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Obama: Gli alieni sono reali

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Si farà mai luce sulla questione?

“Gli alieni sono reali”. Lo ha affermato Barack Obama, 47mo presidente degli Stati Uniti, nel podcast “No Lie with Brian Tyler Cohen” il 16 febbraio 2026. Ieri. Salvo poi precisare di non averli mai visti personalmente. Ma la frase resta. E pesa.
Lo stesso Obama che qualche anno fa, dal divano di Jimmy Kimmel, giocava con l’argomento come si gioca con un gatto: “Non posso rivelare nulla.”

E poi, con il tempismo del politico consumato: “È quello che ci viene ordinato di dire”.

Battuta o confessione? Allora si poteva ridere. Oggi non ride più nessuno.

E non è solo Obama.

Anche Marco Rubio, Segretario di Stato in carica dell’amministrazione Trump, nel documentario “The Age of Disclosure” ha dichiarato che oggetti con tecnologie sconosciute sorvolano ripetutamente basi nucleari americane riservate.

“Non sono nostri”, ha precisato.

Ha aggiunto che persino i presidenti hanno operato su base di “necessità di sapere”, lasciando intendere che il meccanismo di segretezza è sfuggito di mano.

Se il fenomeno fosse una bufala, qualcuno dovrebbe spiegare perché il capo della diplomazia americana ci mette la faccia.

Perché, nel frattempo, il mondo è cambiato. O meglio, è cambiato quello che il mondo ammette di sapere.

Facciamo un passo indietro. Anzi, facciamone diversi, fino al 1972. Quell’anno la NASA lancia la sonda Pioneer 10 con una placca d’oro disegnata da Carl Sagan. Sopra ci sono un uomo e una donna nudi, la posizione del Sole rispetto a quattordici pulsar e una mappa per raggiungere il nostro sistema solare. Un biglietto da visita spedito nell’universo con il nostro indirizzo di casa.

Nel 1977 si replica con le Voyager, stavolta con un disco d’oro che contiene musica, saluti in cinquantacinque lingue, immagini della Terra e istruzioni per trovarci.

Nel 1974, dal radiotelescopio di Arecibo, avevamo già sparato un messaggio radio verso l’Ammasso di Ercole, a venticinquemila anni luce. Conteneva la struttura del nostro DNA, la nostra altezza media e la posizione della Terra nel sistema solare.

Non bastava. Ogni giorno, da settant’anni, i radar degli aeroporti, le comunicazioni militari, il Deep Space Network della NASA e persino i nostri telefoni cellulari emettono segnali che si propagano nello spazio profondo. Uno studio dell’Università di Manchester del 2025 ha calcolato che i segnali dei radar militari sono captabili fino a duecento anni luce di distanza.

Il radar planetario, quello che usiamo per individuare gli asteroidi, è rilevabile a 12.000 anni luce. In quel volume ci sono decine di milioni di stelle.

Non ci siamo nascosti. Abbiamo gridato.

Ed è qui che entra Stephen Hawking. Il più grande fisico della sua generazione ci avverte: “Attenzione a comunicare con gli alieni, le cose potrebbero finire molto male”.

Potrebbero arrivare fin qui, renderci schiavi, distruggerci per divertimento. Hawking invocava il silenzio cosmico. Peccato che avessimo già spedito il nostro recapito completo.

È come pubblicare il proprio numero di telefono su tutti i muri della città e poi lamentarsi delle chiamate moleste.

Ma il punto ormai non è se qualcuno ci ascolta. Il punto è cosa sta succedendo qui, sulla Terra, nelle stanze del potere.

Nel 2022 il Pentagono crea l’AARO, l’All-domain Anomaly Resolution Office. Non un club di appassionati: un ufficio del Dipartimento della Difesa con l’autorità di accedere a tutti i programmi classificati dal 1945 a oggi.

Il 26 luglio 2023, davanti al Congresso degli Stati Uniti, sotto giuramento, David Grusch, quattordici anni nei servizi di intelligence, dichiara di essere stato informato di un programma pluridecennale di recupero e ingegneria inversa di tecnologia di origine non umana.

Accanto a lui il comandante David Fravor racconta del famoso oggetto Tic Tac avvistato nel 2004 al largo della California: un ovale liscio, senza giunture, capace di accelerare in modi che nessuna tecnologia conosciuta può replicare.

Nel novembre 2024, seconda audizione: un ex contrammiraglio e un ex funzionario del Dipartimento della Difesa accusano l’amministrazione di nascondere informazioni. Il Congresso dichiara che il Pentagono potrebbe aver violato la legge.

Oltre novecento casi restano senza spiegazione nei fascicoli dell’AARO. Non sono pagine di fantascienza. Sono atti parlamentari degli Stati Uniti d’America.

Poi arrivano i droni del New Jersey. Metà novembre 2024: oggetti volanti grandi come automobili sorvolano basi militari, aree residenziali, la tenuta di Trump a Bedminster. Il Pentagono dice: non sono nostri. L’FBI dice: non sono stranieri. Trump dice: il governo sa e non parla.

Si va avanti sino al tardo settembre 2025 con un crescendo rossiniano. Un senatore assiste personalmente ad avvistamenti di oggetti non rilevabili dai radar. Aeroporti chiusi, spazio aereo interdetto. Poi, di colpo, il silenzio.

Qualcuno riferisce di agenti passati casa per casa a ritirare i video. La FAA estende i divieti di sorvolo. Se era tutto normale, perché? Le domande si moltiplicano, le risposte si azzerano.

Qualcuno ricorderà Peter Kolosimo, il divulgatore calabrese che negli anni Sessanta scriveva di misteri e possibili contatti extraterrestri. Fu trattato come un visionario. Vinse il Bancarella e raccolse sorrisi di sufficienza.

Mezzo secolo dopo, il Congresso americano fa esattamente quello che lui chiedeva: indaga, ascolta testimoni, pretende risposte.

Nel 1950, alla mensa di Los Alamos, il fisico Enrico Fermi pose ai colleghi la domanda più semplice e devastante della storia della scienza: “Dove sono tutti quanti?” Se l’universo è così vasto e antico, perché non abbiamo ancora trovato nessuno?

Settantasei anni dopo, un ex presidente risponde: “Sono reali.”

Il Pentagono crea un ufficio per cercarli. Il Congresso convoca audizioni. Il Segretario di Stato in carica Marco Rubio denuncia sorvoli su basi nucleari. Novecento casi restano aperti nei fascicoli del Dipartimento della Difesa.

Nessuno ha ancora risposto a Fermi. Ma la domanda, ormai, non la fanno più i fisici a Los Alamos. La fanno i senatori a Washington. E il silenzio di chi dovrebbe rispondere è diventato assordante.

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