Home Politica estera MERCOSUR, DALLA CONCORRENZA ALLA SOLITA SPECULAZIONE

MERCOSUR, DALLA CONCORRENZA ALLA SOLITA SPECULAZIONE

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di Francesco Pontelli

Il declino culturale di un continente è della istituzione che lo rappresenta emerge in modo cristallino dalla incapacità di comprendere dai fallimenti passati delle medesime strategie economiche e commerciali: e conseguentemente riproporli in ogni  differente  contesto economico e strategico. 

La fine dell’accordo Interfibre all’inizio del 2000 ha favorito l’invasione del mercato europeo di prodotti privi di ogni tracciabilità, provenienti da paesi a basso costo in manodopera, e realizzati all’interno di laboratori privi di un minimo  livello  di sicurezza igienico sanitarie come di  tutela dei lavoratori e con livelli salariali espressione di un ulteriore speculazione :  quindi assolutamente incompatibili con gli standard normativi europei.

Proprio per la mancanza di una minima piattaforma normativa condivisa alla base di questo mercato globale il costo di questa strategia lo hanno pagato i professionisti della filiera industriale e artigianale del tessile abbigliamento con la perdita di milioni di posti di lavoro in Europa. 

Tuttavia, in quegli anni si parlava di un accesso democratico al settore abbigliamento (proprio per i prezzi fuori mercato) non capendo come,  senza una base di normativa  condivisa, il principio della concorrenza si trasforma semplicemente in quello della speculazione.

Quest’ultimo, poi, crea le condizioni di un arricchimento per i pochi gestori dei flussi commerciali, mentre tende ad impoverire gli stessi lavoratori che già operano nei settori interessati.

In questo contesto contemporaneo, mentre l’amministrazione Biden ha  già  introdotto la politica dei dazi nei confronti della concorrenza cinese la quale verrà  confermata  ed amplificata dalla nuova amministrazione Trump, viceversa l’Unione Europea , dimostrando ancora una volta una volontà speculativa preferita a quella della crescita economica , intende ratificare l’accordo di libero scambio nel settore agricolo “Mercosur” ed  aprire  le porte del mercato europeo a prodotti del Sud America privi delle più elementari garanzie di tracciabilità .

Basti ricordare come nelle colture europee negli ultimi trent’anni l’utilizzo di Azoto risulti diminuito del -15% a fronte di un aumento nel Sudamerica del +45%, mentre l’utilizzo del fosforo in Europa segni -65% ed in Sudamerica invece un +32% ed infine dei pesticidi aumentati del +24% in Europa ma contemporaneamente in Sudamerica del +413 %.

 in questo modo, un settore già in difficoltà come quello agricolo europeo non si apre alla concorrenza di prodotti equivalenti ma solo espressioni di un complesso normativo assolutamente incompatibili con le stesse europee.

In relazione agli esiti delle aperture dei mercati europei ai competitor a basso costo di manodopera e senza nessuna base normativa condivisa , operata precedentemente per il Tessile abbigliamento e calzaturiero come ora nell’automotive ed nell’immediato futuro anche in agricoltura non sembrava lontano dal vero considerare come l’obbiettivo della Ue risulti finalizzato più  alla creazione di nuove opportunità  di speculazione che  questi accordi sicuramente favoriranno.

Quando, invece, una politica economica applicata ai diversi settori economici industriali e dell’agricoltura, proprio perché espressione di competenze adeguate, dovrebbe avere come unico obbiettivo  la crescita dell’intera economia europea in un contesto competitivo.

Continuare a confondere il sano principio della concorrenza con una opportunità di speculazione rappresenta per la classe politica europea nella sua articolata complessità e sostenuta dall’intero il mondo accademico, la principale ragione dello scenario problematico riservato al Vecchio Continente. 

Autore

  • Redazione

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