
Giorgia Meloni torna a dire che “non si può dire sì a una riforma che poi non si può rispettare” a proposito del Patto di Stabilità.
Nella sua intervista a Non Stop News su Rtl 102.5, il presidente del Consiglio non nasconde che “è un momento molto delicato” nella trattativa e ribadisce che “un’Europa seria deve tenere in considerazione, nella nuove regole della governance, le strategie che si è data”.
“Per la manovra – ha detto Meloni – , noi partivamo da una situazione complessa. Abbiamo 13 mld di euro in più da pagare e 20 mld di crediti del superbonus. Abbiamo fatto una manovra di 28 mld”.
Pertanto, ha aggiunto il presidente del Consiglio, tra Pnrr, transizione energetica e digitale “non si può non tenere conto degli investimenti che l’Europa chiede”.
Meloni conferma che “stiamo facendo del nostro meglio per costruire una sintesi efficace ma ragionevole”.
Poi la stoccata sul salario minimo: “L’opposizione mi fa sorridere” visto che “hanno avuto 10 anni e non l’hanno mai fatto”.
Il presidente del Consiglio si rivolge anche ai sindacati, cui chiede di “essere più coerenti, visto che accettano contratti da 5 euro”.
Riguardo alle riforme istituzionali Giorgia Meloni ha detto: “So che ci sarà un sacco di gente che si muoverà contro questo. Faranno di tutto per impedire di approvarla. Alla fine si arriverà al referendum, perché vedo molto difficile che si possa trovare un accordo in Parlamento”. In quel momento, osserva ancora il presidente del Consiglio, “chiederemo agli italiani che vogliono fare e saranno gli italiani a decidere se domani vogliono essere padroni di questo destino o se vogliono continuare a farlo fare a chi obiettivamente ha pensato di essere padrone delle istituzioni e non lo è”.
Meloni liquida le critiche al premierato come dimostrazione del fatto che “non si sa cosa dire perché – puntualizza – non abbiamo toccato il ruolo del Presidente della Repubblica, in questo caso Sergio Mattarella, che – ricorda – è figura che per gli italiani rappresenta un assoluto punto di riferimento”.
“Tutto quello che facciamo – precisa Meloni – è dire che chi guida il governo lo debbano scegliere gli italiani. Questo è il problema di chi contesta la riforma, perchè chi è stato abituato a fare il bello e il cattivo tempo facendo e disfacendo i governi nel Palazzo sulla pelle degli italiani, per realizzare programmi che nessuno aveva votato e mettere gente che nessuno aveva votato chiaramente ha un problema se si dice che questo gioco è finito”.





