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Piero Gobetti e il socialismo

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Piero Gobetti

Torino celebra il giovane intellettuale a 100 anni dalla morte

Il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha aperto al Teatro Carignano di Torino le celebrazioni per il centenario della morte di Piero Gobetti.

La figura di Piero Gobetti occupa giustamente un posto fondamentale nella storia del pensiero democratico italiano.

Intellettuale di formazione laica, editore e animatore culturale nella Torino del primo dopoguerra, Gobetti elaborò una concezione originale del liberalismo che lo portò a confrontarsi in modo intenso – e a volte polemico – con il socialismo del suo tempo.

Il suo rapporto con il socialismo fu di dialogo critico, ammirazione selettiva e rielaborazione teorica, in un contesto storico quale fu la crisi dello Stato liberale e l’ascesa del fascismo, ritenendo che il fascismo non fosse una parentesi, ma “l’autobiografia della nazione”, espressione dei limiti storici dell’Italia liberale.

In una conversazione del 2003, pochi mesi prima della sua scomparsa, Norberto Bobbio affermò che “Gobetti, per la nostra generazione, ha rappresentato l’esempio ideale, era, è, l’inimitabile combattente per la libertà, da me e da tutti tradito mille volte, non esito a riconoscerlo. La sua testimonianza mi riconduce a Leopardi, il canto All’Italia: “Io solo combatterò, procomberò sol io”. Piero si erge come l’eroe solitario per eccellenza, Davide contro il tiranno Golia”.

Gobetti osservò con lucidità l’implosione dello Stato liberale prefascista, che giudicava fragile, trasformista e incapace di creare una vera coscienza civile nel paese. In questo scenario, il movimento operaio e il socialismo rappresentavano per lui una forza viva, portatrice di conflitto e di rinnovamento.

Gobetti si definiva liberale, ma il suo non era il liberalismo moderato dell’Italia giolittiana. Era un liberalismo “rivoluzionario”, fondato sull’idea che la libertà nasca dal conflitto e dalla lotta tra forze sociali organizzate.

In questo senso, egli guardò con interesse al movimento operaio torinese e all’esperienza dei consigli di fabbrica, sostenuta da Antonio Gramsci e dal gruppo dell’Ordine Nuovo: Gobetti riconosceva nel proletariato una classe capace di educarsi all’autogoverno e alla responsabilità politica, con un’ammirazione per il socialismo quale “energia morale”.

Gobetti vedeva nel socialismo non solo un programma economico, ma soprattutto una forza etica, una scuola di sacrificio, un’organizzazione collettiva e un laboratorio di formazione politica.

Gobetti, però, rifiutava il determinismo economico dell’ortodossia marxista in nome del volontarismo e ogni forma di collettivismo che potesse comprimere la libertà individuale, il suo obiettivo, infatti, non era sostituire il liberalismo con il socialismo, ma rigenerare il liberalismo attraverso l’energia conflittuale espressa dal movimento socialista.

Il rapporto tra Gobetti e il Partito Socialista del tempo fu complesso. Egli criticò in alcune occasioni il riformismo socialista, ma non approvò mai la prospettiva del comunismo in Italia, nato dalla scissione di Livorno del 1921, pur mantenendo un dialogo intellettuale con esponenti marxisti. La sua prospettiva restava autonoma: un liberalismo radicale che concepiva la libertà come risultato di una lotta continua, non come equilibrio statico.

In questa visione, il socialismo era una componente necessaria della modernità politica, ma non il suo esito finale.

Si può affermare che il rapporto tra Piero Gobetti e il socialismo fu segnato da una tensione feconda: vicinanza morale e forte dialettica teorica. Gobetti non fu socialista, ma riconobbe nel socialismo italiano una forza storica indispensabile per la maturazione democratica del paese.

La sua originalità sta proprio in questo: aver tentato di saldare liberalismo e conflitto sociale, libertà individuale e organizzazione collettiva, in una sintesi che ancora oggi rappresenta uno dei momenti più alti del pensiero politico italiano del Novecento.

Autore

  • Maurizio Ballistreri

    Maurizio BallistreriMaurizio Ballistreri, Ordinario ab. di Diritto del Lavoro Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche dell'Università di Messina. Delegato della Rettrice dell'Università di Messina alle Relazioni sindacali. Direttore degli "Annali" della Facoltà di Economia dell'Università di Messina. Componente del Centro de Estudos, Jurídicos Económicos e Ambientais dell'Universidade Lusíada di Lisbona. Rank Full Teaching Professor International Academy of Social Sciences of Catholic University of New Spain, Florida, USA. Presidente Istituto di Studi sul Lavoro, Roma.

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