
Donald Trump, grazie all’idiozia dei democratici Usa irretiti dal wokismo, che evidentemente si sono bevuti il cervello, ha innalzato il vessillo dell’anticomunismo.
Immediatamente è scattata pavlovianamente l’altra idiozia, quella nostrana, che lo accusa di essere un maccartista, di voler inaugurare una nuova stagione di caccia alle streghe.
Ovviamente, dal momento che l’ideologia nella quale sono imbozzolati gli idioti non consente di fare un minimo di esame della realtà, gli idioti sparano pezzi di propaganda inverosimile, tanto inverosimile da essere immediatamente classificabile come pattume.
Una delle regole della propaganda è di mettere in circolo delle menzogne che siano verosimilmente vere.
Qui siamo alla vendita del Colosseo e della Fontana di Trevi.
Il maccartismo fu un periodo di intensa persecuzione politica negli Stati Uniti durante i primi anni della Guerra Fredda (inizio degli anni ’50): una caccia alle streghe contro persone accusate di essere comuniste, simpatizzanti comunisti o infiltrati sovietici nel governo, nell’esercito, a Hollywood e nella società in generale. La caccia alle streghe fu guidata dal senatore Joseph McCarthy, che affermava di avere liste di comunisti infiltrati nel Dipartimento di Stato.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’URSS divenne la grande rivale degli USA. Eventi come la Guerra di Corea (1950-1953) e il processo ai Rosenberg (spie atomiche) alimentarono la paranoia. L’FBI, sotto J. Edgar Hoover, e il Comitato per le Attività Antiamericane (HUAC) indagarono su migliaia di cittadini. Nel 1954, durante le audizioni sull’Esercito, McCarthy accusò l’esercito di coprire comunisti. L’avvocato Joseph Welch gli rispose: “Non le resta nemmeno un briciolo di decenza?” Il Senato lo censurò nel dicembre 1954. Morì nel 1957, alcolizzato e dimenticato. Ben gli sta.
Chi ha inventato, in epoca recente, il Russiagate a danno di Trump è il clan Clinton-Obama. Non era maccartismo, ma una menzogna colossale che oggi emerge come tale e come boomerang nei confronti di chi l’ha messa in circolo.
Oggi la Russia non è l’Unione Sovietica e a Donald Trump non verrebbe mai in mente di attaccare Vladimir Putin dandogli del comunista.
Oggi la Russia è un Paese capitalista capitalisticamente arretrato, conservatore, legato alle sue tradizioni, con un profondo legame tra lo Stato e la Chiesa ortodossa.
Per chi non avesse registrato l’orologio, suggerisco di guardarsi le nozze dell’ultimo erede degli zar a San Pietroburgo, con tanto di spade sfoderate a formare la volta d’acciaio da parte dei soldati dell’esercito di Putin.
https://www.youtube.com/watch?v=OPn0-7NVTNw
La coppia dei Romanov (lei è italiana) risiede indisturbata a Mosca.
Nel 2005, quindi vent’anni fa, Il presidente russo Vladimir Putin ha autorizzato e sostenuto il rimpatrio in Russia delle spoglie del generale Anton Denikin, figura chiave delle Armate Bianche durante la Guerra Civile Russa (1917-1922), e di sua moglie Xenia. Denikin, un oppositore accanito del regime bolscevico, era morto in esilio negli Stati Uniti nel 1947 e fu sepolto ad Ann Arbor, nel Michigan.
Le spoglie sono state traslate dagli USA a Mosca e tumulate il 3 ottobre 2005 nel Cimitero del Monastero Donskoj, con una cerimonia presieduta dal Patriarca ortodosso Alessio II. Erano presenti il sindaco di Mosca e un rappresentante del Cremlino, dato che Putin era all’estero per impegni ufficiali. Prima della sepoltura, le salme hanno fatto scalo a Parigi, dove si è tenuta una funzione nella Cattedrale ortodossa alla presenza dell’ambasciatore russo e dei familiari di Denikin (tra cui la figlia Marina Grey).
Putin al suo ritorno in patria ha organizzato un ricevimento al Cremlino per i familiari, durante il quale la famiglia ha donato alla Russia la sciabola di Denikin, recante una croce di San Giorgio. Questo atto ha simboleggiato la riconciliazione storica tra la Russia postsovietica e le figure “bianche” emarginate durante l’era comunista.
Denikin (1872-1947) è stato un generale zarista che comandò le forze antibolsceviche nel sud della Russia, conquistando città come Tsaritsyn (oggi Volgograd). Sconfitto dai Rossi, fuggì in esilio prima in Francia e poi negli USA. Il suo rimpatrio, sotto Putin, fa parte di una più ampia politica di “rivalutazione” della storia russa: Putin ha cercato di integrare le narrazioni “bianche” (anticomuniste) in un’identità nazionale unificata, contrapposta al passato sovietico. Questo include onori a leader come Denikin e Wrangel, la beatificazione di Nicola II e la ricostruzione di siti religiosi distrutti da Stalin.
Ogni riferimento al maccartismo, pertanto, è fuori contesto ed è un’idiozia. Una delle tante di un mondo senza radici, senza storia, senza testa, che vive in una bolla ideologica scambiandola per realtà.
La realtà è, invece, marketing, regalato a piene mani a Donald Trump da un Partito democratico allo sbando, come dimostrano le esultanze di Joe Biden per New York.
Venerdì scorso, Joe Biden è salito sul palco di Omaha, con passo lento ma costante. Mentre saliva sul palco, 800 persone nella sala da ballo dell’Hilton, nel centro della città, si sono alzate in piedi per applaudirlo.
“Hai visto i risultati di martedì?” ha chiesto, scatenando un altro boato di applausi mentre elencava le vittorie democratiche, dai governatori del New Jersey e della Virginia al seggio di sindaco di New York, fino alla decisione sulla ripartizione dei distretti elettorali in California.
Biden ha invocato un ritorno politico, non per sé stesso, ma per un pubblico “desideroso di lotta”. Sebbene il discorso di Biden, commenta Newsmax, “fosse pacato, ma ottimista, a volte ha farfugliato le parole ed è stato così silenzioso da essere inudibile dal podio amplificato”.
Il Partito democratico è questo. Farfuglia. Nancy Pelosi ha deciso di lasciare. Non ci sono candidati credibili per le prossime elezioni presidenziali. Il sindaco di New York è un prodotto del socialismo woke.
Il bandierone anticomunista di Trump, pertanto, non ha nulla di maccartismo; è marketing regalatogli per Natale dal un Partito Democratico allo sbando.
Il sindaco di new York è un insieme instabile di teorie alla grillina prima maniera, buone per un comico, non per un politico. Altro che rinascita socialista.
Di tutt’altro tenore l’aria che tira negli Usa.
Alan Dershowitz, professore emerito della Harvard Law School, ha detto che il sindaco eletto di New York City, Zohran Mamdani, è un “nemico dell’America” che ha dimostrato “un antisemitismo puro e palese”.
“Non solo è un critico di Israele – ha detto Alan Dershowitz -, ma appartiene anche a un partito il cui programma prevede che nessuno possa essere membro dei Socialisti Democratici d’America se crede che Israele abbia il diritto di esistere. E lui stesso ha detto che non avrebbe riconosciuto Israele come uno stato ebraico, mentre noi riconosciamo decine di stati musulmani. Questo è puro e sfacciato antisemitismo internazionale. Mamdani è un bigotto, un antisemita, un odiatore degli ebrei”.
“Può dire tutto quello che vuole sulle svastiche e su come si schiererà con la comunità ebraica – ha detto ancora Alan Dershowitz -. È un nemico dell’America, è un nemico della decenza, un nemico del popolo ebraico, un nemico di Israele”.
La campagna di Mamdani è stata animata da una serie di problemi economici locali, come la mancanza di alloggi e di servizi per l’infanzia a prezzi accessibili. Ma è stata la sua piattaforma filo-palestinese ad attirare l’attenzione maggiore.
Il trentaquattrenne Mamdani, deputato statale di estrema sinistra, ha allarmato gli israeliani rinnegando apertamente la posizione filo-israeliana tradizionalmente adottata dai candidati sindaco di New York.
Pur affermando di sostenere il diritto di Israele a esistere, definisce qualsiasi stato o gerarchia sociale che favorisca gli ebrei rispetto agli altri come incompatibile con la sua fede nei diritti umani universali. Mamdani ha anche definito la guerra di Gaza un genocidio, un’accusa che il governo israeliano nega, e ha promesso di arrestare il primo ministro Benjamin Netanyahu se il premier metterà piede in città. Ha inoltre fatto capire che potrebbe interrompere i rapporti con l’industria e il mondo accademico israeliani a causa della devastante guerra a Gaza.
Dershowitz ha affermato che “si opporrà” a Mamdani e “lo porterà in tribunale” se potrà: “Lo sconfiggeremo in ogni modo legale e ammissibile possibile. È un danno enorme perché la sua elezione, per la prima volta, manda un messaggio: puoi essere antisemita, antisionista, antiamericano e puoi comunque vincere in una città come New York, forse a Minneapolis e San Francisco, a Chicago e in altre città. Per me, in realtà, è un po’ come quello che stava succedendo in Austria e in Germania nel 1932. Non mi riferisco alla Germania del 1939, quando essere antisemita non ti squalificava dall’essere sindaco di Vienna o Berlino, e non ti squalificava dall’essere sindaco di New York. Ottenere il 32% dei voti degli ebrei dimostra quanto sia pericoloso e quanto siano assurdi e idioti alcuni ebrei”.
“Il presidente Trump – ha detto ancora Alan Dershowitz – ha perfettamente ragione quando ha detto che qualsiasi ebreo che voti per Mamdani è un completo idiota, uno stupido che odia sé stesso. Ma abbiamo visto che gli ebrei hanno sostenuto Stalin, gli ebrei hanno sostenuto Pol Pot, gli ebrei hanno sostenuto Castro, persino alcuni ebrei hanno sostenuto Mussolini e persino una manciata di ebrei ha sostenuto Hitler. Gli ebrei possono essere idioti quanto chiunque altro, e gli ebrei che hanno votato per Mamdani hanno dimostrato la loro idiozia e il loro odio per sé stessi”.
Alan Dershowitz è ebreo e appartiene alla comunità ebraica americana.
Sabato, il capo del dipartimento in pensione di New York City, John Chell ha dichiarato a Newsmax che l’elezione di Zohran Mamdani rappresenta una pericolosa minaccia per il controllo della polizia cittadina.
Chell ha dichiarato ad “America Right Now” che circa 4.000 ufficiali di tutti i gradi potrebbero avere diritto a lasciare il servizio a gennaio. “Ora, ci sarà un esodo di massa? Resta da vedere – ha detto Chell-. Sono stato molto esplicito sul fatto che le persone con cui si associa la retorica di Mamdani siano ben documentate. Anche se si è scusato, va bene. Ma le politiche che sta cercando di attuare con le sue stesse parole sono molto inquietanti. E a giudicare dalla sua retorica, lui vuole mantenere il personale. Quello che sta dicendo è che non assumerà altro personale; secondo me, non assumerà più poliziotti. Semplicemente sposterà parte del loro lavoro a questa squadra di azione comunitaria per svolgere il lavoro di polizia. Non funzionerà e la gente se ne andrà. Vedremo i numeri a gennaio.”
“Se guardate i social media negli ultimi giorni – ha detto ancora Chell – altre agenzie, come Houston, in Florida, stanno cercando di reclutare i nostri poliziotti per un posto di lavoro migliore. E questo avrà ripercussioni sul reclutamento. Se il Civilian Complaint Review Board otterrà il potere di giudicare i reclami contro i poliziotti, questo sarà il punto di rottura. E solo per il vostro pubblico, il capo della polizia ora ha l’ultima parola. Lui [Mamdani] vuole che la questione venga affidata a quell’agenzia. Sarebbe catastrofico per questo dipartimento. Nessuno si farà avanti e la gente se ne andrà. Ve lo posso garantire”.
Le autorità federali per l’immigrazione stanno già cercando di reclutare agenti di polizia di New York City con nuovi annunci sui social media che ritraggono l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) degli Stati Uniti come un datore di lavoro più riconoscente. “Unisciti a un’agenzia che rispetta te, la tua famiglia e il tuo impegno nel servire le forze dell’ordine”, si legge in un annuncio dell’ICE. L’annuncio rimanda a una pagina di reclutamento in cui si avverte che “l’America è stata invasa da criminali e predatori” e si offrono bonus di assunzione fino a 50.000 dollari.
L’ex commissario della polizia di New York Raymond Kelly ha dichiarato che la città di New York dovrebbe prepararsi a un dipartimento di polizia più piccolo. Kelly ha detto che il motivo è il sindaco eletto Zohran Mamdani. “Sembra che il signor Mamdani ridurrà significativamente le dimensioni del NYPD – ha spiegato Kelly – Vuole fondare un’altra agenzia per la sicurezza della comunità, ma vuole che sia un’agenzia da un miliardo di dollari. Quindi l’unico posto dove si trovano quei soldi è il bilancio del Dipartimento di Polizia di New York. E il bilancio della polizia di New York City è composto per il 95% dal personale. Quindi, se si vuole prelevare una grossa somma di denaro dal bilancio del Dipartimento di Polizia di New York, bisogna ridurre il personale”.
Come si può ben vedere, non mancano le basi per sbandierare il regalo di Natale dei Democratici a Trump.
Il bandierone anticomunista non è maccartismo, è marketing.





