di Paolo Zanotto
Non sono un frequentatore di programmi televisivi, ormai da molti anni. Perfino all’informazione mainstream ho sostituito altri canali ben più affidabili. Nel 2020, tuttavia, in pieno lockdown, costretto mio malgrado a una forzata permanenza fra le mura di casa, mi lasciai convincere da un amico ad abbonarmi a Netflix per vedere una serie di fantascienza – Colony – che, pur parlando d’altro, metaforicamente raccontava la realtà che stavamo vivendo in quel preciso momento storico e, forse, quella che ci attende in un futuro prossimo venturo.
Da allora non ho mai disdetto l’abbonamento e qualcosa di buono per distrarci, in mezzo a tanto ciarpame, siamo riusciti a trovarlo. Fra queste rare eccezioni si collocano anche le 3 stagioni di Luis Miguel – La serie, in cui si narrano le vicende biografiche del grande cantante messicano, che ha affascinato per decenni il pubblico latinoamericano.
Quando il fenomeno Luis Miguel esplose in Italia, conquistando il secondo posto al Festival di Sanremo con un pezzo che fece epoca, Noi, ragazzi di oggi, avevo appena 11 anni. E lui pochi più di me. Il brano mi conquistò e corsi subito ad acquistare la musicassetta EMI contenente l’album completo. Dopo una stagione fitta di passaggi in radio e di ospitate in TV la giovane promessa sparì dai palinsesti italiani, convertendosi in una delle tante meteore del mondo dello spettacolo. Per lo meno, qui, in Italia, dove di lui sostanzialmente non si sentì parlare più. Solamente dieci anni più tardi, quando mi trasferii per un periodo a vivere in Spagna con una borsa di studio Erasmus, scoprii che nel frattempo era diventato il cantante forse più famoso e amato di tutto il mondo di lingua spagnola.
Recentemente, ripensando a quegli anni e digitando il suo nome in un motore di ricerca, ho appreso che era appena stata realizzata una serie TV sulla sua vita e la coincidenza mi ha spinto a guardarla. Il consiglio spassionato, per chi cerca qualcosa con cui distrarsi davanti allo schermo, è di fare altrettanto non lasciandosi scoraggiare dalla mancanza di doppiaggio ma godendosi i dialoghi in lingua originale sottotitolati in italiano. La serie è appassionante e ben riuscita. La quarta stagione è in arrivo. L’aspetto più avvincente è che non si tratta di una storia inventata, ma della trasposizione cinematografica della vita del grande artista iberoamericano. Ma le ragioni non si limitano a questo. La vicenda può dirsi, sotto vari aspetti, rocambolesca e la trama appare come un affresco sulle grandezze e le miserie umane.
Il personaggio di Luis Miguel presenta tratti controversi, nel rappresentare i quali la produzione non ha fatto sconti. Ma, alla fine, emerge un ritratto dell’artista che è quello di un essere umano spavaldo e pieno di sé ma allo stesso tempo fragile e sensibile, il quale si carica sulle spalle tutto il peso che gli è stato affidato suo malgrado da bambino, assumendosi l’onere di badare in qualche modo anche ai fratelli minori quando l’unità familiare si sfalda. Ben tratteggiate la controversa figura del padre e quelle di vari collaboratori che si avvicendano nel tempo, così come il tenero rapporto con la madre prima e poi con la figlia. Una vita passata sulla cresta dell’onda, fra continui alti e bassi come in una sorta di montagne russe emotive, ha finito per logorare l’uomo che negli ultimi anni si è trovato alle prese con problemi di alcolismo e i gravi debiti sul fronte economico-finanziario.
Ma la massima di vita che, come un fil rouge, ha attraversato la sua vita guidandolo in tutti i momenti salienti è sempre stata ¡Nadie se arrepiente de ser valiente!: «Nessuno si pente di essere stato coraggioso!». Essere coraggiosi non è mai facile, soprattutto se – come don Abbondio – ci si convince che «il coraggio, uno non se lo può dare». Non è però il caso di Luismi, che ha sempre osato nei momenti più difficili, scommettendo sulla forza della verità, anche quando questa poteva apparire estremamente scomoda e indigesta.
Essere coraggiosi significa scegliere il tratto apparentemente più difficile ma che arricchisce di più, è mostrarsi fedeli alle nostre convinzioni e ai nostri valori, è accettare gli errori commessi, è saper chiedere perdono quando se ne prende atto. El Sol de México non sempre l’ha fatto, o perlomeno ha avuto i suoi tempi. Ma questa serie, in cui di fatto si mette a nudo, è forse un modo per recuperare alcune occasioni mancate. La paura, d’altronde, è un meccanismo di difesa. Non esiste incentivo più forte dell’amore per essere coraggiosi, né ingrediente più potente per emergere vittoriosi. È l’amore che ci spinge, che c’infonde la determinazione per andare avanti nonostante mille difficoltà. Non può aversi amore senza coraggio né coraggio senza amore. E la vita di Luis Miguel è, a dispetto di tutto, una storia d’amore sui generis: un racconto di passioni ardenti e di delusioni altrettanto cocenti, d’infatuazioni, tradimenti, ossessioni, intrighi, vissuti sulle note di canzoni che sovente traevano origine da episodi di vita vissuta.
In conclusione, una serie che merita: appassionante, ben recitata e basata su una storia reale, nella quale ciascuno potrà trovare elementi di riflessione.




