
di Angelo Ciccarella
“La vita vera è altrove” Arthur Rimbaud
“La vita vera è qui” André Breton
La rinascita occulta non è il tratto conclusivo del nostro viaggio. Almeno secondo la mia esperienza – lungo un arco di tempo di 53 anni – l’obiettivo è la presa di contatto con la Presenza Divina che ha supporto nel Graal, di diventare strumento quaggiù della sua Luce e irradiarla, senza distinzioni o giudizi su chi sia degno o meno. Compito ambizioso, ma fattibile se manteniamo l’umiltà e non perseguiamo il mero potere.
L’obiettivo è indubbiamente grandioso e ci chiama a sforzi altrettanto grandiosi. Innanzitutto, per preservare la nostra salute mentale, consiglio di stare a debita distanza da logge che non sono logge e scuole sedicenti iniziatiche, al fine di mantenere autonomia e di non subire condizionamenti. Una via realizzativa presuppone l’incontro con un istruttore avanti nel cammino. Come riconoscerlo? La ragione non basta, occorre “sentire” dal profondo che chi abbiamo di fronte sia la persona fatidica del nostro destino, che non ci inganni, che non pretenda devozione. Non è facile. Spesso incontriamo lupi travestiti da agnelli. Prenderemo buggerature. Confidiamo sempre nella Divina Provvidenza.
Se vogliamo cercare la verità emancipandoci dalle correnti samsariche, non dobbiamo fare sconti a nessuno, nemmeno a noi stessi. L’iniziazione può attuarsi solo se inserita in una tradizione. L’unica catena iniziatica che non abbia origine in terra bensì in cielo, è quella che ci lega al mistero della divinità e non a qualche proiezione umana. Nel mio iter, mi sono sottoposto ad autoanalisi, ho esaminato certe esperienze extrasensoriali, soprattutto mi sono confrontato con altri sodali, concordato su alcuni punti e rigettato altri. Ho sperimentato l’isolamento sensoriale dentro una cisterna rimediata da uno sfasciacarrozze, seguendo gli esperimenti del neuroscienziato americano John Lilly; ho partecipato a centinaia di sedute spiritiche e raggiunto stati medianici, ma se non guidato, tutto può subentrare dai bassifondi della psiche o dall’intermondo.
Non mi son fatto mancare nulla anche sul versante magico, sviluppando la capacità immaginativa e la volontà, ma non senza subire conseguenze pesanti. Tutto mi è servito, ma molto me lo sono lasciato alle spalle. Ho assimilato quanto necessario e trasformato gli elementi di cui sono fatto. Difficile è stato rendere porosa la mente, senza dimenticare di sorvegliarla per impedire a influenze erratiche di prendere il sopravvento.
Qui non si tratta di fare classifiche del tipo: il mio guru è meglio del tuo. Il mio Maestro, in possesso di licenza elementare (presa con la raccomandazione), di umili origini di cui si vanta sempre, a noi dell’anonima talenti ci ha insegnato a spostarci dalla nostra ordinaria disposizione mentale egocentrica a una prospettiva che non sia ostruita dalle convenzionali barriere di spazio e tempo.
Affrancati da sovrastrutture formule assiomi dottrine, siamo giunti ad una consapevolezza nuda e cruda. Abbiamo imparato ad acquietare la mente e separare le immagini visive del segnale psichico dal rumore di fondo. Il Nostro ci ha insegnato in primis a non baciargli i piedi, a non fare di lui un santino-santone, ma a considerarlo semplicemente un compagno di viaggio più esperto.
Mi son reso conto di un fraintendimento sulla natura fisica e psicologica dello spazio-tempo interconnesso in cui viviamo. Guardo il cielo, la sagoma montana dei Cimini, le nuvole estemporanee, e sento di riuscire in modo attendibile a vivere l’esperienza del panorama splendido e spazioso davanti ai miei occhi. Ma di riflesso mi rendo conto che questa convinzione non è basata né su una completa percezione né su una corretta comprensione di quello che sto vedendo. La percezione interiorizzata della natura davanti a me è creata, ostacolata, e oscurata dal rumore della mia mente. Il rumore della mente unito al desiderio di dare nome e concretezza a tutto ciò che vediamo o di cui facciamo esperienza. Questa sovrapposizione analitica comprende memoria, immaginazione, e analisi – tutti elementi che noi usiamo per colorare e riconfigurare ciò che vediamo e di cui facciamo esperienza e noi attribuiamo a tutto ciò il significato completo che esso ha per noi. Il nostro presupposto è che il mondo esterno non abbia un senso intrinseco. Questa illusione è ciò che i buddhisti chiamano “maya” – e può causare tanta sofferenza non necessaria. Scandurra ci ha avvertito del rischio di questa percezione sbagliata. La distanza tra me e il mondo esterno, rende isolata la mia mente. La separazione è un’illusione. Tutto è legato. Se capisco questo, la compassione per il prossimo è una conseguenza: quando una persona soffre soffriamo tutti, perché in questo stato speciale mentale siamo connessi gli uni agli altri.
Tutti abbiamo il potenziale per un’ampia consapevolezza psichica che riempia tutto lo spazio-tempo. Esplorando mondi e dimensioni, ho capito che in quanto specie abbiamo opportunità eccezionali per lo sviluppo della consapevolezza. Risvegliare o aprire i rubinetti mentali, come dice Scandurra, è il passo successivo che tutti noi dovremmo intraprendere verso nuovi cieli e nuova terra. Le sofferenze individuali e collettive, le guerre e la ricerca confusa del significato che stiamo sperimentando, sono manifestazioni del nostro io-diviso che percepisce ma non riesce ancora ad afferrare la sua vera natura.
La vita è qui e non solo qui.





