Home Politica OLOCAUSTO, L’AMERICA PROFONDA SAPEVA E HA COLLABORATO

OLOCAUSTO, L’AMERICA PROFONDA SAPEVA E HA COLLABORATO

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IBM

La cancel culture non è un’idiozia ad uso e consumo degli idioti che ritengono sia necessario abbattere statue o insozzare opere d’arte, ma una strategia politica ben precisa, che va oltre il negazionismo e intende eliminare del tutto prove di responsabilità indicibili per chi si propone come l’avanguardia dei difensori della libertà e della democrazia.

La cancel culture è la modalità con la quale i nazisti intendono continuare a coprire le loro responsabilità e, quando parliamo di nazisti, non alludiamo solo a quelli noti, in divisa da SS o resi visibili da documentari, film, testimonianze. No, alludiamo a quelli che se ne sono stati nascosti per decenni, fingendo si essere democratici e progressisti e generando politiche e ideologie tese a proseguire l’ideologia nazista mascherandola e, nel contempo, a nascondere le alleanze trasversali che, nel tempo e sino ad ora, hanno consentito alla protervia nazista di continuare ad operare nella realtà.

A squarciare un velo nero della storia delle connivenze naziste è: “IBM e l’Olocausto”, di Edwin Black.

Il libro, scaricabile in inglese dal sito:

https://monoskop.org/images/b/bf/Black_Edwin_IBM_and_the_Holocaust_The_Strategic_Alliance_Between_Nazi_Germany_and_Americas_Most_Powerful_Corporation.pdf,

è la storia dell’alleanza strategica di IBM con la Germania nazista, iniziata nel 1933, nelle prime settimane in cui Hitler salì al potere e continuata fino alla Seconda Guerra Mondiale.

Nell’introduzione al libro, si legge: “Mentre il Terzo Reich intraprendeva il suo piano di conquista e genocidio, IBM e le sue filiali contribuirono a creare tecnologie abilitanti, passo dopo passo, dai programmi di identificazione e catalogazione degli anni ’30 alle selezioni degli anni ’40. Solo dopo che gli ebrei fossero stati identificati – un compito enorme e complesso che Hitler voleva fosse portato a termine immediatamente – avrebbero potuto essere presi di mira per un’efficiente confisca dei beni, ghettizzazione, deportazione, riduzione del lavoro in schiavitù e, infine, annientamento. Si è trattato di una sfida organizzativa e di tabulazione incrociata così imponente da richiedere l’uso di un computer”.

Naturalmente, precisa l’autore, negli anni ’30 non esisteva alcun computer, ma la tecnologia delle schede perforate Hollerith dell’IBM esisteva.

“Aiutato dai sistemi Hollerith progettati su misura e costantemente aggiornati dall’azienda – scrive sempre Edwin Black – Hitler fu in grado di automatizzare la sua persecuzione degli ebrei. Gli storici sono sempre rimasti stupiti dalla velocità e dalla precisione con cui i nazisti furono in grado di identificare e localizzare gli ebrei europei. Finora i pezzi di questo puzzle non sono mai stati completamente assemblati. Il fatto è che la tecnologia IBM venne utilizzata per organizzare quasi tutto in Germania e poi nell’Europa nazista, dall’identificazione degli ebrei nei censimenti, nelle registrazioni e nei programmi di tracciamento degli antenati alla gestione delle ferrovie e all’organizzazione del lavoro degli schiavi nei campi di concentramento”.

La storia dell’International Business Machines Corporation, nota comunemente come IBM, risale al 1884 quando Herman Hollerith fonda la Tabulating Machine Company e brevetta una macchina tabulatrice automatica in grado di leggere schede perforate. Alla base del suo funzionamento, ci sono delle schede perforate.

Una volta immerse le schede in una soluzione chimica, grazie ad una serie di aghi, in corrispondenza di ogni buco si crea un circuito elettrico che consente di registrare il dato.

Nel 1914, Thomas J. Watson assume il ruolo di presidente e CEO della CTR (nuova denominazione frutto della fusione con altre due società). La forza vendita viene trasformata in una squadra di supervenditori in abito scuro. Le giornate lavorative iniziano sempre con una riunione generale in cui Watson tiene un discorso d’incoraggiamento caratterizzato dalla frase “Ever Onward”, ossia “sempre avanti”.

Nonostante il core business dell’azienda resti focalizzato sulle tabulatrici, i campi di applicazione dell’elaborazione meccanica si espandono rapidamente, tanto che nel 1924 la società cambia nome in International Business Machine, proprio per evidenziare le trasformazioni in atto che la porteranno a dominare il settore in modo assoluto fino agli degli anni ‘50. 

“Solipsista e abbagliata dal proprio vorticoso universo di possibilità tecniche – scrive in proposito Edwin Black -, IBM era prigioniera di uno speciale mantra aziendale amorale: se può essere fatto, dovrebbe essere fatto. Per il tecnocrate cieco, i mezzi erano più importanti dei fini. La distruzione del popolo ebraico divenne ancora meno importante perché la natura rinvigorente delle conquiste tecniche dell’IBM fu solo accresciuta dai profitti fantastici che si potevano ottenere in un momento in cui le file per il pane si estendevano in tutto il mondo”.

Il tecnocrate cieco e amorale, il profitto come solo fine, è qualcosa di assolutamente presente anche ai nostri giorni, dove le multinazionali non guardano in faccia a nessuno e inseguono solo ed esclusivamente il profitto perché “se può essere fatto, dovrebbe essere fatto”.

Se si possono inoculare vaccini dei quali ben poco si conosce riguardo agli effetti avversi che possono avere e se si conosce il fatto che non immunizzano, ma si continua a imporre la vaccinazione, significa che la logica in base alla quale certi mondi si muovono è sostanzialmente uguale a quella della IBM.

Il vaccino anti Covid-19 Pfizer non è stato testato per fermare i contagi. Lo ha ammesso Janine Small, responsabile per i mercati internazionali della multinazionale farmaceutica.

Il vaccino anti Covid Pfizer, ha affermato la Small nel corso dell’audizione tenuta lunedì 10 ottobre scorso al Parlamento europeo “non è stato testato per prevenire l’infezione” anche perché “nessuno ce lo ha chiesto” e in ogni caso “non c’era tempo”.

Janine Small è stata sentita dopo il rifiuto di Albert Bourla, presidente e amministratore delegato di Pfizer, di rilasciare dichiarazioni alla commissione d’inchiesta istituita da Bruxelles per indagare sulla trattativa riservata per una partita di vaccini. Trattativa per la quale Ursula von der Leyen è stata censurata dalla Corte dei conti dell’Ue.

Janine Small ha infine negato l’esistenza di uno scambio di sms fra Ursula von der Leyen e il suo capo Albert Bourla. Quelle comunicazioni sono ritenute dalla Commissione ascrivibili al negoziato messo in atto dalla Presidente von der Leyen con Pfizer per la fornitura di 900 milioni di dosi di vaccini, senza il coinvolgimento dei rappresentanti nazionali dei vari stati europei e gli esperti, più l’opzione mai attivata per altri 900 milioni di dosi. Tale negoziato ha portato a un eccesso di vaccini nei paesi dell’Unione. Ever Onward.

Un altro esempio?

La Commissione Europea ha autorizzato l’uso del glifosato (erbicida) per un altro decennio.

Il mancato accordo dei 27 della Commissione d’appello, che avrebbe potuto ribaltare la proposta iniziale della Commissione europea, ha consentito a quest’ultima di approvare l’uso del controverso glifosato, classificato come “probabilmente cancerogeno” dall’OMS e sospettato di essere un interferente endocrino.

Il glifosato, una sostanza commercializzata dagli anni ’70 dal colosso agrochimico Monsanto, acquistato dalla Bayer nel 2016, è vietato in Austria e in diverse regioni del Canada, degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e della Svizzera, tra gli altri. Inoltre, il suo utilizzo è limitato a una ventina di paesi. Ever Onward.

Che differenza c’è, nella sostanza, tra il comportamento della IBM ai tempi di Hitler e quello di chi fa gli interessi delle multinazionali alla faccia della salute della popolazione?

Torniamo a IBM.

“IBM – scrive sempre Edwin Black – e la sua filiale tedesca progettarono soluzioni complesse su misura, una per una, anticipando le esigenze del Reich. Non si sono limitati a vendere le macchine e ad andarsene. Invece, IBM affittò queste macchine a tariffe elevate e divenne l’unica fonte dei miliardi di schede perforate di cui Hitler aveva bisogno”.

Seguiamo Edwin Black in uno dei passaggio più crudi della sua narrazione: “Quando la Soluzione Finale cercò di trasportare in modo efficiente gli ebrei fuori dai ghetti europei lungo le linee ferroviarie e nei campi di sterminio, con tempi così precisi che le vittime furono in grado di uscire dal vagone merci in attesa di entrare in una camera a gas, il coordinamento era un compito così complesso, anche questo richiedeva un computer. Ma nel 1933 non esisteva alcun computer. Tuttavia, esisteva un’altra invenzione: la scheda perforata IBM e il sistema di smistamento delle schede, un precursore del computer. L’IBM, soprattutto attraverso la sua filiale tedesca, fece del programma di distruzione degli ebrei di Hitler una missione tecnologica che l’azienda perseguì con spaventoso successo. L’IBM Germania, utilizzando il proprio personale e le proprie attrezzature, progettò, realizzò e fornì l’indispensabile assistenza tecnologica di cui il Terzo Reich di Hitler aveva bisogno per realizzare ciò che non era mai stato fatto prima: l’automazione della distruzione umana. Più di 2.000 di questi set multi-macchina furono spediti in tutta la Germania e altre migliaia in tutta l’Europa dominata dai tedeschi. Le operazioni di smistamento dei carri furono istituite in tutti i principali campi di concentramento. Le persone venivano spostate da un posto all’altro, sistematicamente lavorate fino alla morte e i loro resti catalogati con gelida automazione”.

“L’IBM Germania – prosegue Edwin Black – , conosciuta a quei tempi come Deutsche Hollerith Maschinen Gesellschaft, o Dehomag, non si limitò a vendere le macchine del Reich per poi andarsene. La filiale dell’IBM, con la conoscenza della sua sede centrale di New York, ha progettato con entusiasmo i dispositivi complessi e le applicazioni specializzate come impegno aziendale ufficiale. Al vertice della Dehomag c’erano nazisti dichiaratamente rabbiosi, che dopo la guerra furono arrestati per la loro appartenenza al partito. IBM NY ha sempre capito, fin dall’inizio nel 1933, che stava corteggiando e facendo affari con i vertici del partito nazista. L’azienda sfruttò i suoi legami con il partito nazista per migliorare continuamente i suoi rapporti commerciali con il Reich di Hitler, in Germania e in tutta l’Europa dominata dai nazisti”.

“Dehomag e altre filiali IBM – sostiene Edwin Black – hanno progettato le applicazioni su misura. I suoi tecnici mandavano avanti e indietro modelli di schede perforate agli uffici del Reich finché le colonne di dati non diventavano accettabili, proprio come farebbe oggi qualsiasi progettista di software. Le schede perforate potevano essere progettate, stampate e acquistate solo da una fonte: IBM. Le macchine non venivano vendute, ma noleggiate, regolarmente manutenute e aggiornate da un’unica fonte: IBM. Filiali IBM addestrò gli ufficiali nazisti e i loro surrogati in tutta Europa, istituì le filiali e i concessionari locali in tutta l’Europa nazista si fermarono davanti a una porta girevole di dipendenti IBM e perlustrarono le cartiere per produrre fino a 1,5 miliardi di schede perforate all’anno nella sola Germania. Inoltre, le fragili macchine venivano sottoposte a manutenzione sul posto circa una volta al mese, anche quando il sito si trovava all’interno o nelle vicinanze di un campo di concentramento. La sede centrale dell’IBM Germania a Berlino conservava duplicati di molti codici, proprio come qualsiasi ufficio di servizi IBM oggi manterrebbe i backup dei dati per i computer”.

“Ero perseguitato da una domanda – scrive sempre Edwin Black – la cui risposta è sfuggita a lungo agli storici. I tedeschi avevano sempre gli elenchi dei nomi ebrei. All’improvviso, uno squadrone di SS dal volto cupo irrompeva in una piazza della città e affiggeva un avviso chiedendo agli iscritti di riunirsi il giorno successivo alla stazione ferroviaria per la deportazione in Oriente. Ma come hanno fatto i nazisti ad ottenere le liste? Per decenni nessuno lo ha saputo. Pochi se lo sono chiesto. La risposta: le operazioni di censimento di IBM Germania e simili tecnologie avanzate di conteggio e registrazione delle persone. IBM è stata fondata nel 1896 dall’inventore tedesco Herman Hollerith come società di tabulazione dei censimenti. Il censimento era il suo mestiere. Ma quando l’IBM Germania strinse la sua alleanza filosofica e tecnologica con la Germania nazista, il censimento e la registrazione assunsero una nuova missione. L’IBM Germania ha inventato il censimento razziale, elencando non solo l’affiliazione religiosa, ma anche la linea di sangue che risale a generazioni. Questa era la sete di dati nazista. Non solo per contare gli ebrei, ma per identificarli. La registrazione di persone e beni era solo uno dei tanti usi che la Germania nazista trovò per gli smistatori di dati ad alta velocità. L’assegnazione del cibo fu organizzata attorno a database, consentendo alla Germania di far morire di fame gli ebrei. Il lavoro schiavo veniva identificato, monitorato e gestito in gran parte attraverso schede perforate. Le schede perforate facevano addirittura arrivare i treni in orario e catalogavano il loro carico umano. Le ferrovie tedesche Reichsbahn, il cliente più grande della Dehomag, trattavano direttamente con i dirigenti di Berlino. Dehomag ha mantenuto installazioni di schede perforate nei depositi ferroviari di tutta la Germania e, infine, di tutta Europa”.

Quanto sapeva IBM?

Risponde Edwin Black : “Alcune di queste IBM le conosceva quotidianamente durante i dodici anni del Reich. Il peggio IBM preferiva non sapere: “non chiedere, non dire” era all’ordine del giorno. Eppure i funzionari dell’IBM NY, e spesso i rappresentanti personali di Watson, Harrison Chauncey e Werner Lier, erano quasi costantemente a Berlino o Ginevra, a monitorare le attività, assicurandosi che la società madre a New York non fosse tagliata fuori da nessuno dei profitti o delle opportunità commerciali. Il nazismo presentato. Quando la legge statunitense rese illegale tale contatto diretto, l’ufficio svizzero di IBM divenne il punto di riferimento, fornendo all’ufficio di New York informazioni continue e negabilità credibile. Certamente, le dinamiche e il contesto dell’alleanza di IBM con la Germania nazista molto cambiarono nel corso dei dodici anni del Reich. Voglio che tutta la storia sia compresa nel contesto. Saltare nel libro porterà solo a conclusioni imperfette ed errate. Pertanto, se intendi scremare o fare affidamento su sezioni selezionate, ti preghiamo di non leggere affatto il riassunto. Non commettere errori: l’Olocausto sarebbe comunque avvenuto senza IBM. Pensare il contrario è più che sbagliato. L’Olocausto sarebbe andato avanti – e spesso è andato avanti – con semplici proiettili, marce della morte e massacri basati sulla persecuzione con carta e penna. ruolo dell’automazione e della tecnologia. È necessaria la responsabilità. Cosa mi ha spinto a chiedere risposte alle domande non poste sull’IBM e sull’Olocausto? Un giorno del 1993, a Washington, presso il Museo dell’Olocausto degli Stati Uniti, mi sono confrontato con la realtà del coinvolgimento dell’IBM. Lì, nella primissima mostra, era ben visibile una macchina per lo smistamento di carte IBM Hollerith D-11, piena di circuiti, slot e fili. Sul pannello frontale della macchina, chiaramente affissa, brillava una targhetta IBM. Da allora è stata sostituita con una macchina IBM più piccola perché così tante persone si sono radunate attorno ad essa, creando un collo di bottiglia. La mostra spiegava poco più del fatto che l’IBM era responsabile dell’organizzazione del censimento del 1933 che per primo identificò gli ebrei. L’IBM aveva mantenuto la bocca chiusa riguardo al suo coinvolgimento con la Germania nazista. Quindi, anche se 15 milioni di persone, tra cui la maggior parte dei maggiori esperti dell’Olocausto, hanno visto la mostra, e nonostante i migliori sforzi dei principali storici del Museo, si è capito poco di più di questa mostra provocatoria oltre alla breve descrizione del curatore della mostra e ad un poche pagine di ricerche di supporto”.

Leggere testi come “IBM e l’Olocausto”, reperibile anche in italiano, ci aiuta a capire quanto sia possibile cancellare la storia, come sia possibile sottacere la realtà, come sia possibile falsificare i dati con narrazioni prone ai desiderata del profitto, della tecnocrazia, della logica in base alla quale se si può fare si fa.

Quanto nazismo c’è nelle logiche con le quali si muove un certo mondo della politica, prono ai desiderata delle multinazionali e della finanza?

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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