Home Politica estera PUTIN: UN ORDINE MONDIALE DURATURO «IMPOSSIBILE SENZA UNA RUSSIA FORTE E SOVRANA»

PUTIN: UN ORDINE MONDIALE DURATURO «IMPOSSIBILE SENZA UNA RUSSIA FORTE E SOVRANA»

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Senza nominarlo apertamente, ma con un riferimento chiaro, Putin, nel discorso fatto alla Duma, ha evocato la fine di Napoleone Buonaparte quando si mise in testa di attaccare la Russia. La disfatta della Beresina equivale a quella di Hitler a Stalingrado.

Lo zar di tutte le Russie ha detto a Macron e a chi lo volesse seguire con le truppe europee o Nato che farà la fine dell’imperatore corso.

Non solo, il leader del Cremlino ha detto a chiare lettere che la strategia di questi trent’anni di continuo accerchiamento Nato della Russia collegata al tentativo di ridurre Mosca ai minimi termini, di fiaccarla e di renderla una potenza regionale ininfluente, è destinata a scontrarsi con la dura realtà di un Paese che ha un arsenale atomico e missilistico tale da sconvolgere il mondo prima di soggiacere a chiunque.

Inutile andar per viole. I conti con lo zar si devono fare, perché Putin, piaccia o non piaccia, non è disposto a farsi condizionare.

«Hanno cominciato a parlare della possibilità di inviare contingenti militari della Nato in Ucraina – ha affermato Putin davanti alla Duma – ma ricordiamo il destino di coloro che una volta inviavano truppe nel territorio del nostro Paese. Ma ora le conseguenze per i potenziali interventisti saranno molto più tragiche».

«L’Occidente – ha aggiunto – sta cercando di trascinare la Russia in una nuova corsa agli armamenti, ripetendo così lo scenario degli anni Ottanta», ma «gli oppositori della Russia devono ricordare che essa dispone di armi in grado di colpire obiettivi sul loro territorio. È insensato dire che la Russia si sta preparando ad attaccare all’Europa. Allo stesso modo sono infondate le accuse sui presunti piani della Russia di collocare armi nucleari nello spazio».

Tuttavia, avverte Putin, «la Russia continua a lavorare allo sviluppo di armi promettenti che verranno svelate presto».

L’avvertimento è netto, chiaro, senza possibili fraintendimenti. La Russia non farà la fine dell’Urss e se qualcuno pensa di ridurla ai minimi termini, come pensava Obama, si sbaglia, perché Mosca ha le armi sufficienti e la determinazione necessaria per inviare missili a testata nucleare su obiettivi occidentali se venisse attaccata.

Ed eccoci arrivati al punto politico di fondo del discorso di Putin: un ordine mondiale duraturo è «impossibile senza una Russia forte e sovrana».

In questo scenario, dipinto in modo chiaro, si deve arrivare ad una svolta che chiuda la fase dell’accerchiamento Nato e che prenda atto che la Russia non è riducibile alle dimensioni geopolitiche, militari ed economiche che volevano gli americani del Clan Clinton-Obama (Biden è un esecutore senza alcuna valore intrinseco), in associazione con il Clan Bush.

La politica della Nuland in associazione con Soros in Ucraina è fallita e non è foriero di orizzonti di pace l’arrivo della Svezia nella Nato.

CARTINA NATO3

Se osserviamo la cartina che riguarda i Paesi Nato in Europa è palese che il Mar baltico è diventato un lago Nato.

Sul Mar Baltico si affaccia l’oblast Kaliningrad, con un’estensione di 15. 125 km² e con una popolazione di 1. 018. 624 abitanti, comprendente un territorio pianeggiante e uniforme, exclave della Federazione Russa tra la Lituania e la Polonia.

Dal 1952 la città è il quartier generale della Flotta del Baltico. Grazie al clima favorevole dell’area, ad oggi Kaliningrad e Baltijsk (sub porto di Kaliningrad) sono gli unici due porti russi sul Mar Baltico a non ghiacciare per tutto l’anno e ciò li rende, di conseguenza, gli unici dove poter mantenere la flotta per l’intero anno.

Se andiamo sul Mar Nero, è evidente che un ingresso dell’Ucraina nella Nato avrebbe di fatto accerchiato la Russia anche sul mare che consente l’accesso al Mediterraneo e bloccato, con il Mar D’Azov, l’accesso russo, tramite le vie d’acqua, ai cinque mari.

Dopo l’apertura nel 1952 del canale Don-Volga, il Mare d’Azov è divenuto un perno del «sistema dei cinque mari», perché è il nodo che collega il Mar Nero al Caspio, entrambi collegati al Baltico e al Mar Bianco. L’area è fitta di canali e di vie navigabili.

Il sistema delle vie navigabili interne russe è capillare, con una rete di 101.700 km, 35.000 dei quali con un tirante d’aria e un tirante d’acqua garantiti. Altri 16.000 km innervano le vie artificiali.

E’ del tutto chiaro che la logica talassocratica Usa ha tentato di stringere una corda al collo della Russia per impedirle di accedere ai mari o, comunque, di limitarne l’accesso.

Un’entrata nella Nato dell’Ucraina prima della guerra, avrebbe limitato gli accessi al Mar D’Azov e alle vie dei cinque mari e al Mar Nero.

Non solo, un’Ucraina nella Nato avrebbe eliminato qualsia “cuscinetto” mettendo la Nato ai confini con la Russia.

La confessione del New York Times che dal 2014 sono operative in Ucraina ai confini con la Russia 12 basi della Cia è come dire che l’Ucraina è un sorta di Marca d’Oriente degli Usa, della quale il marchese è stato per anni il vice presidente di Obama Joe Biden e lo sceriffo la Nuland.

Putin è stato chiarissimo: o si fa la pace e allora la corda al collo deve sparire o si fa la guerra e allora si sappia che la Russia è disposta, come ai tempi di Guerra e Pace, a far arrivare Napoleone a Mosca e a fargliela incendiare, per poi farlo finire nel nulla o, meglio, alla Beresina. In questo caso la Beresina contempla anche l’opzione missilistica e nucleare.

Che facciamo? Proseguiamo con le macronate, con la chiacchierate belliche della signora Ursula che pensa di comprare i fucili per tutti, così come ha comperato le siringhe, con le idee strampalate di Borrell o ci sediamo ad un tavolo a prendiamo atto che la Russia non è riducibile alla misura di Obama, di Soros e della Nuland?

La finanza schiera Joe Biden, che ottenebrato, dà a Putin del figlio di puttana, i socialisti fabiani europei, traditori del socialismo, come scrive oggi opportunamente Alessandro Roazzi, i vari macron e von der quello e von del quello e Putin schiera i missili e le testate nucleari.

Che facciamo? Mandiamo la Legion a metterlo in riga, o la Bundeswehr con i manici di scopa?

Anche sul piano economico, il vate delle misure che faranno grande l’Unione Europea, ossia Mario Draghi, ha inventato le sanzioni, il price cap, il blocco dello swift. Non ne ha indovinata una, ma è sempre lì che prepara programmi salvifici.

Putin risponde così.

L’economia russa, ha detto il leader del Cremlino, è «la quinta» del mondo e «nel prossimo futuro» diverrà «una delle quattro maggiori potenze economiche» in termini di potere d’acquisto. Grazie alle risorse naturali del Paese, il Pil russo è rimbalzato rapidamente dopo la caduta brusca del 2022. Putin ha detto che ritiene importante che la Russia rafforzi i suoi legami con i Paesi arabi e latinoamericani.

«Noi, insieme ai Paesi amici, continueremo a creare corridoi di approvvigionamento efficienti e sicuri, a costruire una nuova architettura finanziaria globale su basi tecnologiche all’avanguardia e priva di interferenze politiche. Tanto più che l’Occidente porta discredito sulle proprie valute e sul sistema bancario».

Non sottovalutiamo la Transnistria.

L’appello del presidente dello Stato non riconosciuto che è l’ultimo scampolo di Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche è stato accolto dal Cremlino, sempre che non sia stato sollecitato.

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Come si può vedere dalle cartine, con un piccolo collegamento in territorio ucraino la Transnistria potrebbe ottenere l’accesso la mare e, entrando nella Federazione Russa, accerchiare Odessa, sempre ché Putin, se la guerra prosegue a oltranza, non pensi anche di prendersi l’unico porto ucraino rimasto a Kiev e di interdire all’Ucraina l’accesso al mare.

Il gioco, come è chiaro, è in mano agli Usa. Fallita l’operazione Obama-Nuland ora l’America deve decidere se vuole rischiare di vedersi direttamente impegnata, non più per procura, in un confronto con la Russia o se intende sedersi ad un tavolo e capire che è da mettere in atto un nuovo ordina multilaterale.

Per quanto riguarda i chiacchieroni europei c’è solo da considerare con mestizia la loro infinita deprimente miseria politica: insipienti, incapaci, tracotanti e smargiassi. Niente di più.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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