
Più di mille militari statunitensi lasceranno il Niger nei prossimi mesi.
Lo riferisce il “New York Times” sulla base di fonti dell’amministrazione del presidente Joe Biden.
Il “ritiro ordinato e responsabile” inizierà “nei prossimi giorni” e il suo completamento richiederà “mesi”. Molti dei militari Usa distaccati in Niger sono di stanza presso la base aerea 201; le truppe sono inattive dal golpe che nel luglio scorso ha deposto il presidente Mohamed Bazoum e insediato la giunta. La decisione del ritiro segue l’annuncio del mese scorso del governo militare di Niamey e i successivi colloqui intercorsi tra le parti, gli ultimi questa settimana, quando, secondo una fonte del dipartimento di Stato, il vicesegretario Kurt Campbell ha detto al primo ministro nigerino, Ali Lamine Zeine, che gli Stati Uniti non sono d’accordo con la svolta del Paese verso la Russia e l’Iran e sull’incapacità di tracciare un percorso per il ritorno alla democrazia.
Il 16 marzo il governo militare del Niger ha interrotto “con effetto immediato” l’accordo di cooperazione militare firmato con gli Stati Uniti nel 2012. L’annuncio è stato letto in un intervento trasmesso dalla televisione nazionale “Rtn” dal colonnello Amadou Abdramane, portavoce della giunta al potere dal colpo di stato dell’anno scorso, chiamata Consiglio nazionale per la salvaguardia della patria (Cnsp). Abdramane ha spiegato che il governo nigerino “tenendo conto delle aspirazioni e degli interessi del suo popolo” ha deciso “di interrompere con effetto immediato l’accordo relativo allo status delle forze armate degli Stati Uniti” e del personale civile del dipartimento di Difesa Usa nel territorio nigerino. Il portavoce ha definito la presenza militare statunitense “illegale” e in violazione di “tutte le regole costituzionali e democratiche”. Non solo: secondo Niamey è illegittimo e “ingiusto” lo stesso accordo, che sarebbe stato “imposto unilateralmente” dagli Stati Uniti, tramite una “semplice nota verbale”, il 6 luglio 2012.





