“Fascismo che avanza” o europeismo di Monti che crolla?
Dopo la sua lezioncina in stile moralistico-pedagogico contro il populismo nazionalista – che fa venire in mente la frase di Brecht sul popolo che va cambiato perché non è d’accordo con chi lo governa -, a stretto giro, Mario Monti, guadagna l’elogio della stampa addomesticata, di Calenda, di cespugli piueuropeisti e di varie altre salme che galleggiano nella semioscurità politica.
Intanto, in Germania già si profila il successo nelle urne di AfD.
E in Francia quello di Le Pen.
È il “fascismo che avanza” o l’europeismo che crolla sotto il peso delle scellerate agende green-woke-inclusive di questa Europa più socialista che popolare?
Al senatore a vita – nominato da Napolitano per quale merito sociale, scientifico, artistico o letterario? – bisogna ricordare che fascismo e nazismo erano intrinsecamente militaristi, violenti ed espansionisti, mentre oggi chi glorifica allargamento NATO, riarmo e “guerra giusta” sono Bruxelles e i sedicenti liberali, che hanno perso la i finale.
Il già presidente del Consiglio, imposto dalle Cancellerie straniere per far fuori Berlusconi, che oggi impartisce lezioni di antifascismo, in epoca pandemica (visto che nella sua intemerata antivannacciana ha riesumato il tema no vax) raccomandava di “trovare delle modalità meno democratiche nella somministrazione dell’informazione che va dosata dall’alto”.
Il senatore, confidando nel detto che i voti si pesano e non si contano, come certificato dal flop del suo Scelta Civica, promette che farà di tutto per far fallire il progetto del generale.
Riecheggiano le parole di Ursula van der Leyen: “Se le cose andranno in una diversa direzione abbiamo gli strumenti”.
L’europeismo di Monti incarna l’inquietante disegno dell’imposizione della morale collettiva, definendo ciò che è giusto o sbagliato per l’intera società.
No, grazie, senatore.
Abbiamo già dato.





