
“Dobbiamo occuparci di un pazzo figlio di puttana come Putin e preoccuparci della guerra nucleare, ma la vera minaccia esistenziale per l’umanità è il cambiamento climatico”. (In inglese, “A crazy SOB”, abbreviazione di “Son of a bitch”).
Lo ha detto Joe Biden ad un evento elettorale a San Francisco secondo i giornalisti al seguito.
Il commento che ci viene immediato è: o usciamo con determinazione dal manicomio o siamo perduti.
Che Joe Biden sia in difficoltà cognitiva lo si era capito, ma che sia entrato in una sorta di loop (successione reiterata di istruzioni) è preoccupante per la salute mentale dell’Occidente.
Occidente che pare essere ormai internato in un manicomio dove i pazzi curano i medici.
Ormai siamo decisamente entrati nel film Stonehearst Asylum, noto anche con il titolo Eliza Graves, è, guarda caso, un film del 2014 diretto da Brad Anderson. Il film si basa sul breve racconto di Edgard Alan Poe “Il sistema del dott. Catrame e del prof. Penna (o Piuma)”.
https://edgarallanpoe.it/sistema-dott-catrame-prof-penna/
Siamo nel 1899, vigilia di Natale. Edward raggiunge Stonehearst Asylum, un ospedale psichiatrico, per iniziare l’apprendistato con il dottor Lamb, che lo accoglie e lo presenta allo staff e ai pazienti. Tra questi c’è l’affascinante Eliza Graves, ricoverata a causa della sua violenta avversione a qualsiasi forma d’intimità. I sistemi “medievali” attuati dal predecessore di Lamb, il dottor Salt, sono stati aboliti. I pazienti non sono più sedati o rinchiusi. Lamb sogna di costruire, tra le mura del suo istituto, una società libera e moderna. Una notte Edward sente un rumore sospetto proveniente dal condotto del suo alloggio notturno e, successivamente, scopre che i pazzi hanno preso possesso dell’ospedale e hanno segregato il personale medico.
Nel lungometraggio il nosocomio d’ambientazione non fatica ad assumere i metaforici connotati di un mondo le cui menti realmente folli sono quelle che occupano i posti di comando, di potere.
Torniamo all’attualità.
Che senso ha dare a Putin del figlio di puttana quando sai che i tuoi stanno, come è stato più volte rivelato, trattando con i russi per chiudere la vicenda ucraina, salvo che tu non voglia che continui a dispetto di ogni logica e di ogni realtà?
Se vuoi chiudere la partita devi parlare con Putin, altrimenti se gli dai del figlio di puttana, vuol dire che non vuoi chiudere la partita.
Parlare di guerra nucleare è semplicemente fare del terrorismo a buon mercato, ma dire che
“la vera minaccia esistenziale per l’umanità è il cambiamento climatico” è semplicemente mostrare che sei il front office di una cupola finanziaria che, peraltro, il ritornello del clima lo sta abbandonando, perché ormai non regge più.
Non solo, recitare il ritornello del clima è ecolalia.
La domanda è: cosa se ne fanno gli Usa di un presidente che mostra segni di squilibrio e interpreta una parte in commedia secondo un loop impazzito, quando il copione sta cambiando sotto i nostri occhi?
Altra domanda: cosa se ne fanno gli Usa di Joe Biden, che si ricandida?
La domanda più importante, tuttavia, è: cosa ce ne facciamo noi di un’America guidata da uno staff che sembra essere quello del film Stonehearst Asylum?
Il 19 febbraio scorso, la Rand , organizzazione di ricerca che sviluppa soluzioni alle sfide delle politiche pubbliche e che è, di fatto, la voce non ufficiale del Pentagono, ha pubblicato alcune interviste a suoi esperti “per discutere lo stato del conflitto e le sue prospettive, le sue implicazioni globali, i possibili esiti e soluzioni, e cosa potrebbero fare l’Occidente e il resto del mondo ora e una volta finite le ostilità”.
William Courtney, afferma che nel “2023, durante la guerra di terra, entrambe le parti hanno effettuato offensive fallite nell’Ucraina orientale e meridionale, lasciando sul terreno una situazione di stallo”.
Raphael Cohen, a sua volta, sottolinea come le linee siano “in gran parte stagnanti, se non addirittura inclinate dalla pura forza di massa, in qualche modo a favore della Russia. Politicamente, l’Occidente, e in particolare gli Stati Uniti – continua Cohen – ha lottato per fornire l’aiuto militare di cui l’Ucraina ha bisogno per sostenere la battaglia. L’Ucraina non può cambiare la situazione militare senza maggiori aiuti militari occidentali, ma l’Ucraina farà fatica a ottenere maggiori aiuti militari, a meno che non riesca a dimostrare agli scettici, in particolare negli Stati Uniti, che può vincere sul campo di battaglia”.
Come si può ben comprendere il gatto si more la coda: se non vinci non avrai aiuti e se non hai aiuti non puoi vincere. Amen.
James Black afferma che “la grinta delle forze armate ucraine ha da tempo infranto ogni illusione che la società russa potesse essere isolata dai terribili costi della “operazione militare speciale” di Putin”.
E infatti la Russia non è per niente isolata.
Gli analisti parlano poi di una guerra lunga, di logoramento, con qualche offensiva forse nel 2025.
L’idea di alcuni di loro è che gli Usa avrebbero spinto l’Ucraina ad assumere un atteggiamento più difensivo accompagnato da alcuni attacchi in territorio russo.
Bryan Frederick fa i conti con la realtà della guerra e afferma: “Come ha fatto dall’autunno del 2022, la Russia continua a puntare su una strategia che possa sopravvivere all’Ucraina e ai suoi sostenitori occidentali. È passata a un’economia di guerra che dà priorità alla produzione di munizioni, si è assicurata importanti fonti esterne per gli armamenti, tra cui la Corea del Nord e l’Iran, e ha creato formidabili posizioni difensive sul territorio ucraino che sarà difficile da invadere”.
E veniamo alla questione delle questioni. Quanta ulteriore assistenza può aspettarsi l’Ucraina dagli Stati Uniti e dall’Occidente?
Il parere degli esperti qui dà per scontato che il sostegno non finisca, che ci possano essere pause, ma quanto dicono pare essere più un insieme di auspici che analisi fattuali.
Altra questione. Quali sono le implicazioni geopolitiche dell’evoluzione delle relazioni Cina-Russia?
Miranda Priebe, lucidamente, mette in evidenza quanto sta avvenendo. “Già prima della guerra – sostiene l’analista – entrambi i paesi vedevano nella cooperazione un mezzo importante per contrastare il loro principale rivale: gli Stati Uniti. Il conflitto ha accelerato questa tendenza. Una cooperazione più profonda tra Russia e Cina può influenzare gli interessi degli Stati Uniti in molti modi. Ad esempio, una maggiore cooperazione sulle tecnologie militari potrebbe consentire a questi stati di contrastare in modo più efficace i vantaggi militari statunitensi. È improbabile che gli Stati Uniti riescano a invertire i recenti sviluppi, ma possono evitare politiche che avvicinino ancora di più i paesi”.
Cohen non è da meno: “Se si esaminano documenti come la Strategia di difesa nazionale del 2018 e poi quella del 2022, essi si basano in gran parte sull’idea che gli Stati Uniti potrebbero avere cinque avversari nominati (Cina, Russia, Iran, RPDC e terrorismo) ma dovranno solo combattere una guerra contro un avversario in una parte del globo alla volta. Questo semplicemente non è il mondo in cui viviamo adesso. Gli avversari statunitensi stanno diventando sempre più interconnessi e la strategia di difesa statunitense deve recuperare terreno”.
Come risultato della politica estera Usa non c’è male, soprattutto se unisci i nemici e puoi combattere solo una guerra alla volta. Visto che si stanno accendendo fuochi in più parti del globo, Joe Biden, oltre a dare del figlio di puttana a Putin, che farà? Convocherà una conferenza mondiale sul clima? Chiamerà Greta Thumberg a dirigere il Pentagono? Scriverà un’enciclica assieme a papa Francesco?
I negoziati segreti sono una realtà?
Gli analisti di Rand, dicono e non dicono, ma ammettono che prima o poi si dovrà trattare.
Secondo Courtney “i segnali di interesse del Cremlino per i negoziati sembrano mirati a ridurre la pressione di combattimento in modo che la Russia possa alleviare le truppe in prima linea, che sembrano soffrire di morale basso e perdite elevate, e possa ricostruire le unità per i combattimenti futuri”.
Priebe sostiene che “prima o poi l’Ucraina e la Russia dovranno dialogare per porre fine alla guerra. Questo è un processo che potrebbe richiedere molto tempo, quindi ha senso iniziare il prima possibile”.
E qui arriviamo alla questione odierna delle esternazioni di Joe Biden, il quale dà del figlio di puttana a Putin.
È possibile un cambio di regime in Russia?
Courtney, che sembra essere il più possibilista, sostiene che “il cambio di regime in Russia è imprevedibile. Non è ancora evidente alcuna forza politica organizzata su larga scala per un cambio di regime, ma in teoria potrebbero essere possibili molteplici scenari. Una guerra in fase di stallo, con un alto numero di vittime, tensioni economiche e un morale basso, potrebbe portare a pressioni per un regime più liberale. In un altro scenario, tuttavia, Putin e i suoi ex-KGB potrebbero affrontare disordini popolari ed essere accusati di una guerra fallita. Un’altra leadership ultranazionalista e repressiva potrebbe salire al potere”.
Insomma, tutto e il contrario di tutto.
Più realista Priebe: “Non è chiaro quando un nuovo leader salirà al potere o come un tale cambiamento influenzerebbe la politica estera della Russia. Pertanto, gli Stati Uniti non dovrebbero basare la loro politica di guerra sulla speranza che Putin venga sostituito con un leader che porrà fine alla guerra in Ucraina. Una lunga guerra in Ucraina non è nell’interesse degli Stati Uniti, quindi gli Stati Uniti non dovrebbero aspettare che Putin se ne vada. Invece, gli Stati Uniti dovrebbero considerare come rendere più probabile la fine della guerra data l’attuale leadership russa”.
https://www.rand.org/pubs/commentary/2024/02/two-years-after-russia-invaded-ukraine.html??cutoff=true&utm_source=AdaptiveMailer&utm_medium=email&utm_campaign=7014N000001SnhoQAC&utm_term=00v4N00000f3L4wQAE&org=1674&lvl=100&ite=284696&lea=1066379&ctr=0&par=1&trk=a0wQK000002GzxdYAC
Come si può ben vedere c’è una discreta confusione sotto il cielo americano, ma anche dalle analisi di Rand una vittoria sul campo dell’Ucraina sembra esclusa. Ergo, prima o poi, sarà necessario trattare e ogni trattativa dovrà essere fatta con Putin.
Che senso ha dare del figlio di puttana a chi sai bene che sarà un tuo interlocutore?
E che senso ha dire, ancora una volta, maniacalmente, che l’emergenza fondamentale per l’umanità è il clima?
Forse è ora che la “cupola” disattivi il file a Joe Biden e lo mandi in una splendida casa di riposo, perché ormai il comandante in capo è chiaramente fuori controllo e, come un disco rotto, urla improperi contro chi gli ha rotto il giocattolo.
Dulcis in fundo: dire che Putin è un figlio di puttana è politicamente corretto? Domanda rivolta agli adepti della setta climatica, della quale Biden, evidentemente, e Gran Sacerdote.





