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L’orco esiste e qualche anima innocente lo ha incontrato

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orco e anima innocente

Il mondo della legge si metta dalla parte della vittima

L’uomo di 43 anni che ha molestato nel proprio esercizio di rivendita di alimentari una bambina di 13 anni che era entrata nel negozio con 3 euro per comprare un dolcetto non deve e non può essere lasciato libero di circolare; si veda il codice di rito penale alla parte relativa alle misure cautelari e, in particolare, alle esigenze.
Non ci interessa l’etnia, lo stato civile, la cultura diversa non rilevano questi fattori ma il fatto che un uomo di 43 anni, che ha ammesso l’accaduto, debba essere messo in grado di non reiterare il reato e/o di darsi alla fuga.

Se non vi sono i requisiti per una detenzione in carcere, si applichino i domiciliari e si metta in una condizione tale da non poter ripetere il fatto.
Poi, però, veniamo a sapere che l’uomo è recidivo.

Allora, viene da pensare se il GIP di Torino questa cosa la sapesse o meno.

Per certo avrebbe dovuto saperla e se la conosceva e, comunque, ha disposto la scarcerazione su un “mi dispiace non lo faccio più”, non occorre un ispezione ministeriale, ma una rimozione dagli uffici che ricopre, con destinazione a un ufficio del settore civile che non coinvolga minori in altro Tribunale e un’azione disciplinare senza se e senza ma.

Non si tiri fuori il garantismo, perché qui le garanzie difensive si sono attivate fin troppe.

Abbiamo un reo confesso – c’erano le telecamere, non poteva fare altro –  che è recidivo e che è a piede libero e può reiterare il comportamento.

In questo Bel Paese bisogna che i giudici, i PM, i difensori, la polizia giudiziaria e tutti coloro che affrontano i temi relativi alle violenze sessuali, specie se su minori, siano realmente specializzati, non a mezzo timbri e distintivo e poi niente più.

Noi – come ci capita spesso – ci vogliamo mettere nei panni scomodi di quella bambina di 13 anni, sedere accanto a lei e sentire la sua voce e il suo pianto rotto dai singhiozzi, che nella sua spensieratezza preadolescenziale era entrata nel negozio per comprare un dolcetto e si è vista palpeggiare da un uomo che non vogliamo definire.

Ci vogliamo mettere nei suoi panni perché, d’ora in avanti, quella spensieratezza non ci sarà più, quello scendere in strada lieta e contenta non ci sarà più, quel sorriso non ci sarà più, ma ci saranno quelle mani che hanno oltraggiato non solo il suo corpo, ma la sua anima.

La violenza sessuale segna la vittima per tutta la vita e, a maggior ragione, se si tratta di una minore.

Il fatto è gravissimo e la pena prevista è alta, si veda l’art. 609 quater c.p., ma questo è l’ambito processuale e quello del diritto che farà il suo corso.

A noi interessa ora un fatto: quella bambina non avrà più la serenità che aveva prima di entrare in quel negozio.

Ora potrebbe vederselo davanti in strada e a fuggire sarebbe lei e non lui a nascondersi come un ratto; ha avuto la “patente” di libertà di pirandelliana memoria da un giudice “distratto”.

Non c’è proporzione tra un “mi dispiace” e quello che è successo alla bambina.

Una volta il mondo della legge si metta dalla parte della vittima, perché, a tutelare certi soggetti con certe decisioni, sono tutti buoni.

Senza contare che gli effetti sociali di certi provvedimenti errati e ingiusti non sono del tutto ipotizzabili e controllabili.

Autore

  • Massimo Rossi

    Massimo Rossi, laureato in Giurisprudenza, assistente volontario in Procedura Penale, Dottrina Generale del Processo e Teoria Generale del Processo anni 1990/2005 presso l'Università degli Studi di Siena. Dottorato di ricerca in Procedura Penale presso l'Università di Genova. Avvocato. Ha pubblicato diversi lavori giuridici in riviste specializzate e ha partecipato come autore in varie pubblicazioni giuridiche collettanee. Relatore in convegni di carattere nazionale e istituzionale anche nelle sedi parlamentari. Dal 1994 al 1997 ha svolto funzioni di Vice Procuratore Onorario presso la Procura di Siena. Già consulente della Presidenza della Prima Commissione Parlamentare sulla morte del dott. David Rossi ed estensore unitamente ad altri consulenti della relazione finale nel 2022. Attualmente è docente a contratto presso l'Università di Firenze in Procedura Penale con insegnamento presso la Scuola Nazionale dei Sottufficiali dell'Arma dei Carabinieri.

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