
La cerimonia inaugurale delle Olimpiadi a Parigi non è stata un degradante evento trash, dove il vocabolo inglese ha il significato di un orientamento del gusto basato sul recupero e sulla valorizzazione, spesso compiaciuta, di ciò che è deteriore, grottesco, volgare e dove la produzione artistica o di consumo riflette tale orientamento.
No. Al netto della celebrazione della grandeur della Francia macroniana, finita nel ridicolo sulla testa bagnata dei capi di Stato lasciati alla pioggia scrociante, sintomo di incapacità organizzativa palese, la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Parigi è stata una scientifica applicazione della hỳbris delle élite transumaniste.
Nell’insieme, la manifestazione ha applicato le regole della propaganda e delle psycological operations, ampiamente note e continuamente applicate.
In questo caso si è andati oltre l’operazione di convincimento delle masse ad adottare un’idea. Si e arrivati alla parte più pericolosa della propaganda, ossia al convincimento ad adottare un’identità.
Chase Huges, principale esperto statunitense di lavaggio del cervello e di tecniche d’interrogatorio, che ha addestrato le agenzie di intelligence nella conduzione delle psyops, le operazioni di guerra psicologica, in una recente intervista ad un media Usa, dopo aver ricordato uno degli inventori della propaganda, ossia Edward Bernays e i testi sull’argomento, afferma: “In questi libri, [Bernays, ndr] parla del fatto che una cosa è convincere qualcuno ad adottare un’idea” ed è “una cosa completamente diversa convincere qualcuno ad adottare un’identità. E se riesco a farti dire: «Io sono qualcosa» invece di dire «io penso qualcosa», allora posso farti fare tutto ciò che voglio. Perché, se la mia richiesta viene avvolta all’interno di un’identità che hai assunto, incontrerai tonnellate di resistenza mentale nel fare qualcosa che esca all’esterno da quell’identità”.
L’inserimento del transgender nell’intero svolgersi della celebrazione, a cominciare dal tedoforo trans che riceve la fiaccola olimpica, non è solo improntato ad una logica di legittimazione, ma ad una psyop volta all’identità.
Non solo.


Festino degli Déi, di Jan Harmensz van Bijlert
La blasfemica proposizione dell’Ultima cena o del Festino degli Déi in chiave drag queen, è l’affermazione sfacciata della hỳbris, che non è solo «insolenza, tracotanza», ma nella cultura greca antica è anche personificazione della prevaricazione dell’uomo contro il volere divino; è l’orgoglio che, derivato dalla propria potenza o fortuna, si manifesta con un atteggiamento di ostinata sopravvalutazione delle proprie forze.
E’ la logica di Homo Deus di Yuval Noah Harari, delle follie transumaniste di Paolo Alto, del World Economic Forum, del cosmismo.
Gesù e gli apostoli, o gli déi dell’Olimpo, possono essere sostituiti dai simboli grotteschi dell’uomo transgenico, ossia dell’uomo dio che costruisce se stesso come gli pare e piace, irridendo il divino.
No. Qui non c’è nulla di trash. Qui c’è un’operazione sapiente di utilizzo di archetipi e di simboli, per affermare un mondo transumano e materialista.
La polemica che è seguita alla proposizione oscena in chiave drag queen ha messo a nudo ancora di più la idiozia ormai emergente nelle sedicenti élite degli intellettuali.
Sui social c’è chi, a fronte delle proteste dei cattolici (e non solo) per la blasfemia drag queen nei confronti dell’Ultima cena, ha dato a tutti coloro che si sono arrabbiati dell’ignorante, in quanto non di Ultima cena si tratta, ma di Festino degli Déi, opera di un artista minore, Jan Harmensz van Bijlert, dipinta intorno al 1635 e conservata al Museo Magnin di Digione (ovviamente frequentatissimo dall’insieme dell’umanità).
Premesso che la hỳbris vale per il Dio dei cristiani e per gli Déi dei pagani e, quindi, sempre di blasfemia si tratta, gli intellettuali del piffero che si sono scatenati a difesa dell’operazione artistica preclara dimostrano la loro perfetta ignoranza delle tecniche della propaganda.
E’ del tutto ovvio che chi ha pensato l’operazione, dal momento che si rivolgeva alle grandi masse mondiali, presenti per vedere l’inaugurazione delle Olimpiadi, sapeva benissimo che nell’immaginario collettivo dei più, la scena drag queen avrebbe evocato l’Ultima cena e non il Festino degli Dèi. Quindi colui il quale dà dell’ignorante a chi si sente ferito della blasfemia nei confronti dell’Ultima cena o è in malafede, in quanto conosce i meccanismi della propaganda e finge, o è la quint’essenza dell’ignoranza e si nasconde dietro uno stupido nozionismo snob da fighetto finto intellettuale.
Di questi venditori di cipria pseudo intellettuale non ne possiamo più, perché ammorbano l’aria.
C’è una scena, all’inizio delle celebrazioni, dove un uomo di colore, un altro uomo in questo caso bianco e una donna, intrecciano relazioni, lasciando alla fine pensare che potrebbe essere che lui sta con lei, le sta con l’altro o lui sta con lui o, ancora, stanno tutti assieme.
Siamo in presenza di una scientifica esaltazione mediatizzata del queer, del fluido, dell’interscambiabilità non solo dei ruoli, ma delle identità.
Il tema, pertanto, non è indignarsi, accomodarsi nel moralismo schifato, ma comprendere i meccanismi sottostanti ad una celebrazione che ha approfittato dell’attenzione di miliardi di persone per inoculare messaggi propagandistici oculatamente predisposti.
A fronte di tanta precisione nel predisporre un apparato propagandistico degno del Reichsministerium für Volksaufklärung und Propaganda di Goebbels o del Grande Fratello di fabiana impostazione, fa veramente rabbrividire l’incapacità organizzativa della logistica, ottusa fino al punto di non prevedere che poteva piovere e lasciare sotto il diluvio che si è riversato sulla Senna capi di Stato e di governo, teste coronate e leader mondiali, mentre Moniseur Macron, alias le Roi Soleil, stava all’asciutto sotto l’unica tettoia predisposta.
Incapacità, cafonaggine, senso del ridicolo sono il retroscena del palcoscenico sul quale si è consumata la vicenda di una sceneggiata oscena per affermare il trasumanesimo tramite maschere inscenanti la hỳbris, ossia le derisione degli Déi, per affermare la divinità del materialismo transumanista.





