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L’ossimoro bellico

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ossimoro bellico

Attacco preventivo strumento inaccettabile

In ambito medicale la prevenzione rappresenta la migliore forma di medicina, in quanto tende ad intervenire per tempo anticipando le forme gravi di patologia.

In ambito politico e militare, viceversa, il medesimo concetto  prevenzione può anche indicare il fallimento di ogni iniziativa precedente, finalizzata a destabilizzare un determinato Paese, considerato nel caso dell’Iran, con ampia ragione, pericoloso nel contesto internazionale.

In nome della prevenzione si cerca di ottenere quei risultati che non sono stati ottenuti  attraverso la pressione politica, diplomatica ed economica, ma si utilizza una forma definitiva che nulla ha a che fare con qualsiasi forma di prevenzione: cioè la guerra.

Questa situazione nasce innanzitutto da un disastro politico attribuibile all’amministrazione Biden, la quale ruppe l’alleanza con l’Arabia Saudita in chiave anti-Iran siglata dalla precedente amministrazione Trump, riportando l’Iran, che nel frattempo era stato isolato all’interno dello scenario internazionale.

Contemporaneamente in questi anni Israele ha cercato di frenare il processo di arricchimento dell’uranio, che rappresenta un pericolo per intero occidente, in quanto la bomba nucleare sarebbe divenuta uno strumento di pressione politica di uno stato teocratico, i cui valori il rapporto alla tutela della vita del singolo cittadino sono assolutamente incompatibili con quelli occidentali.

L’Iran rappresentava e rappresenta tuttora un pericolo assolutamente sottovalutato in ambito internazionale dall’intelligentia europea, la quale ora si trova di fronte ad un ennesimo scenario bellico, senza avere avuto nessun ruolo e, soprattutto, non le verrà riconosciuto in futuro nella gestione della crisi.

Infatti l’Unione europea invece di assumere un ruolo importante di mediazione, che partisse da una conoscenza minima della crisi mediorientale che vede una netta  contrapposizione religiosa tra gli sciiti iraniani coinvolti in una lotta con i sunniti dell’Arabia Saudita, si ritrova un’altra volta spettatrice di uno scenario bellico dopo avere nei decenni precedenti persino sostenuto, offrendogli un asilo politico politico, la massima autorità religiosa iraniana.

La guerra preventiva, quindi, rappresenta un ossimoro, che trae la propria forza da un sostanziale declino culturale delle principali rappresentanze istituzionali europee e da una crescente pressione dell’industria bellica.

“La guerra piace a chi non la conosce” (in latino Dulce bellum inexpertis) disse Erasmo da Rotterdam, pubblicato per la prima volta nel 1515.

500 anni dopo la civiltà occidentale come quella medioorientale hanno dimostrato di non aver compiuto nessuna passo nella direzione indicata dal saggista e filosofo olandese.

In un mondo nel quale la complessità si manifesta a tutte le latitudini in ambito economico strategico anche militare e, per i più diversi motivi, la semplificazione della guerra preventiva rimane l’unico strumento inaccettabile.

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