS e dalla Margherita.

Il solo accenno alla questione ebbe come conseguenza che l’iter si interruppe con la caduta del governo. Motivo: le dimissioni di Mastella dopo che la moglie era stata incriminata ed arrestata..

«Ho resistito a molte scorribande corsare sul fronte personale ora però getto la spugna. Mi dimetto, ho paura: sono percepito come un nemico da frange estremiste delle toghe che hanno preso mia moglie in ostaggio».

«Mi dimetto per senso dello Stato, sono un ministro della Giustizia che non riesce a difendere la moglie da un provvedimento ingiusto».

È l’intervento di Mastella alla Camera nel motivare le sue dimissioni. 11 anni di processi e mortificazioni. Tutte raccontate da Mastella.

La conclusione: assoluzione con formula piena. Riportata in un trafiletto di cronaca locale da “La Repubblica”. Nel silenzio più profondo della grande informazione. Oggi Mastella, legittimamente, dice che voterà No: ma dice anche qualcos’altro che, se si vuole, cercando sui media, si trova.

Infine, la scorrettezza. Che mi indigna profondamente.

«Giovanni Falcone difendeva la separazione delle funzioni all’interno dello stesso ambito – vale a dire una distinzione di ruoli e responsabilità – ma non la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri come oggi viene proposta».

Davvero?

Questo il testo, disponibile per chi lo voglia rileggere, di quanto scritto da Giovanni Falcone, nel 1989 “Comincia a farsi strada faticosamente la consapevolezza che la regolamentazione delle funzioni e della stessa carriera dei magistrati del pubblico ministero non può più essere identica a quella dei magistrati giudicanti”.

Funzioni e carriere, senza alcuna confusione dei due termini. E chi ha frequentato Falcone sa bene perché parlava di funzioni e di carriere da separare. E da cosa sapeva di doversi guardare. D’altronde, l’ostracismo dei poteri e l’abbandono di Falcone e Borsellino è tra le cause della loro morte.

Questa è storia. Mi domando solo quante macerie resteranno dopo che si sarà votato. Ma, soprattutto, da queste macerie cosa potrà mai nascere.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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