Tre giorni sul lago di Como per capire che cosa è cambiato nel mondo e quanto sia cambiata, rispetto alle precedenti edizioni, la domanda che la politica italiana deve affrontare
Cernobbio, quest’anno, non è stato semplicemente Cernobbio.
La 52ª edizione del Forum Ambrosetti ha confermato la su
a struttura tradizionale: grandi scenari globali, Europa e infine Italia. Ma dentro questa formula ormai consolidata è cambiato qualcosa di sostanziale.
Nel 2024, alla cinquantesima edizione, il Forum guardava al nuovo ordine mondiale, all’intelligenza artificiale, alla guerra in Ucraina e alla difesa europea. Nel 2025 il baricentro si era ulteriormente spostato sulla geopolitica e sul ruolo dell’Europa.
Nel 2026, però, il salto è evidente: la geopolitica non è più lo scenario dentro cui si muove l’economia. È diventata una delle variabili che determinano direttamente le scelte economiche, industriali e politiche.
È questa la vera differenza con le precedenti edizioni.
Il richiamo di Sergio Mattarella al ritorno della politica di potenza ha dato il tono alla discussione.
Oggi energia, difesa, tecnologia, commercio e sicurezza sono facce della stessa questione.
L’energia è sicurezza nazionale, l’intelligenza artificiale è sovranità tecnologica, la difesa è anche politica industriale. E l’Europa deve capire se vuole essere soltanto un grande mercato o una potenza capace di incidere nel mondo.
Per questo Cernobbio 2026 appare meno interessato a descrivere il nuovo equilibrio internazionale e più interessato a capire come starci dentro.
Il confronto tra Mario Monti e Roberto Vannacci ha reso evidente una frattura che attraversa ormai l’intero continente: da una parte chi vede nell’integrazione europea la risposta alla debolezza dei singoli Stati; dall’altra chi teme che Bruxelles finisca per comprimere la sovranità nazionale.
Ma la domanda è più profonda del semplice scontro tra europeisti e sovranisti.
Se l’Europa deve difendersi, produrre energia, sviluppare tecnologia e competere con Stati Uniti e Cina, una maggiore capacità comune appare inevitabile. Allo stesso tempo, se l’Unione non riesce a produrre decisioni rapide e risultati concreti, cresce la reazione degli Stati nazionali.
Il problema europeo, oggi, non è più soltanto “più o meno Europa”. È capire quale Europa possa davvero contare nel mondo.
Giorgia Meloni arriva a Cernobbio con un elemento di forza: dopo quasi quattro anni di governo, la sua posizione internazionale appare molto più consolidata rispetto all’inizio della legislatura.
Ma proprio per questo la fase dell’accreditamento è in parte finita.
Adesso arriva quella della responsabilità.
La stabilità politica dovrà tradursi in crescita, investimenti, infrastrutture, competitività e capacità di incidere nelle scelte europee.
Il mondo produttivo continua a guardare con interesse all’azione dell’esecutivo, ma la fiducia non può essere considerata un risultato acquisito.
La sfida per Meloni sarà anche quella di tenere insieme una destra sempre più forte in Europa e una componente più radicale e identitaria che trova spazio nel confronto continentale.
La protesta può essere identitaria. Il governo, invece, deve essere concreto.
A Cernobbio erano presenti anche i principali leader dell’opposizione.
Ma il problema del centrosinistra rimane quello di trasformare la critica al governo in una proposta alternativa riconoscibile.
Non basta contestare le scelte sulla difesa, sull’economia o sulla politica estera. Bisogna spiegare quale sarebbe la strada diversa.
Ed è proprio sui grandi temi come Europa, crescita, sicurezza, energia e industria, che questa sintesi appare ancora difficile.
Cernobbio non è più soltanto il luogo nel quale le élite economiche discutono del futuro.
È diventato uno dei luoghi nei quali si misura la capacità della politica italiana di interpretarlo.
Ed è qui che il confronto tra le diverse anime della politica diventa interessante.
Perché anche chi sostiene una maggiore integrazione europea sta cercando, in fondo, più sovranità: non quella del singolo Stato, ma quella dell’Europa nel suo insieme.
E anche chi difende la sovranità nazionale parte dalla stessa paura: quella di un’Europa troppo debole per proteggere i propri cittadini e troppo grande per essere controllata dagli Stati.
Cernobbio, in questo senso, non rappresenta tutta l’Italia, non dà risposte. Ma fotografa bene il passaggio di epoca.
Il valore del Forum è sempre stato questo.
Non decide. Non governa. Non vota.
Ma anticipa.
Non è cambiato soltanto il Forum. È cambiato il mondo al quale il Forum deve dare una risposta.
Il mondo che nel 2024 sembrava avviarsi verso una trasformazione oggi è già cambiato.
L’Europa che nel 2025 cercava una posizione oggi deve costruire una capacità di azione.
E l’Italia che per anni ha discusso della propria collocazione internazionale deve finalmente decidere quale ruolo vuole giocare.
Non basta più chiedersi se il Paese sia stabile.
Bisogna chiedersi se sia strategicamente preparato.
Non basta più chiedersi se l’Europa sia necessaria.
Bisogna capire quale Europa sia necessaria.
Non basta più chiedersi se la crescita sia possibile.
Bisogna creare le condizioni perché sia duratura e condivisa.
Questa è la vera differenza tra Cernobbio 2026 e le edizioni precedenti.
Non è cambiato soltanto il Forum.
È cambiato il mondo al quale il Forum deve dare una risposta.
E, adesso, inevitabilmente, la parola passa alla politica.





