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Il Kashmir e il nuovo Grande Gioco

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Kashmir

Corridoi energetici, cavi sottomarini e la sfida tra Cina, India e Pakistan

Anche il Kashmir sta tornando lentamente al centro della tensione globale. Non soltanto come storica linea di frattura tra India e Pakistan, ma come uno dei punti più delicati del nuovo equilibrio asiatico.

Nelle ultime settimane sono ripresi scambi di accuse, incidenti lungo la Linea di Controllo e una crescente pressione militare reciproca tra Nuova Delhi e Islamabad.

Apparentemente si tratta dell’ennesima riaccensione di un conflitto congelato da decenni, ma il contesto internazionale rende oggi la situazione molto più complessa e potenzialmente pericolosa.

Perché il Kashmir non è mai stato soltanto una disputa territoriale o religiosa. È diventato un nodo strategico enorme, confina con la Cina occidentale, si trova vicino ai corridoi della Belt and Road cinese, controlla accessi himalayani e risorse idriche fondamentali, e soprattutto coinvolge tre potenze nucleari, India, Pakistan e Cina dentro una regione che collega Asia meridionale, Himalaya e grandi direttrici commerciali eurasiatiche.

Significativo che Pechino abbia scelto in queste ore di intervenire pubblicamente invitando alla de-escalation. Dietro il linguaggio diplomatico cinese emerge infatti una preoccupazione molto concreta, l’apertura di un nuovo focolaio instabile ai confini occidentali della Cina nel momento in cui Pechino è già impegnata nella competizione con gli Stati Uniti sull’Indo-Pacifico, Taiwan e il controllo delle catene commerciali globali.

La Cina osserva il Kashmir non solo come questione regionale, ma come parte della sicurezza strategica della Belt and Road Initiative e del Corridoio Economico Cina-Pakistan, infrastruttura fondamentale per garantire a Pechino accesso terrestre verso l’Oceano Indiano aggirando i colli di bottiglia marittimi controllati dagli Stati Uniti.

Ma dentro questa crisi cresce anche il peso geopolitico del Pakistan stesso. Islamabad sta infatti assumendo un ruolo sempre più delicato di mediazione nella crisi iraniana, anche per ragioni geografiche estremamente concrete.

Il Pakistan si affaccia sul Mare Arabico in prossimità dello Stretto di Hormuz, il grande check point energetico mondiale attraverso cui transita una parte enorme del petrolio e del gas globale.

I porti pakistani, da Gwadar a Karachi, stanno acquisendo una rilevanza crescente dentro la nuova geografia energetica e marittima asiatica. Non si tratta soltanto di petrolio e gas, lungo queste coste transitano anche alcune delle infrastrutture digitali più strategiche del pianeta.

Il Pakistan è attraversato da grandi cavi sottomarini che collegano Asia, Medio Oriente ed Europa. Tra questi il PEACE Cable, legato anche alla Digital Silk Road cinese, che connette Pakistan, Africa orientale, Mar Rosso ed Europa; l’AAE-1 che collega Asia sudorientale, Golfo Persico, Pakistan ed Europa passando anche dal Mediterraneo; l’IMEWE che unisce India, Golfo ed Europa occidentale; e i sistemi SEA-ME-WE 4, 5 e 6, che sono delle vere autostrade digitali tra Sud-Est asiatico, Medio Oriente ed Europa.

Questi cavi si immettono nell’Oceano Indiano e poi risalgono verso Mar Rosso e Mediterraneo, trasportando dati, finanza, comunicazioni strategiche e traffico digitale globale. Oggi il controllo delle reti non riguarda più soltanto oleodotti e rotte navali, riguarda anche cloud, telecomunicazioni, infrastrutture Internet e sicurezza dei flussi digitali mondiali.

Per questo il Pakistan non è più soltanto un attore regionale sospeso tra India e Afghanistan. Sta diventando uno snodo geopolitico e infrastrutturale sempre più importante nella competizione tra grandi potenze, nei corridoi della Belt and Road cinese e nelle future rotte energetiche eurasiatiche.

Per Nuova Delhi, invece, il Kashmir è diventato negli anni anche un elemento identitario e simbolico della nuova postura nazionalista indiana. Un’India che oggi non è più soltanto una potenza regionale, ma un attore globale sempre più centrale nella strategia occidentale di contenimento della Cina.

Ed è proprio questo il punto più delicato, il rischio che una crisi locale venga rapidamente assorbita dentro la competizione sistemica tra grandi potenze.

In un mondo attraversato dalla guerra in Ucraina, dalla crisi mediorientale e dalla frammentazione delle rotte energetiche, anche l’Himalaya torna così ad assumere una centralità strategica che per anni era rimasta in secondo piano. Il Kashmir diventa allora qualcosa di più di un confine conteso.

Diventa un termometro del nuovo disordine globale, dove ogni crisi regionale rischia ormai di intrecciarsi immediatamente con gli equilibri planetari tra Stati Uniti, Cina, Russia e potenze emergenti asiatiche.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

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