L’indimenticabile lezione di Eco sui social media che danno diritto di parola a legioni di imbecilli
Dopo aver spiegato nel precedente articolo che da noi non esistono più le forme dello “Stato” e della “Nazione” oggi passiamo alla dimostrazione che non esiste più nemmeno il “popolo italiano” cosa che avevo già abbozzato nello scorso pezzo.
Gli antichi padri latini che per più di 1.100 anni sono stati l’unica potenza militare, economica e culturale dell’intero mondo conosciuto lo hanno dimostrato ampiamente.
Come hanno fatto a reggere per più di un millennio?
Roma, diventata potenza militare, ha governato un’infinità di popolazioni con culture, lingue, economie e religioni molto diverse e, spesso, conflittuali.
La risposta è abbastanza semplice: ha fornito alle popolazioni dominate un’apparente indipendenza, ma il controllo sulle multiculturali società vi ha impresso il marchio “Panem et Circenses”.
Per Panem fece in modo che tutti potessero alimentarsi abbastanza adeguatamente e per Circenses vi inserì gli spettacoli nei molti Anfiteatri sparsi per il suo impero.
A distanza di molti secoli in Italia, in particolar modo nel trentennio ultimo o giù di lì, hanno confermato “Panem et Circenses” ma vi hanno aggiunto “Media” così dal binomio siamo passati al trinomio italico: “Panem, circenses et media”.
Per quanto riguarda il Panem si può dire tranquillamente che è scarso in quanto, dal 1993 ad oggi, secondo i dati OCSE, i salari reali italiani sono diminuiti dell’1,8% e un’analisi ha evidenziato la flessione del 3% tra il 1991 e il 2023, in netto contrasto con i +32,5% della media OCSE.
Una débâcle totale alla quale tutti i sedicenti partiti politici e, purtroppo, buona parte del sindacato non ha fatto nulla.
In supporto alla caduta dei redditi sono intervenuti, massicciamente, le famiglie per compensare i salari da fame. Per i Circenses, invece, si è ampliata la gamma di divertimenti di massa.
Siamo, infatti, passati dalla Nazionale di Calcio e dalla Ferrari a Sinner e simili affinché il “Volgo” si attacchi alla TV in una partecipata tensione che si allenterà solo con la vittoria sportiva in cui si sente proiettato. Siamo alle basi della psicologia delle comunicazioni di massa.
Sempre nell’ultimo trentennio abbiamo avuto l’esplosione dei Media o mass media, in particolar modo le TV e i Social. Le televisioni italiane, tutte nessuna esclusa, sono scese ad un livello di degrado in cui la vera informazione è semplicemente assente.
Siamo invasi da sedicenti talk show nei quali si accapigliano ed urlano con pregiudizi che puntano alla pancia della gente non certamente al cervello. Nei TG vige la regola aurea di dedicare buona parte del tempo ai politici di diverse estrazioni che, in una manciata di secondi, sparano sentenze senza appello.
Non essendoci una vera informazione si assiste a mute di pseudo informatori che, con microfono e handcam in mano, inseguono l’indiziato di turno oppure che, sempre a frotte, inseguono il padre o la madre che hanno perso un figlio.
La cosa assurda è che quegli stessi genitori che dovrebbero stare rinchiusi in sé stessi per elaborare il lutto vanno in TV per farsi intervistare. Da non dimenticare i “tuttologi” trasformati in “opinionisti o esperti” a tanto a presenza, cioè giustamente remunerati.
Tutti gestiti, spesso in diretta, dal “conduttore-domatore” che vigila ed infiamma a suo unico e insindacabile giudizio con provocazioni ad hoc affinché la furia dei combattimenti fa alzare la sua audience televisiva con incassi maggiori in pubblicità e propri appannaggi.
Un capitolo a parte merita la Rai che da presunto servizio pubblico è diventato un polveroso deserto di idee, l’opposto della cultura con cui non ha nulla a che fare.
In Rai, chiunque abbia vinto alle elezioni, ci sono solo lotte per posti e carriere, null’altro. La Rai è faziosa quando parla, ogni giorno, di politica dove usa dosi di bilancino per non scontentare nessuno.
Di quello che succede nel mondo la Rai dice poco o nulla, l’unica cosa che procede sempre è quella di diventare “corrispondente”. Sempre mamma Rai non produce, da anni, sia Spettacoli che Show: nulla.
Veri comici, non pervenuti. Per non parlare delle fiction Rai: inguardabili. In una cosa ha raggiunto le reti commerciali: portare ragazzini e ragazzine che sognano solo di cantare o ballare.
Per i Social mi appello alla definizione sentenza che ne diede Umberto Eco:
“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.
Da un’indagine scientifica su un campione di 2 milioni di post esaminati risulta al primo posto “l’odio on line”, a ruota c’è “l’odio verso le donne”, subito dopo “l’odio verso gli ebrei”, poi “gli stranieri in generale”, subito dopo “i musulmani”, “i disabili” e, infine, “i gay”.





