di Vito Schepisi
Condivido il pensiero di Alessandro Sallusti.
C’è un popolo, quello israeliano, che non riesce a vivere in pace nella Terra restituitale (in parte) dalle Nazioni Unite con la risoluzione n. 181 del 29 novembre 1947.
La risoluzione stabiliva una ripartizione del Territorio tra arabi ed ebrei, perché si formassero due terre e due popoli.
Accettata dagli ebrei – che fondarono lo Stato di Israele, unica democrazia in Medio Oriente – la Risoluzione fu respinta dagli arabi, rimasti fermi sulla richiesta d’uno stato palestinese esteso dal Mediterraneo al Giordano.
Se i palestinesi iniziarono una guerra senza fine, spesso assieme ai paesi arabi d’area, subendo una sconfitta dietro l’altra, Israele, invece, ha saputo trasformare quella terra, da arida e deserta, in territorio fertile e vivibile, con una comunità capace e laboriosa.
Gli israeliani in tutti questi anni hanno subito ripetuti e spietati atti di terrorismo, come quello del 7 ottobre dello scorso anno in cui 1200, tra giovani, donne, anziani e bambini sono stati orribilmente massacrati e mutilati, con le donne orribilmente violentate, e con oltre 200 presi in ostaggio.
Fa specie il reiterarsi dell’orrore di coloro che, davvero nazisti nell’animo, hanno esultato e giustificato quell’orrore e che continuano a criminalizzare e minacciare la popolazione ebraica nel mondo.
E’ disgustoso rivivere ancora ai giorni nostri lo stesso clima d’orrore del nazismo.
E’ terribile che questo orrore trovi sponda e sostegno politico in coloro che si riempiono la bocca di diritti negati e che si proclamano antifascisti e contro il razzismo.




