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NAVALNY, TRA MENZOGNE E MISTERO

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Gli investigatori russi hanno comunicato alla madre di Alexei Navalny che il suo corpo non sarà restituito alla famiglia per altri 14 giorni.

Lo ha scritto su X l’ex portavoce dell’oppositore, Kira Yarmysh, secondo la quale la motivazione è che la salma deve essere sottoposta ad “esami chimici”.

Saltando a pié pari la narrazione delle proteste che si stanno svolgendo in tutto il mondo, in quanto le considero necessarie, dovute, condivise e saltando a pié pari la narrazione più scontata, ossia che Navalny sia la vittima di Putin, cerchiamo, se è possibile, di capire, o quanto meno di interrogarci, su cosa ci possa essere dietro a questa storia che si svolge tra menzogne e mistero.

Partiamo da una regola di fondo che riguarda chi non è ottuso di mente. La regola è che prima di intraprendere un’azione si deve calcolare quali siano gli effetti prodotti. Vale per la strategia in qualsiasi ambito di applicazione.

Poniamoci, in premessa, una domanda: Putin è scemo, mangia i sassi (e quindi è scemo) oppure è sano di mente, lucido, strategicamente cosciente?

Se la risposta è che è scemo o che mangia i sassi, allora è logico poter dire che ha voluto la morte di Navalny, proprio ora.

Se la risposta è che non è scemo e che è sano di mente e lucido, allora se ne deve dedurre che la morte di Navalny è voluta, o da lui, o da chi lo vuole mettere in difficoltà, ma che è necessario capire a quali effetti si punta.

Guardiamo gli effetti.

La morte di Navalny, della quale per ora non si sa nulla, se non che è stato detto che è morto, ha provocato una grande protesta nel mondo, rafforzando le posizioni di chi ritiene che lo zar della Russia debba essere contrastato, fermato, ridotto ai minimi termini.

L’immediata ricaduta di queste posizioni sono sull’Ucraina, con il rafforzamento della convinzione che bisogna dare tutto quel che serve a Zelensky per continuare la guerra contro il despota del Cremlino.

La morte di Navalny, pertanto, ha come conseguenza (ecco gli effetti) un netto no a trattative e un netto sì alla continuazione della guerra.

Poniamo che questa logica sia lucidamente quella di Putin.

Se così fosse, Putin avrebbe scelto la strada del prolungamento a oltranza della guerra in Ucraina visto che gli effetti della stessa sono a tutto svantaggio dell’Occidente, che ne esce confuso, bastonato, in crisi e, soprattutto, evidentemente incapace, al di là delle manifestazioni di piazza e della deposizione di fiori e lumini, di una qualsiasi azione che non sia quella della chiacchiere e delle dichiarazioni.

Gli europei e gli americani sono pronti a fare la guerra a Putin?

La risposta è evidentemente no, visto che la fanno per procura sulla pelle del popolo ucraino.

Il perfido Putin, sanguinario despota di tutte le Russie, con l’assassinio di Navalny avrebbe messo a nudo, stando a questa ipotesi, l’impotenza dell’Occidente che, se va bene, riesce solo a organizzare manifestazioni di protesta.

E se così non fosse?

Vediamo alcuni fatti.

Da tempo si vocifera, da parte di autorevoli media Usa, di trattative in atto tra Russia e Stati Uniti per chiudere la vicenda ucraina con una sostanziale soluzione coreane. In questi ultimi tempi ci sono stati autorevoli esponenti americani che hanno fatto capire che Zelensky dovrebbe entrare nella logica di chiudere la partita lasciando le cose così come stanno ora.

Se guardiamo ai fatti del fronte, i russi stanno premendo per rifilare il confine del Donbass e gli ucraini, dopo aver sbattuto la faccia a Bakhmut, hanno deciso di cambiate strategia e tattica e di ritirarsi da Avdiïvka. La ritirata sembrerebbe preludere ad una nuova strategia tesa a evitare di esporsi e a consolidare il più possibile le difese.

In buona sostanza, l’Ucraina, a corto di munizioni e di uomini, sembra aver compreso che deve porsi sulla difensiva, dimenticandosi controffensive impossibili.

Ovviamente, una qualsiasi possibile trattativa per una delle possibili soluzioni del conflitto (tregua, armistizio, cessate il fuoco, e via discorrendo) non può che essere concordata con Putin.

Chiaramente, se Putin è diventato l’orrendo assassino di Navalny, ogni trattativa, quanto meno, fa un passo indietro.

Vince, pertanto, il partito della guerra.

La stessa cosa è accaduta, in forma diversa, nel Medio Oriente. Nel momento in cui stava prendendo forma concreta la Via del Cotone (India, Arabia saudita, Israele, Mediterraneo) l’attacco di Hamas (leggi Iran) ha fatto arretrare la possibilità che l’Arabia Saudita riconoscesse Israele e ha innescato una guerra destabilizzante.

Ed eccoci giunti alla domanda vera: chi vuole che il mondo sia destabilizzato e che non ci sia la possibilità di trovare una risposta multilaterale per un nuovo equilibrio?

Rispondere non è facile, ma mi sento di dire che la morte di Navalny va inserita in questo ambito di ragionamento.

Non ha molta importanza stabilire se Putin è il diavolo o non lo è. Ha molta importanza cercare di capire per quale motivo e per quali fini Navalny è stato eliminato e da chi.

Per ora, tornando alla cronaca, sappiamo che la salma non è disponibile e che non lo sarà ancora pe due settimane.

Il Cremlino dice di non avere competenza sulla questione ed inoltre respinge quelle che definisce ‘dichiarazioni rozze’ da parte dei Paesi occidentali.

Non è impossibile che all’interno del potere russo ci sia chi vuol capire e chiede di capire.

Non è un caso che le indagini appaiano complesse.

Dagli avvocati di Navalny si apprende che la madre del dissidente russo e i suoi avvocati sono arrivati all’obitorio ieri mattina presto e che non è stato loro permesso di entrare. Uno degli avvocati è stato letteralmente spinto fuori. Quando è stato chiesto al personale se il corpo di Navalny fosse lì, non hanno risposto e i funzionari hanno detto che l’indagine delle autorità russe sulla morte di Navalny  “è stata estesa”.

“Non si sa per quanto tempo andrà avanti. La causa della morte è ancora ‘indeterminata’. Mentono, prendono tempo e non lo nascondono nemmeno”, ha scritto su X Kira Yarmysh, ex portavoce di Navalny.

Che le cose non siano chiare nemmeno al Cremlino lo si evince dalle dichiarazioni del portavoce di Putin, Dmitry Peskov.

“In condizioni nelle quali non ci sono informazioni, è assolutamente inaccettabile fare affermazioni, diciamo, francamente rozze”, ha dichiarato Peskov secondo la Tass. “Questo – ha aggiunto – non è appropriato per i funzionari governativi, dalle cui labbra abbiamo sentito tali frasi. E queste frasi, ovviamente, non possono causare alcun danno al capo del nostro Stato, ma non danno assolutamente una buona immagine di coloro che fanno tali dichiarazioni”.

E’ chiaro che qualcosa non va nella catena di comando e che, a ben leggere le affermazioni di Peskov, qualche problema non da poco si è determinato tra il vertice di Mosca e chi stava a custodire Navalny.

Vedremo nei prossimi giorni come andranno le cose, perché l’impressione è che l’autopsia non riguardi solo il corpo di Alexei Navalny, ma un corpo molto più ampio, la cui testa è al Cremlino ma non è chiaro dove stiano gli arti.

Nella fotografia Navalny ripreso in carcere il 15 febbraio scorso.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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