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PIANO DRAGHI SI O PIANO DRAGHI NO?

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di Massimo Coccia

In questi giorni sono usciti articoli sui giornali che hanno criticato il piano Draghi. Le critiche vertono soprattutto sul non celato desiderio di accentrare ancora di più il potere decisionale in materie economiche che riguardano il futuro dei singoli stati e della UE in mano ai burocrati di Bruxelles.

Di diverso avviso sono alcuni commentatori politici che asseriscono che la componente pubblica con i suoi interventi non deprime l’iniziativa o la creatività del privato. Portano come esempio alcune letture della Mazzuccato la quale narra dell’esperienza americana dello sbarco sulla luna e di come lo Stato investì miliardi di dollari mettendo a disposizione del privato questa liquidità per raggiungere il famoso obiettivo.

Tutte le tecnologie tra le quali gli smartphone, la fotocamera, il software per le telecomunicazioni, i circuiti integrati sono state inventate proprio grazie a questa collaborazione tra pubblico e privato.  Le innovazioni nell’industria alimentare, nella medicina, nei materiali speciali, nella biologia, nell’elettronica e nella microbiologia si sono potute realizzare proprio grazie ai finanziamenti pubblici all’industria privata per raggiungere l’ambizioso obiettivo.

Cercando di interpretare il Draghi pensiero al netto di alcune evidenti contraddizioni con il suo passato operato, nel suo piano si cerca di mettere in evidenza alcuni precisi obiettivi per rendere competitiva la UE affinchè non rimanga troppo indietro nei confronti degli Usa-Cina e India utilizzando per finanziare il progetto una specie di QE con titoli emessi dalla BCE con una messa in comune di questo debito tra le Nazioni tramite il quale tutti gli europei ne potranno beneficiare in termini di maggiori opportunità derivanti dalla crescita che si otterrà nei nuovi settori citati dal piano. Sottolinea che già oggi il divario è evidente tra l’Europa da un lato e Usa e Cina dall’altro.

Penso che utilizzare l’intelligenza artificiale in ogni campo come qualcuno spera non credo che porti molti benefici ai popoli in termini di nuove opportunità di lavoro, credo che l‘IA debba essere regolamentata ed applicata non in tutti i campi ma solo in alcuni settori ove la presenza dell’uomo non sia veramente indispensabile. Si rischia di concentrare la ricchezza ancora di più nelle mani di pochi operatori economici.  E’ vero che l’Unione europea rischia, senza un obiettivo strategico di politica economica, di investire risorse con poca efficacia sviluppando solo una sorta di concorrenza interna perdendo l’obiettivo di restare al passo con queste grandi Nazioni. Certo alla fine se si spenderanno soldi come per alcuni progetti del Pnrr solo per sostituire i PC fissi con tablet e ipad nelle scuole o per finanziarie le bocciofile di turno non servirà a nulla questo debito in comune. Detto questo non si può non sottolineare il fatto che ci sono alcune situazioni che rendono la UE criticabile e per certi lati anche insopportabili tra le quali l’esistenza di paradisi fiscali nella UE e di Nazioni che si possono permettere di far pagare la luce a cittadini e imprese il 70/50 % in meno che in Italia ad esempio. Solo per citare alcune preoccupazioni di geopolitica i nostri competitors tifano per la disgregazione dell’Unione europea. La Russia in primis fa tifo per questo mentre la Cina cerca di divedere la UE trattando solo con le grandi potenze. Gli Usa invece non ci stimano e non si fidano della UE trasmettendo un preoccupante euroscetticismo nei paesi di Visegrad nonostante questi ultimi siano i beneficiari netti dei contributi a fondo perduto della UE.

Se c’è un grande rischio che la UE imploda lo si deve al fatto che la stessa è solo un’area valutaria senza unione fiscale. Esistono profonde asimmetrie tra i vari paesi e in presenza di gravi choc esogeni molti paesi da un punto di vista economico non reggerebbero alla lunga l’urto. L’ inflazione è più elevata in alcuni paesi e meno in altri.

Portando l’esempio francese e tedesco in Francia l’inflazione è stata più bassa che in Germania grazie al fatto che l’energia costa meno ai nostri cugini d’oltralpe grazie al nucleare e la stessa cosa si potrebbe dire dell’Italia che paga più di tutti l’energia. Se questo vantaggio diventasse permanente si creerebbero grandi disavanzi delle partite correnti nei paesi con più alta inflazione con un trasferimento enorme di attività finanziarie da questi ultimi ai paesi con bassa inflazione. Se esistesse ancora la moneta nazionale nei paesi con alta inflazione il tasso di cambio nominale permetterebbe un riequilibrio delle partite correnti rendendo più care le merci commercializzate nei paesi ad alta inflazione ma prodotte nei paesi a bassa inflazione.  Poiché nei paesi europei esiste una sola valuta e non siamo più in presenza di differenti valute come è possibile correggere questo evidente squilibrio?

La correzione si può fare solo in presenza della svalutazione del tasso di cambio reale ovvero comprimento il costo del lavoro per unità di prodotto o i margini di guadagno, oppure ambedue. (1)

Un pò quello che sta succedendo in Italia in cui si sono compressi i salari per rimanere competitivi causando enormi tensioni sociali. Ma non è questa la strada per la risoluzione del grave problema rappresentato dal rischio che la UE si dissolva nel nulla.

La perdita di potere di acquisto nelle varie nazioni spinge le popolazioni a criticare la moneta unica. In presenza di diversi tassi di inflazione molti paesi perdono competitività. L’unica soluzione è un’unione fiscale però non penso che piaccia molto ai governi sovranisti. Per non far crollare il castello europeo e questo il professor Draghi non lo dice nel suo piano, serve questa misura per salvare il salvabile, non è solo un tema di mancanza di nuove tecnologie e investimenti, o di eliminare lacci e lacciuoli burocratici. Il vero nemico da combattere è l’inflazione e le varie asimmetrie tra i vari paesi e la strada della riduzione dei costi energetici è quella giusta; già dal 2022 i Governi come quello italiano dovevano perseguire la strategia di tenere bassi i costi dell’energia combattendo la speculazione e non solo con la transizione green come auspicato nel piano, ma ciò non è stato fatto come è accaduto anche in altre nazioni europee e non è solo questione di guerra tra Russia e Ucraina perchè già dall’inizio del Covid è iniziata l’impennata dei prezzi delle commodities. Si dovevano adottare misure che impedivano agli operatori finanziari di speculare con la leva finanziaria sulle commodities sui mercati internazionali prendendo denaro in prestito. Ora non ci resta che aggrapparci alla famosa frase del film di Villaggio “Io speriamo che me la cavo” o per meglio dire “l’Europa speriamo che se la cavi”.

  • De Bortoli – A. Monticini

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  • Redazione

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