Spenti i riflettori, silenziato il clamore mediatico, questioni che hanno infiammato opinione pubblica e media si tacciono
Si sa: l’Italia è il Paese dei misteri ma soprattutto dei sospetti. Lasciare le cose a metà, almeno per quanto riguarda l’informazione, è un plus.
Smentire le frottole è qualcosa che si fa quasi mai: al più trafiletti in tredicesima pagina. Rimpiango i tempi del “compagni contrordine”.
Era quanto meno un segno di onestà intellettuale. Che ormai si è perso.
Così l’episodio di Minetti ormai non interessa nessuno. Neanche la piccola diatriba tra Mediaset e Nordio.
Mettiamo da parte il Ministro sul quale sono stati appuntati sospetti di aver predisposto azioni illegali sino alla radice, con percorso illegali sino al midollo, che non riceve scuse se non in forma equivoca da chi ha compiuto una sostanziale diffamazione.
Sopra ogni altra cosa vi è un episodio di mala-informazione e di scorrettezza etica, di pessimo giornalismo che va nel dimenticatoio. Ma non nelle coscienze di molti. Il male del sospetto è che permane anche quando la questione si sia chiarita: se viene dimenticata e resta nel limbo il male si raddoppia.
Così anche l’episodio del ragazzo con la pistola ad aria compressa. Non so quanti abbiano capito fino in fondo la gravità di come la vicenda sia stata trattata dai media e dalla grancassa politica.
E quali interrogativi angosciosi abbia posto in alcuni: che, mi permetto dire, guardano oltre il proprio naso. Si gioca con il fuoco, qui ancor più di quanto si è stati incoscienti sulla vicenda Minetti.
Se non si capisce che questo modo di fare fa sbandare coscienze e fa prendere pieghe errate alla società civile, che è violenza come e più di quella che si condanna a piena grancassa – ma anche qui con condanne a senso unico e solo per i propri scopi elettorali – se non si capisce che al di là dei fatti vi è una mala pianta che ha messo radici in ogni anfratto del vivere in comune, si corrono rischi davvero drammatici.
Più che dirlo e ridirlo sino alla noia, non so cosa fare.





