
di Alessandro Roazzi
Adesso comincia il bello? Mah, qualcosa si muove. La ormai celebre foto di Trump con Zelensky non dice molto sul piano concreto ma tanto sul cambiamento diplomatico possibile, rivalutando Zelensky come interlocutore.
Trump e’ davanti ad un percorso difficoltoso: non ha piegato la Cina, che anzi si vanta per non aver piegato la testa e non aver perso l’alleato Putin, non ha piegato la Fed; l’Europa imbalsamata si è scossa sia pure impercettibilmente e non ha voglia di sparire, anche perché si è infilata pure la Gran Bretagna sia pure…abusivamente.
Per giunta Gaza è tutto meno che la…Costa azzurra, semmai una tragedia sempre tremenda, l’onda dell’antisemitismo monta, malgrado il terrorismo di Hamas sia più isolato di qualche tempo fa.
Le difficoltà’ vanno messe nel conto in un mondo senza più regole ed equilibri.
Però’ Trump a questo punto potrebbe rischiare parecchio se vorrà regalare la…Ucraina a Putin. Anche se gli statunitensi “se ne fregano”.
Lo stesso conservatorismo nel costume, che ha pochi ma indubbi motivi di buon senso, alla lunga non e sufficiente a garantire il consenso, gli americani prima guardano gli scaffali dei negozi e poi la propria coscienza a quanto pare.
Trump insomma ha bisogno di fermare le battute d’arresto e cominciare a incassare qualche successo politico, la libertà Ucraina potrebbe essere un rinforzante zabajone. Ma c’è’ bisogno di tempo per costruire un compromesso non facile.
Va detto, da uno che non lo stima, che però finora Trump ha usato solo la politica e questo forse lo si è sottovalutato, mentre proprio la politica potrebbe aprire spiragli nuovi.
Non ci sono morti americani, non ci sono rischi per conflitti mondiali più avanzati. Ma non basta. Le prossime settimane ci diranno quali saranno i passi indietro che gli USA faranno ancora e quali passi avanti faranno i conflitti in atto.
La morte di papa Francesco è divenuta un crocevia che ha alimentato la speranza. Ora non si potrà che fare sul serio.





