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Perché Heidegger ha ragione. Trump e l’avvento

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PERCHÉ HEIDEGGER HA RAGIONE
In un convegno filosofico a Napoli, credo l’altroieri, Cacciari ha precisato che oggi viviamo nell’illusione della Tecnica, che da mezzo è diventato scopo. Solo un gioco linguistico, gli avrebbe ribattuto Wittgenstein. L’uomo di sinistra dello scorso secolo ha creduto di poter conquistare il potere mediante la tecnica e di poterlo “conservare”… Ma, diciamo che avrebbero dovuto leggere meglio il loro Giorgio de Santillana. L’uomo è in-fatti, loro malgrado (e non solo loro) anche ciò che diventa.
La sinistra mondiale ha rinnegato se stessa, perché ha abbandonato la realtà e ha inseguito i sogni, che fanno tutt’uno con gli incubi. E così oggi: da sogno a incubo.
Il sogno è sempre lo stesso, quello del potere. Heidegger dice che l’uomo ha ridotto tutto ciò che è (to chreon) a un rapporto di forze.
Questo stesso uomo, in lotta contro se stesso, non sa più dire semplicemente che cos’è che una cosa è.

In bene o in male purché se ne parli

Sono circa 18 mesi che Donald Trump ha conquistato la scena, presumo, mondiale; come miglior attore protagonista, nel bene e nel male.
Presumo, perché, correttamente, almeno qui in Italia, ogni giorno gli organi d’informazione rimbalzano i tweet o cinguettii, oggi detti post, del Presidente degli USA.

Altrove non so.

Un personaggio, che d’informazione e d’informazione pubblicitaria s’intendeva moltissimo, e lo ha ampiamente dimostrato, qui da noi, era Silvio Berlusconi; il quale ribadiva che essenziale fosse che si parlasse di lui, sia nel bene che nel male.

E, così, in vero, si tratta sempre della stessa narrazione, almeno a partire dal mito hindu di Purusha, “Signore di tutte le cose”, sia carnefice che vittima, creatore e arbitro di “tutto ciò che è”.

E, tuttavia, ci sarebbe pure un modo di sfuggire a questa essenziale narrazione: una narrazione di morte! Nient’altro, una morte da accettare oppure oltrepassare.

E, quindi, accettare la morte in modo consolatorio o cercare di superarla, mediante la fede e la scienza in un nuovo paradesha.

Mediante la figura e il simbolismo trumpiano, è forse questo il messaggio che l’IA (e l’informazione) intendono oggi trasmetterci?

Tempo d’avvento è il futuro, diceva Emanuele Severino: “l’attesa e ciò che è atteso”.

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