
di Marforius
Ormai da anni e anni, il PD e i suoi antenati parlano di partito a vocazione maggioritaria, al di là della ricerca del campo largo, che soprattutto da ultimo è oggetto di tentativi e dibattiti.
Come spesso accade, di fronte a uno slogan pochi si chiedono cosa significhi lo slogan stesso, il che nei fatti significa porsi anche inconsapevolmente nelle condizioni di accettare una proposta, senza capirne il perchè e soprattutto senza coglierne il senso e quindi la possibilità di avversare e di difendersi dalle negatività che derivano da un ipotetico sistema basato su tale assunto.
In realtà un partito che si autodefinisce a vocazione maggioritaria vorrebbe approfittare della pretesa ridotta capacità dei suoi avversari per conseguire una maggioranza “artificiale”, non suffragata dalla maggioranza degli elettori, che ovviamente è rappresentata dal 50 per cento più uno degli stessi. Fattispecie questa, e solo questa, riconducibile ad un autentico e naturale criterio democratico.
Ma si sa la democrazia si fa con i democratici, non con soggetti che si sono ispirati a logiche totalitarie, che hanno dovuto frettolosamente abbandonare a causa delle macerie dei muri che sono crollati, che, per loro fortuna e con qualche aiutino, non li hanno travolti.
Ma tornando alla cosiddetta vocazione maggioritaria, c’è poco da aggiungere, la logica maggioritaria non consente di rappresentare la volontà politica della mggioranza dei cittadini. Quindi chi sostiene una scelta del genere vorrebbe statuire che una minoranza può imporre ai restanti elettori, che ovviamente sommati possono essere maggioranza (certamente in Italia), le proprie scelte politiche.
Cosa significa tutto questo? Significa che siamo di fronte a un ennesimo tentativo di manipolazione partitocratica, volta a perpetuare il potere di chi vuole introdurre metodi che non hanno come obiettivo l’applicazione della democrazia, nella fattispecie rappresentativa, ma l’imposizione della volontà di una minoranza, che professionalmente vive “facendo politica”.
Peraltro prima di parlare di maggioritario, si dovrebbe parlare della riforma elettorale e soprattutto reintrodurre, e di corsa, le preferenze.
In ogni caso per restare in argomento, per superare comunque le problematiche derivate da una eccessiva frammentazione del voto, che si vorrebbe risolvere con il maggioritario, c’è pronta la soluzione, adottata, anche nel nostro paese, nelle elezioni amministrative: il ballottaggio. Cosa questa che è si altamente democratica e per di più non partitocratica.
Questa è la strada, la democrazia è semplicemente questo, non l’utilizzo di giochini messi in atto da sinistrate furbesche minoranze e da oligarchie decadenti che provano ancora a manipolare i cittadini.
Naturalmente come al solito si evita di parlare di programmi, di obiettivi strategici riguardanti il nostro Paese, della riforma della Pubblica Amministrazione e tutte le varie problematiche che affliggono i cittadini. Ma questo non interessa a lorsignori, a loro interessa dilatare la spesa pubblica per acquisire consensi e far diventare l’Italia una onlus, in nome di un terzomondismo, del quale dobbiamo farci carico solo noi.
Speriamo almeno che i cittadini sostengano e sottoscrivano il refendum che si articola in 4 quesiti referendari ciascuno dei quali affronta un tema specifico e cancella dal testo delle leggi elettorali di Camera e Senato, le parti che limitano maggiormente la possibilità di scelta del cittadino.
L’obiettivo di questo referendum, così come aveva indicato l’avvocato costituzionalista Felice Besostri e come ci spiegano i promotori “è garantire a tutti i cittadini il diritto di scegliere liberamente i propri rappresentanti, sottraendo questo potere alle segreterie dei grandi partiti che, con il voto congiunto tra candidati uninominali e liste plurinominali e con le pluricandidature, riescono di fatto a controllare preventivamente la composizione dell’intero Parlamento.
Un concetto semplice che oggi, a distanza di sette atti dall’entrata in vigore di quella legge, molti dichiarano di voler fare proprio, per restituire il diritto di rappresentanza al popolo italiano.
Oltre ai quattro quesiti referendari di modifica del Rosatellum, proponiamo una Legge di Iniziativa Popolare per introdurre le preferenze ed abolire le liste bloccate.
L’esigenza di una legge elettorale democratica è una questione che non nasce oggi. Giusto riproporla, per sottolineare come con la Seconda Repubblica le leggi elettorali siano andate via via sempre più peggiorando”.


Marforius, il Marforio del XXI secolo, in omaggio alla celebre statua "parlante" di Roma. Proclama la verità senza filtri ed esprime, in modo sferzante, il malcontento popolare e le proteste politiche e sociali degli italiani verso chi, fingendo di fare gli interessi del Belpaese, fa i propri.


