Quando un ministro della Repubblica Italiana dichiara le strategie economiche che il Governo in carica intende adottare, dovrebbe quanto meno dimostrare di conoscere la realtà economica del settore del quale si occupa, ma soprattutto la complessità economica del paese che intenda governare .
L’Italia rappresenta la seconda economia manifatturiera in Europa dietro solo alla Germania. Non va dimenticato come l’industria abbia rappresentato la salvezza durante la pandemia e successivamente abbia garantito la stessa sostenibilità economica dei conti del paese.
Il settore industriale rappresenta oltre il 20% del PIL ma con i servizi ad esso collegati supera abbondantemente Il 50% del Pil stesso.
Contemporaneamente i principali settore di esportazione del Made in Italy sono rappresentati dal Tessile, Abbigliamento, Pelletteria, Calzaturiero, Agroalimentare vinicolo, Automazione E Arredamento, i quali sono i principali fattori di equilibrio della bilancia commerciale, che peraltro sono pari al 33,8% del Pil .
Si aggiunga, poi, come il settore metalmeccanico unito al tessile abbigliamento rappresentino i primi per livello occupazionale .
L’ economia turistica si conferma un settore molto importante dell’economia italiana, la quale tuttavia non oltrepassa il 5% del Pil ed anche con l’indotto arriva a poco più del 13 %. Valori sicuramente importanti ma che determinano problematiche di assorbimento da parte delle nostre città non indifferenti e quindi di stessa sostenibilità ambientale. Basti ricordare la difficile gestione dei flussi turistici nella città di Venezia.
In altre parole, per rendere l’economia turistica la prima fonte di ricchezza come sembra intendere il ministro, bisognerebbe avviare una progressiva deindustrializzazione del nostro paese, unita ad una strategia economica molto simile a quella dei paesi in via di sviluppo ad alto tasso di economia turistica.
In considerazione di questo disastroso modello economico in più andrebbe sottolineato come l’economia turistica determini una bassa intensità di manodopera per milione di fatturato, unita an livello professionale molto più basso rispetto al sistema industriale.
Si aggiunga, poi, come un basso livello di retribuzioni incentivi ancora di più i flussi migratori di giovani laureati verso gli altri paesi europei in cerca di migliori gratificazioni economiche.
Basti ricordare, infatti, come l’Italia in Europa abbia visto regredire negli ultimi trent’anni le retribuzioni ( -2,7% mentre in Germania sono cresciute del +34,7% ) ed anche nell’ultimo trimestre 2023 sia l’unico paese OCSE che veda ridurre dello -0,3% il reddito disponibile delle famiglie .
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