di Giorgio Cattaneo
Nel mondo delle favole, quello in cui così spesso i grandi media vorrebbero farci vivere, la Russia avrebbe utilizzato in un teatro di guerra, per la prima volta nella storia, un missile balistico intercontinentale: il 21 novembre si sarebbe schiantato in piena notte nella zona industriale di Dnipro, senza causare vittime. Spettacolo impressionante, ripreso dalle telecamere: sei diverse esplosioni multiple, nel giro di una manciata di secondi. Più missili, dall’effetto devastante, o un unico “grappolo” di ordigni presenti sul medesimo razzo?
Nel mondo reale, tramite singole notizie di agenzia, sia pure frammentarie, è invece relativamente agevole ricostruire l’accaduto. A titolo dimostrativo (e dopo aver avvertito gli Usa, mezz’ora prima) Mosca avrebbe impiegato un vettore tattico a medio raggio, in risposta alla pioggia di missili – americani e soprattutto inglesi – lanciati verso il suolo russo nelle ore precedenti: missili per lo più fatti esplodere in volo dalla contraerea di Mosca. Più complicato, invece, fermare il missile russo: quello caduto su Dnipro sarebbe ipersonico, dunque difficilmente intercettabile.
GLI INGLESI E LA DETERRENZA IPERSONICA DI MOSCA
Il drammatico messaggio, ancora una volta a carattere comunque dissuasivo, sembra esplicito: vorrebbe alludere alla ventilata superiorità di Mosca, che disporrebbe di missili invisibili e fulminei (fino a 20 volte la velocità del suono). Illuminante anche il puntuale preavviso indirizzato agli Stati Uniti, superpotenza formalmente capofila del fronte anti-russo. Gli Usa vengono però nettamente distinti da quella che Mosca considera la principale minaccia alla sua sicurezza, ovvero la Gran Bretagna. Con Boris Johnson, Londra fece fallire i negoziati-lampo convocati in Turchia già nel marzo del 2022.
Virtualmente, le trattative sul Mar Nero avrebbero potuto mettere fine alle ostilità dopo appena un mese dall’ingresso delle truppe russe nel Donbass. Com’è noto, l’invasione maturò al culmine di una crisi innescata sin dal 2014 dalla brutale messa al bando della popolazione russofona, maggioritaria nell’Est Ucraina. Una vasta componente sociale letteralmente perseguitata dall’allora premier di Kiev, Petro Poroshenko, con l’appoggio di falchi “neocon” come Victoria Nuland.
GLI ACCORDI DI MINSK: LA GOLDEN EURASIA
Lo stesso Zelensky avrebbe poi vinto le elezioni nel 2019 proprio con la promessa di porre fine alla campagna governativa contro i russofoni, spesso imparentati con gli ucraini etnici: chiaro segno del sentimento pacifico della maggioranza del popolo ucraino, prima che la situazione precipitasse. A quanto pare sarebbe stata decisiva la scelta unilaterale, da parte di Kiev, di non rispettare gli Accordi di Minsk appena firmati con i russi per smilitarizzare il Donbass e scongiurare la guerra.
Di quegli accordi, ignorati da Zelensky – evidentemente su pressione di poteri atlantici – si erano fatti garanti la Francia e la Germania. Angela Merkel, che aveva ammesso che in realtà i negoziati di Minsk sarebbero serviti solo a prendere tempo per armare l’Ucraina, si è ora pronunciata contro l’impiego dei missili occidentali sul territorio russo.
ATACMS, STORM SHADOW E CONTRAEREA
Purtroppo, anziché di negoziati, la concitata cronaca delle ultime ore parla di pericolosi scambi missilistici, che rappresentano un’indubbia escalation nel conflitto. Ad aprire le danze, il 19 novembre, il lancio (forse “telefonato”) di una salva di missili statunitensi Atacms nei cieli di Marijno, remoto villaggio nella regione del Kursk, dove gli ucraini hanno aperto una falla nelle retrovie russe occupando territori agricoli. Secondo il Cremlino, i 6 Atacms – vettori tattici, con gittata fino a 300 chilometri – sarebbero stati tutti intercettati dalle batterie antimissile S-400 della Federazione Russa.
Più insidioso l’attacco sferrato l’indomani contro un deposito di munizioni a Kerchov, nella provincia russa di Bryansk, attraverso un numero imprecisato di missili da crociera inglesi Storm Shadow, alcuni dei quali (dicono i russi) sarebbero stati intercettati in volo. Di qui la risposta di Mosca a strettissimo giro, con il super-missile “imparabile” caduto il giorno dopo, prima dell’alba, sui capannoni industriali di Dnipro, a quell’ora fortunatamente deserti.
L’ORESHNIK, NEL GIORNO DELLA MORTE
Stando alle prime reazioni ucraine, poteva trattarsi di un micidiale Rs-26 Rubež, missile balistico intercontinentale a medio-lungo raggio: sarebbe stato il primo a essere impiegato in un conflitto. Ipotesi poi tramontata nel giro di qualche ora: quello scagliato da Mosca era un potente missile balistico ipersonico Oreshnik, di medio raggio, capace di viaggiare alla velocità di tre chilometri al secondo: cosa che gli consentirebbe di eludere le tradizionali difese antiaeree.
Spesso, le élite mondiali utilizzano anche il linguaggio parallelo dei simboli: la data del lancio russo (21 novembre 2024) ha per somma numerologica il 13, che nei Tarocchi corrisponde alla Morte. Non può sfuggire nemmeno il fatto che la tempesta missilistica est-ovest si sia scatenata in corrispondenza dell’ingresso di Plutone in Acquario, che per gli astrologi corrisponde all’avvento di un ventennio dal carattere rivoluzionario.
IL POTERE CHE CREDE NELLE STELLE
Questa rarissima configurazione celeste, che ricorre solo ogni due secoli e mezzo, storicamente avrebbe sempre coinciso con rivolgimenti epocali: l’affermarsi a Roma della religione cristiana, la nascita del Sacro Romano Impero, lo Scisma d’Oriente, il Rinascimento. Ultimo passaggio alla fine del ‘700, con il sorgere del mondo industriale: la rivoluzione americana e quella francese, con la caduta dell’Ancien Régime, l’alba della democrazia e l’avvento dell’evo moderno. Corollario: il tramonto dell’assolutismo monarchico e l’inizio della fine dell’oscurantismo vaticano.
Che qualcuno tuttora affermi di “non credere” all’astrologia, ridendo della narrazione che descrive il presunto influsso del cielo sugli eventi terreni (tenuto invece in gran conto dai filosofi e dagli astronomi antichi, poi ribadito dallo stesso San Tommaso) è del tutto irrilevante: basta infatti sapere che i grandi decisori, ultra-convinti delle influenze astrali, basano proprio sullo zodiaco il calendario delle proprie scelte. Ogni singolo decreto viene emanato tenendo conto innanzitutto della “mappa” celeste del momento, interpretata attraverso la simbologia degli archetipi astrologici.
FUOCO, NELL’ANNO DEL DRAGO
Dunque: una grandinata di missili per dare il benvenuto alla stagione pluto-acquariana, attesa da molti (“new age” e non solo) come possibile inizio di un’era fondata sulla concordia? Un’occhiata alla storia dovrebbe essere istruttiva: tutte le svolte avvenute in quel fatidico, ricorrente ventennio astrologico, sono state innescate da scontri anche violentissimi, prima che il mondo potesse stabilizzarsi – in modo più progredito – grazie al nuovo ordine, spesso instaurato al prezzo di dure lotte.
Meglio non farsi troppe illusioni, sull’Acquario, che può anche scatenare forze incontrollabili: lo afferma una studiosa come Vittoria Molinari Fornari, raffinata cabalista, formatasi anche alla scuola esoterica dei Lama tibetani. All’inizio del 2024 fu la prima a lanciare un monito preoccupante: visto che per la tradizione cinese questo è l’Anno del Drago Verde, ancestrale protettore delle foreste e della Terra, ci si può aspettare che venga contrastato dall’unico elemento che il Drago Yang teme, cioè il fuoco. «State lontani dalle basi militari che ospitano missili», ebbe a dire Vittoria diversi mesi fa.
ZODIACO IMPIETOSO ANCHE PER NETANYAHU
Qualcuno suggerisce anche che il back office del vero potere ha ancora deciso se scatenare o meno una grande guerra. Da un lato, è compatto nella visione del futuro che ci attende. Dall’altro, è ancora incerto sui mezzi da impiegare per arrivarci: spettacolari accordi di pace o invece un inasprirsi dei conflitti, per poi giungere comunque al nuovo assetto multipolare? Se non altro, intanto, la Russia fa sapere che non si rilasserà, in attesa dell’eventuale negoziatore Trump.
Alla simbologia pluto-acquariana, poi, sembrano attenti anche i magistrati della Corte Penale Internazionale: hanno atteso proprio questo momento per spiccare il clamoroso mandato di arresto contro il primo ministro israeliano, Netanyahu. Come a voler suggellare, anche in modo emblematico (con un occhio al cielo?) una sorta di auspicio: che si proceda finalmente verso un nuovo mondo. L’orizzonte potrebbe però spalancarsi solo dopo aver archiviato le vecchie e tragiche narrazioni geopolitiche che, da ogni parte, hanno insanguinato la storia recente. Paradigmi decrepiti e luttuosi, che non hanno ancora finito di ispirare i capitoli più atroci della nostra attualità.




