
Uno studio di Kiel, un centro studi tedesco, mette allo scoperto la differenza tra le chiacchiere europee e la reale dotazione di armi di cui dispone un’Europa che per decenni non ha pensato alla guerra e che ora si trova un conflitto in casa.
L’impreparazione europea emerge drammaticamente dai dati, seppellendo le chiacchiere del socialista Borrell, della stessa Von der Leyen, dei falchi del Paesi baltici sotto una serie di debolezze che fanno ben capire la distanza enorme che esiste tra il dire e la realtà.
Kiel, Institute for the world economy, in un report ricco di dati (https://www.ifw-kiel.de/publications/fit-for-war-in-decades-europes-and-germanys-slow-rearmament-vis-a-vis-russia-33234/) e di analisi ci comunica che la “capacità produttiva europea all’inizio della guerra tra Russia e Ucraina nel 2022 era limitata.
Anni di investimenti minimi in equipaggiamento militare, combinati con controlli sulle esportazioni relativamente rigidi, hanno fatto sì che negli ultimi decenni l’industria della difesa europea si sia ridotta a un’industria relativamente piccola con un fatturato annuo stimato tra 70 e 120 miliardi di euro”.
La tabella 3.1 documenta un calo sostanziale delle scorte disponibili di sistemi d’arma chiave nei principali paesi europei e in Germania in particolare negli ultimi decenni.
Se guardiamo la tabella con attenzione ci rendiamo conto della situazione tragica che differenzia le chiacchiere dalla realtà.

I carri armati sono passati in Germania dai 6.684 del 1992 ai 339 del 2021.
In Francia i carri armati sono passati dai 2001 del 1992 ai 222 del 2021.
Passiamo alla bellicosa Inghilterra, la più vociante in relazione alla guerra in Ucraina: dai 1276 carri del 1992 è passata ai 227del 2021.
La Polonia, altra vociante e punta di lancia del bellicismo europeo a parole, dai 2880 carri del 1992 è passata ai 797 del 2021.
Va tenuto presente che non sempre i carri sono operativi al cento per cento.
Se guardiamo ai dispositivi antiaerei la situazione è drammatica.
In Germania, quelli a lungo raggio sono passati da 300 a 30. In Francia da 180 a 40. In Inghilterra siamo a zero. In Polonia siamo ad un’unità.
Quelli a corto raggio in Germania sono passati da 680 a 12, in Francia da 150 a 24, in Gran Bretagna da 200 a 74 e in Polonia da 316 a 81.
Lasciamo al lettore la scelta di continuare a fare raffronti.
Un tema da affrontare riguarda la produzione.
La capacità limitata ha comportato, nell’esempio della Germania, che la produzione nazionale non potesse tenere il passo con l’aumento della domanda e, di conseguenza, le importazioni sono aumentate.
I nuovi ordini della Germania, ad esempio, non si traducono in consegne immediate.
Il Kiel Military Procurement Tracker che registra le date di consegna previste più vicine e più lontanesostiene che le consegne continuano ad arrivare con ritardi di 2-4 anni, il che ovviamente significa che tutto ciò che non è ancora stato ordinato non arriverà prima del 2026 o del 2028 al più presto.
“Per un numero critico di anni – commenta Kiel – , i pianificatori militari tedeschi dovranno quindi far fronte ad avere livelli più o meno attuali di scorte di equipaggiamento più i piccoli cambiamenti che abbiamo documentato. In questi stessi anni critici, le capacità della Russia di Putin si rafforzeranno in modo significativo e la leadership occidentale potrebbe indebolirsi”.
Con l’aumento degli ordini le aziende hanno incontrato difficoltà nell’impegnarsi a rispettare date di consegna finali fisse.
Questa tendenza suggerisce, secondo Kiel, che i colli di bottiglia nella produzione potrebbero essere diventati un problema più grande. La produzione europea è aumentata negli ultimi due anni e mezzo, ma rimane al di sotto di quanto necessario. I dati sulla produzione di equipaggiamento militare come carri armati o sistemi di difesa aerea non sono prontamente disponibili, ma ci sono alcune stime per la produzione di munizioni.
Un comunicato stampa della Commissione europea afferma che la capacità di produzione annuale in Europa di proiettili d’artiglieria da 155 mm raggiungerà 1 milione nel 2024.
La Commissione prevede che entro la fine del 2025 la capacità di produzione europea di munizioni aumenterà a 2 milioni di proiettili da 155 mm all’anno (Commissione europea, 2024).
Tuttavia, le stime della Commissione sono molto probabilmente troppo ottimistiche: i numeri di produzione europea probabilmente rimangono al di sotto di questi obiettivi e anche le consegne europee di proiettili di artiglieria all’Ucraina sono state ben al di sotto degli annunci della Commissione.
Le consegne di proiettili europei sono state inferiori alle promesse dell’UE.
Per quanto riguarda l’artiglieria e altri sistemi, la produzione europea è aumentata, ma rimane bassa. Secondo il ministero della Difesa francese, all’inizio della guerra tra Russia e Ucraina nel febbraio 2022, due cannoni Caesar uscivano dalle officine KNDS ogni mese. Entro ottobre 2023, l’azienda è riuscita ad assemblarne sei al mese e intendeva aumentare questa cifra a otto entro l’inizio del 2024. Nello stesso periodo, anche i tempi di consegna sono stati dimezzati.
Nel frattempo, la Germania ha ordinato 22 KNDS Deutschland dal 2022.
Tuttavia, è stato solo a giugno 2024 che il PzH 2000 è stato rimesso in produzione presso lo stabilimento dell’azienda a Kassel, in Germania, con le prime consegne programmate a metà del 2025.
I 12 obici ordinati a maggio 2023 dovrebbero essere consegnati nel 2026, il che suggerisce ritmi di produzione lenti e persistenti.
Kiel stima che la produzione potrebbe essere di circa 5-6 PzH 2000 all’anno.
Il vero vincolo con la produzione di PzH 2000 sarà la disponibilità di scafi: poiché i carri armati PzH 2000 e Leopard 2 condividono lo stesso scafo, la concorrenza sarà elevata.
La produzione di obici in Russia, vale la pena di ricordarlo, è attualmente di quasi 40 al mese.
Nel frattempo, non c’è ancora stato alcun ordine europeo per MLRS nonostante la comprovata efficacia dei sistemi HIMARS e Tornado in Ucraina, e la produzione è corrispondentemente bassa. La produzione di missili da crociera Taurus in Germania è completamente cessata.
Infine, sottolinea Kiel, che ordinare piccole quantità implica invariabilmente piccole economie di scala e costi unitari relativamente elevati.
Nel breve termine, la domanda crescente farà aumentare i prezzi unitari, poiché le capacità di produzione sono attualmente limitate.
Tuttavia, con un aumento sostenuto della domanda e maggiori quantità ordinate, ci aspettiamo che i costi unitari diminuiscano poiché le aziende investono in capacità industriali. Una prima indicazione di questo meccanismo si riscontra nei proiettili di artiglieria, dove l’aumento della domanda è stato sostenuto e il messaggio politico è diventato chiaro, ovvero che sarà necessaria una maggiore produzione.
Passare dall’attuale approccio frammentario a una strategia più sistematica che aumenta le quantità e fornisce certezza di pianificazione a lungo termine è quindi fondamentale per il riarmo europeo.





