In bene o in male purché se ne parli
Sono circa 18 mesi che Donald Trump ha conquistato la scena, presumo, mondiale; come miglior attore protagonista, nel bene e nel male.
Presumo, perché, correttamente, almeno qui in Italia, ogni giorno gli organi d’informazione rimbalzano i tweet o cinguettii, oggi detti post, del Presidente degli USA.
Altrove non so.
Un personaggio, che d’informazione e d’informazione pubblicitaria s’intendeva moltissimo, e lo ha ampiamente dimostrato, qui da noi, era Silvio Berlusconi; il quale ribadiva che essenziale fosse che si parlasse di lui, sia nel bene che nel male.
E, così, in vero, si tratta sempre della stessa narrazione, almeno a partire dal mito hindu di Purusha, “Signore di tutte le cose”, sia carnefice che vittima, creatore e arbitro di “tutto ciò che è”.
E, tuttavia, ci sarebbe pure un modo di sfuggire a questa essenziale narrazione: una narrazione di morte! Nient’altro, una morte da accettare oppure oltrepassare.
E, quindi, accettare la morte in modo consolatorio o cercare di superarla, mediante la fede e la scienza in un nuovo paradesha.
Mediante la figura e il simbolismo trumpiano, è forse questo il messaggio che l’IA (e l’informazione) intendono oggi trasmetterci?
Tempo d’avvento è il futuro, diceva Emanuele Severino: “l’attesa e ciò che è atteso”.





