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NATO: Trump attacca i partner europei ad Ankara

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NATO - Ankara

Meloni alla cena dei leader

A cura di Agenzia Nova

Dal nostro inviato – La prima giornata del vertice NATO di Ankara ha messo subito in evidenza il doppio binario su cui si muove l’Alleanza: da un lato il tentativo di mostrare unità, capacità industriale e sostegno all’Ucraina; dall’altro le nuove tensioni fra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e gli alleati europei.

Al centro dei lavori odierni, ospitati nel complesso presidenziale di Bestepe e destinati a proseguire domani con la riunione dei capi di Stato e di governo, ci sono stati il rafforzamento della produzione militare, il dossier droni, gli impegni per Kiev e il difficile equilibrio transatlantico.

La NATO aveva indicato alla vigilia del summit tre priorità: trasformare gli impegni assunti all’Aia nel 2025 in risultati concreti, aumentare investimenti e produzione industriale e mantenere il sostegno all’Ucraina nel lungo periodo.

Le tensioni politiche sono emerse nuovamente con le nuove parole di Trump contro gli alleati europei, accusati di non aver sostenuto Washington nella guerra contro l’Iran.

Durante l’incontro bilaterale con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, il capo dello Stato USA ha detto di aver “testato” gli alleati chiedendo aiuto nel conflitto iraniano e ha citato esplicitamente anche l’Italia: “L’Italia ci ha detto no, la Germania ci ha detto no e la Francia ci ha detto no. E va bene. Ma allora perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari e loro non ci sono per noi?”, ha affermato.

Il nuovo affondo del presidente statunitense si inserisce in una fase già delicata dei rapporti con Roma, dopo le provocazioni rivolte nei giorni scorsi alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la decisione del governo italiano di non alimentare ulteriormente la polemica.

Sempre durante le dichiarazioni durante il bilaterale con Erdoğan, a una domanda della stampa sul tema del rapporto con la premier, Trump ha dichiarato: “Mi piace, è una brava persona ma non c’è stata per noi” sul fronte Iran: “Penso abbia fatto un errore e ciò mi ha reso infelice”.

“La nostra relazione è peggiorata. Ha rifiutato di farsi coinvolgere sul dossier dello Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti hanno tanto petrolio, non ci serve Hormuz: noi lo facciamo perché ci sembra importante. Lei non ci è stata per noi e questo mi ha reso infelice”, ha aggiunto.

Per l’Italia, il vertice arriva quindi in un clima particolarmente esposto. Meloni è ad Ankara per partecipare ai lavori e alla cena dei leader prevista nella serata, mentre il governo ha scelto una linea di contenimento: evitare repliche pubbliche alle uscite di Trump e concentrare la presenza italiana sui dossier di sicurezza euro-atlantica, Mediterraneo allargato, Ucraina e industria della difesa.

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e il ministro della Difesa, Guido Crosetto, sono arrivati nella capitale turca insieme alla delegazione italiana, in vista della riunione di oggi del Consiglio atlantico a livello di capi di Stato e di governo.

Tajani ha aperto la partecipazione italiana con la riunione con i partner dell’Iniziativa di cooperazione di Istanbul – Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar –, un formato la cui presenza al vertice è stata sostenuta con forza dall’Italia.

Il confronto è dedicato agli sviluppi in Medio Oriente, con particolare attenzione a Iran, Libano, Gaza e Stretto di Hormuz. Tajani parteciperà inoltre alla ministeriale E5 con Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito, co-organizzata da Roma e Varsavia e aperta anche al ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, con focus su Ucraina e Medio Oriente.

Tajani, inoltre, ha incrociato il segretario di Stato Usa Marco Rubio: i due si sono appartati pochi minuti e si rivedranno più tardi alla cena di lavoro del Consiglio NATO – Ucraina a livello di ministri degli Esteri, con il titolare della diplomazia ucraina Andrii Sybiha e l’Alta rappresentante dell’UE, Kaja Kallas.

Sul fronte della Difesa, Crosetto ha avuto una prima occasione di incontro con il nuovo omologo del Regno Unito, Dan Jarvis.

“Un piacere stringergli la mano, con la certezza di poter continuare a lavorare proficuamente insieme, come fatto con i suoi predecessori, per la sicurezza comune e la stabilità internazionale”, ha dichiarato il ministro italiano.

Il ministero della Difesa ha spiegato che Crosetto è giunto ad Ankara per prendere parte al vertice NATO e svolgere una serie di incontri istituzionali, in una fase in cui l’Italia punta a valorizzare il proprio ruolo sia nel pilastro europeo dell’Alleanza sia nella cooperazione industriale transatlantica.

Il ministro della Difesa ha poi incontrato a margine del vertice NATO il collega turco Yasar Guler, definendo il colloquio “cordiale” e sottolineando l’alto livello di cooperazione tra le Forze armate dei due Paesi. Crosetto ha ribadito la volontà comune di rafforzare ulteriormente la collaborazione bilaterale.

Il capitolo industriale è stato il terreno su cui il segretario generale Mark Rutte ha provato a spostare l’attenzione dalle frizioni politiche ai risultati concreti.

Al Forum dell’industria della difesa, la NATO ha annunciato nuove acquisizioni per decine di miliardi di dollari, tra cui il decimo velivolo Airbus A330 MRTT per la flotta multinazionale di trasporto e rifornimento, l’acquisto di droni senza pilota Northrop Grumman Triton per rafforzare la sorveglianza marittima e la procurement congiunta di velivoli Saab GlobalEye per modernizzare le capacità di allarme e controllo aereo.

Rutte ha riassunto il messaggio agli alleati e all’industria con una formula diretta: “I soldi ci sono, e ne arriveranno altri”, chiedendo di fare “di più, più rapidamente, insieme”.

L’annuncio più rilevante riguarda però i droni. La NATO ha presentato la nuova iniziativa “NATO Drone Edge”, con investimenti superiori a 40 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni in capacità anti-drone e nell’addestramento degli operatori.

L’obiettivo è quintuplicare entro la fine del 2027 il numero di operatori di droni addestrati dagli alleati e creare un mercato NATO per sistemi anti-drone testati, compatibili con gli standard dell’Alleanza e disponibili per l’acquisto rapido.

La NATO estenderà inoltre l’iniziativa multinazionale “Flight Training Europe” all’addestramento degli operatori di droni, facendo leva su sedici centri di volo in otto Paesi. Secondo l’Alleanza, i droni hanno “modificato in modo fondamentale” la natura della guerra moderna e la capacità di rilevarli, identificarli e neutralizzarli è ormai decisiva per prontezza e resilienza.

Accanto ai droni, Rutte ha lanciato anche due strumenti per rafforzare la base industriale dell’Alleanza.

Il primo è “NATO Front Door for Industry”, una piattaforma unica per facilitare l’accesso delle imprese a opportunità di procurement e iniziative di innovazione.

Il secondo è “NATO Engine”, pensato per espandere la capacità produttiva collegando capacità industriali disponibili e favorendo la collaborazione transfrontaliera tra aziende europee, canadesi e statunitensi.

“Nessuna singola nazione ha la capacità industriale necessaria per soddisfare una domanda ampia e crescente”, ha affermato Rutte, citando in particolare difesa aerea e capacità d’attacco.

L’obiettivo è ricostituire gli arsenali, produrre capacità su larga scala e superare i concorrenti in termini di output industriale. L’Ucraina è stata l’altro importante dossier della giornata.

Il presidente Volodymyr Zelensky ha rilanciato la richiesta di adesione alla NATO, sostenendo che un esercito con l’esperienza accumulata da Kiev nella guerra contro la Russia rafforzerebbe, e non indebolirebbe, l’Alleanza.

“L’Ucraina appartiene alla NATO”, ha detto al Forum dell’industria della difesa, rivendicando la capacità delle forze ucraine di adattarsi, colpire in profondità nel territorio russo e danneggiare raffinerie e infrastrutture energetiche.

Zelensky ha posto al centro dei colloqui anche la necessità di nuove difese aeree, mentre gli alleati europei e il Canada coprono ormai la gran parte dei bisogni di Kiev, inclusa una quota rilevante della protezione antiaerea.

Sul piano politico, Kiev può contare sull’impegno che gli alleati si preparano a formalizzare nella dichiarazione del vertice: 70 miliardi di euro in equipaggiamenti militari, assistenza e addestramento nel 2026, con l’impegno sovrano a mantenere almeno livelli equivalenti nel 2027.

Secondo una bozza del testo circolata in giornata, una parte dei fondi arriverà da impegni bilaterali già assunti e da uno strumento europeo di prestiti da 60 miliardi di euro per investimenti e procurement della difesa ucraina nel biennio 2026/2027; gli Stati Uniti non dovrebbero contribuire direttamente al finanziamento di questo pacchetto.

Per Zelensky, che vedrà Trump oggi a margine del vertice, si tratta di un risultato importante ma non risolutivo: l’assistenza resta consistente, ma la prospettiva di adesione alla NATO continua a non avere una tabella di marcia.

La prima giornata di lavori del vertice, quindi, preannuncia il confronto di oggi, che si preannuncia aspro: la pressione di Trump sugli europei, l’affondo diretto contro Italia, Germania e Francia e l’incertezza sul futuro impegno militare statunitense in Europa hanno confermato che il summit sarà un test sulla tenuta politica dell’Alleanza.

La giornata decisiva sarà quella di oggi, quando Meloni, gli altri leader europei, Trump e Zelensky si ritroveranno nella stessa sala per trasformare gli annunci in una dichiarazione comune.

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  • Redazione

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