La retta via è stare con gli USA e riaprire alla Russia
L’Unione Europea vuole trattare con Putin, ma non trova la quadra su chi la deve rappresentare.
Logica vuole che sia Antonio Costa, presidente del Consiglio, unica istituzione che, anche se in qualche modo, rappresenta gli Stati appartenenti all’UE, ma non tutti sono d’accordo.
Sono d’accordo solo nel chiedere più tasse e nel proseguire nella follia del Green Deal, al fine di distruggere totalmente l’apparato produttivo del Vecchio Continente per produrre certificati verdi da intermediare con la Cina sulla piazza di Londra.
Ieri Keir Starmer, finalmente, ha annunciato le sue dimissioni da leader del Partito laburista britannico e da primo ministro in un atteso discorso alla nazione davanti al numero 10 di Downing Street.
L’uscita di scena di Starmer, travolto dall’impopolarità e dal crollo di consensi anche all’interno del Labour, spiana la strada alla sua sostituzione con l’ex sindaco di Manchester, Andy Burnham.
Non lo rimpiangeremo, visto che ha ridotto il suo Paese ad uno Stato orwelliano paranazista e che con i suoi Volonterosi è stato il continuatore della politica inglese che vuole proseguire la guerra in Ucraina sulla pelle degli ucraini per avere l’egemonia in Europa.
Che quello dell’Europa sia il solito bluff lo ha capito bene la Russia, che lo dice apertamente, smontando il gioco di Bruxelles e rilanciando il rapporto con Washington.
Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha riassunto la situazione dei rapporti tra Russia e Occidente in una frase: “Gli europei fingono di voler trattare con la Russia, ma in realtà puntano solo a guadagnare tempo per prepararsi a una guerra “entro il 2030″, mentre Donald Trump è pronto a riprendere il dialogo per negoziare una pace in Ucraina, e Mosca è disposta a parlare con lui”.
Amen. Inutile che gli europei si agitino per individuare chi mandare a Mosca, perché dalle parti del Cremlino non se li fila nessuno.
“Il vero obiettivo dei leader europei non è negoziare con la Russia” ma “puntellare il regime di Volodymyr Zelensky e mantenerlo come piattaforma di lancio per continuare la sfida contro la Russia”, ha aggiunto il ministro degli Esteri russo. Tutt’altra cosa, secondo Lavrov, è l’atteggiamento della Casa Bianca.
“Il presidente Trump ha detto che è pronto a tornare ai suoi sforzi per risolvere la crisi ucraina, e noi siamo pronti per questo”, ha detto il capo della diplomazia russa.
“Apprezziamo – ha aggiunto – il fatto che l’amministrazione Trump non ha mai negato l’esigenza del dialogo dopo il suo ritorno alla Casa Bianca”.
Nella recente intervista telefonica esclusiva con Daniele Compatangelo (corrispondente La7 dalla Casa Bianca), trasmessa su L’Aria che Tira, Donald Trump, al netto degli insulti gratuiti a Giorgia Meloni, ha rivolto critiche generali all’Europa, concentrandosi soprattutto su energia e immigrazione. Trump ha definito, a ragione, un “disastro” le politiche energetiche europee.
In effetti un disastro lo sono perché da troppo tempo l’Unione Europea è nelle mani di leader inetti che si sono allineati agli interessi della finanza, sottoponendo il Vecchio Continente ad una cura destrutturante che lo sta uccidendo.
Uno dei maggiori puntelli del Green Deal, oggi, è la Spagna della socialista Teresa Ribeira, ma presto la Spagna potrebbe passare di mano, perché Pedro Sanchez pare essere arrivato al capolinea, dopo che a sua moglie, Begona Gomez, è stato ritirato il passaporto, con divieto di lasciare la Spagna e obbligo di firma due volte al mese in tribunale.
Con queste misure cautelari senza precedenti, il giudice istruttore di Madrid, Juan Carlos Peinado, ha rinviato a giudizio la “primera dama”, che finisce così ufficialmente a processo davanti a una giuria popolare per presunti reati di corruzione, traffico di influenze, appropriazione indebite e malversazione di fondi pubblici.
Una decisione che scuote la politica spagnola e alimenta un nuovo scontro frontale fra governo e magistratura, nel clima avvelenato da tensioni istituzionali e da un rosario di inchieste che lambiscono l’entourage socialista.
Stesse imputazioni e misure applicate anche all’assistente alla Moncloa di Gomez, Cristina Alvarez, mentre il terzo imputato, l’imprenditore Juan Carlos Barrabes, dovrà rispondere di traffico di influenze e corruzione nel settore privato, senza restrizioni personali.
Con l’ordinanza di 84 pagine, il magistrato chiude un’istruttoria avviata nell’aprile 2024 su una rete di relazioni costruita intorno alla cattedra di master co-diretta da Begona Gomez con Barrabes all’Università Complutense di Madrid.
Se guardiamo ad un altro campione europeo in caduta libera, passiamo in Germania.
La “crisi di Merz” in Germania si riferisce alle difficoltà politiche ed economiche che sta affrontando il Cancelliere Friedrich Merz (CDU), in carica dal 6 maggio 2025 alla guida di una coalizione CDU/CSU-SPD. Dopo circa un anno al potere, il suo governo è considerato tra i più impopolari della storia recente tedesca.
A un anno dall’insediamento, l’approvazione del governo è intorno al 15-19%, con l’86% dei tedeschi insoddisfatto secondo alcuni sondaggi. Merz è uno dei cancellieri più impopolari del dopoguerra.
Vogliamo parlare di Macron? Il tasso di gradimento (o “popularité”) di Emmanuel Macron in Francia è attualmente molto basso, intorno al 19-26%.
I presunti dominus del Vecchio Continente hanno tutti le pezze al culo e l’Unione Europea è impotente, perché inesistente politicamente, essendo solo un mostro burocratico. Quando, come sta cercando di fare, vuole infilarsi tra gli Usa e la Russia viene presa a schiaffi.
Nonostante gli inglesi e i loro seguaci, il Vecchio Continente, se non capisce che la Russia non è più il nemico, ma un interlocutore, e vede di entrare nella logica che la guerra in Ucraina deve finire, rischia di essere stritolato e di entrare in cancrena, ammorbato dal cadavere putrescente dell’Unione Europea.
Quanto ancora i Governi del Vecchio Continente sono disposti a sopportare il mostro di Bruxelles?
Il dramma è che nella vecchia Europa a costituire le leadership ci sono solo nani e ballerine.
Karl Popper, nel suo fondamentale studio “Miseria dello storicismo”, scrive: “Non si possono costituire istituzioni infallibili, cioè istituzioni il cui funzionamento non dipende in gran parte dalle persone che vi sono preposte, o che comunque vi partecipano; nella migliore delle ipotesi, si potrà ridurre l’incerto rappresentato dall’elemento umano prestando aiuto a coloro che lavorano per gli scopi per le quali furono progettate le istituzioni; è dalla loro iniziativa personale e dalle loro conoscenze che dipenderà in larga misura il successo. (Le istituzioni sono come le fortezze: raggiungono lo scopo solo se è buona la guarnigione: cioè l’elemento umano”). [1]
La guarnigione europea è fatta di burocrati, camerieri della finanza, presunti ottimati, consulenti, clienti, lobbisti. Di politici se ne vedono pochissimi e di questi sono ancor meno quelli che possono dirsi leader.
Trump non è gentile, anzi, parla con un eloquio di una volgarità insopportabile, ma se in Europa ci sono solo camerieri e leccapiedi, nani e ballerine, il gioco di insultarli gli riesce facile.
[1] Karl R. Popper, Miseria dello storicismo, Feltrinelli





