La moralità come l’unico vero requisito che supera competenze e capacità
Piantedosi ha un amante. O forse no: ha semplicemente una relazione extramatrimoniale. Dopo una separazione. Prego verificare date.
Notiziona sui giornali e febbrile ricerca di vedere se, per caso, nei mesi negli anni e nei decenni passati vi siano state “concessioni” – ovvero “aiutini” di lavoro o di qualsiasi altro tipo – da parte del Ministro alla “amante”.
Una ricerca che affianca, ad animi scandalizzati, condanne ferme e solenni da parte di una pletora di persone che evidentemente scappatelle non ne ha mai fatte. Dunque può lanciare la prima pietra. E qui, oltretutto, non si tratterebbe di una scappatella, ma di una relazione solida.
Benvenuti nel nuovo mondo italiano, dove il controllo dell’azione politica si fa con i gossip che sostituiscono l’interrogazione parlamentare e dove il giornalismo di investigazione diventa giornalismo semi-rosa in un clima neanche più di indagine ma poliziesco.
Qualcuno va alla ricerca di un Pulitzer in salsa casareccia, scambiando caviale con uova di lompo.
Un Paese nel quale la moralità è diventata tanto importante che non solo è la premessa di ogni attività ma addirittura l’unico vero requisito che supera competenze e capacità.
E dunque l’uomo – ed anche la donna, o no? – che fa politica deve ripassare il catechismo perché non può deviare di una virgola dai precetti. Ma non il catechismo che si insegna oggi, bensì quello della Santa Inquisizione. Ovviamente solo a parole. Un paravento.
Un Paese dove l’ipocrisia è oramai una base di “valore” tanto stratificata da giustificare poi la violenza, magari verbale ma non è detto solo verbale, che alimenta lo scontro.
E si ha il coraggio di chiamare tutto questo politica. E la gente plaudente di scambiarla per popolo.





